San Josemaria Escrivá. Fondatore dell'Opus Dei - Opus Dei: Biografia, insegnamenti e libri di san Josemaria Escriva, fondatore dell'Opus Dei. Disponibli anche articoli e testimonianze. http://www.it.josemariaescriva.info/ <![CDATA[L'Ascensione]]> Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 16-20).

“Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra”. Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo (At 1, 8-9).

Una grande missione: la corredenzione
«Cristo è asceso al Cielo, ma ha concesso a tutte le realtà umane oneste la possibilità concreta di essere redente […]. Non mi stancherò, pertanto, di ripetere che il mondo può essere santificato e che a noi cristiani tocca, in modo particolare, questo compito: purificare il mondo dalle occasioni di peccato con cui gli uomini lo imbrattano, e offrirlo al Signore come ostia spirituale, presentata e dignificata dalla grazia di Dio e dal nostro impegno. A rigore, non si danno realtà nobili che siano tali in senso esclusivamente profano, dal momento che il Verbo si è degnato di assumere integralmente la natura umana e di consacrare la terra con la sua presenza e con il lavoro delle sue mani. La grande missione che riceviamo nel battesimo è la corredenzione. La carità di Cristo ci spinge a caricare su di noi parte del compito divino di riscattare le anime.

Non possiamo restare con le braccia conserte
[…] Ci attende un grande compito. Non è possibile un contegno passivo, perché il Signore ha dichiarato espressamente: Negoziate, finché io torni. Mentre attendiamo il ritorno del Signore che verrà a prendere pieno possesso del suo Regno, non possiamo restare con le braccia conserte. L’espansione del Regno di Dio non è soltanto compito ufficiale di quei membri della Chiesa che rappresentano Cristo, perché hanno ricevuto da lui i poteri sacri. Vos autem estis corpus Christi (1 Cor 12, 27), anche voi siete corpo di Cristo, ci ammonisce l’Apostolo, e avete ricevuto il mandato preciso di “negoziare” fino alla fine.

Rimane tanto da fare. Forse che in venti secoli non si è fatto nulla? In venti secoli si è lavorato molto. Non mi sembra né oggettiva né onesta la smania di taluni di denigrare il lavoro di quelli che ci hanno preceduto. In venti secoli è stato fatto molto lavoro, e spesso si è lavorato molto bene. Non sono mancati errori e cedimenti; ma anche ora vi sono situazioni di regresso, paure, incertezza, pur non mancando, al tempo stesso, coraggio e generosità. Ma la famiglia umana si rinnova continuamente; ad ogni generazione è necessario consolidare l’impegno di aiutare l’uomo a scoprire la grandezza della sua vocazione di figlio di Dio, è necessario comunicare il precetto dell’amore a Dio creatore e al prossimo».
È Gesù che passa, 120-121

Con diritto di cittadinanza
«Io non parlo mai di politica. Quando penso al compito dei cristiani sulla terra non lo vedo come lo scaturire di un movimento politico-religioso: considero questa pretesa una pazzia, anche quando la si rivesta del buon proposito di infondere lo spirito di Cristo in tutte le attività umane. Si tratta piuttosto di aiutare ciascuno, chiunque esso sia, a mettere il proprio cuore in Dio. Cerchiamo dunque di parlare a ogni singolo cristiano, affinché là dove si trova – nelle circostanze che non dipendono soltanto dalla sua posizione nella Chiesa o nella vita civile, ma anche dalle mutevoli situazioni storiche – sappia dare testimonianza, con l’esempio e la parola, della fede che professa.

Come uomo, il cristiano ha pieno diritto di cittadinanza nel mondo. Se poi accetta che Cristo viva e regni nel suo cuore, l’efficacia salvifica del Signore si manifesterà in tutte le sue opere: poco importa che esse siano rilevanti o modeste, perché agli occhi di Dio una vetta umana può essere bassezza, e quel che chiamiamo umile o modesto può essere un vertice cristiano di santità e di servizio».
È Gesù che passa, 183]]>
<![CDATA[Sonsoles, maggio 1935]]> Il Santuario di Sonsoles ad Avila è stato lo scenario di un evento nella vita di san Josemaría Escivá e nella storia dell’Opus Dei: “la romeria di maggio”. Come ha messo radici questa consuetudine cristiana nell’Opus Dei?

Apparso su Studia et Documenta questo articolo riguarda la narrazione scritta da Josemaría Escrivá de Balaguer e da Ricardo Fernández Vallespín nel mese di maggio del 1935, relativo al pellegrinaggio che fecero il 2 di quello stesso mese al Santuario della Vergine di Sonsoles, ad Avila.

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Racconto di un protagonista
“Il motivo del pellegrinaggio – scrive Ricardo Fernández Vallespín – fu la promessa che avevo fatto alla Vergine, molto tempo prima d’incorporarmi all’Opera, per una malattia che mi costringeva a letto proprio nel periodo in cui stavo preparando un progetto da presentare all’esame nella Scuola di Architettura (questo impedimento mi avrebbe comportato di terminare il corso un anno dopo). In quell’occasione promisi alla Madonna di andarla a trovare nel Santuario di Sonsoles, facendo a piedi il percorso, se fossi riuscito a conseguire l’idoneità, cosa umanamente impossibile in quelle condizioni. Invece, gli amici che stavano preparando l’esame insieme a me, terminarono il mio progetto e così riuscii ad essere promosso.

“Mi vergogno di aver tardato tanto a compiere questa promessa; ci pensavo spesso ma non decidendo mai la data, rimandavo sempre fino a quando non lo dissi al Padre e così stabilimmo, per il 2 maggio, di andarci tutti e due. Qualche giorno dopo decise di venire con noi anche José María G. Barredo.

“Uscimmo dal paese, dalla parte del convento di san Tommaso, e prendemmo una scorciatoia; il Santuario si intravedeva da lontano, perché quel giorno il tempo era bello e ad Avila l’aria era limpida e trasparente. Durante il tragitto feci notare al Padre che con questa romeria stavamo iniziando una consuetudine nell’Opera (…). Quando terminammo di recitare il rosario (avevamo percorso quasi 5 km e in salita), accelerai il passo e raggiunsi il Santuario molto prima del Padre e di Barredo. Entrato nella cappella, in ginocchio davanti alla Madonna, le chiesi di perdonarmi per aver tardato tanto tempo a mantenere la promessa che le avevo fatta (…)”.

Come nasce una consuetudine?
Il 7 maggio del 1935, cinque giorni dopo la romeria, Escrivá de Balaguer annota nei suoi Appunti intimi: “Lì, ad Avila, è nata una consuetudine mariana, che sarà per sempre nell’Opera. Non aggiungo altro, per ora, ma tornerò sull’argomento in un altro momento”.

Si può dire che il pellegrinaggio a Sonsoles appartiene non tanto all’ambito della sua vita spirituale, quanto alla storia dell’Opera; l’Opera di Dio, pertanto, anche se in fieri, sia per le direttive pastorali sia per il suo insieme di consuetudini (l’insieme di pratiche che aiutano i fedeli dell’Opus Dei a mantenere un dialogo costante con Dio e a vivere la carità): questo è il contesto in cui si inserisce la romeria a Sonsoles.

“Le consuetudini, agli inizi, entrarono nella vita di Via Ferraz in maniera tanto graduale e normale da passare inavvertite”, scriverà anni dopo José María González Barredo, che accompagnò Escrivá de Balaguer e Fernández Vallespín nella romeria a Sonsoles. “Le prime tertullie a cui partecipai dopo aver chiesta l’ammissione all’Opus Dei, erano uguali a quelle che avvengono ora, solo che non erano chiamate così e iniziavano e terminavano in modo spontaneo”.


Assumere una antica tradizione cristiana

Allo stesso modo, la romeria diventò consuetudine da quel 2 maggio del 1935 nei suoi tratti sostanziali: una visita alla Madonna fatta il mese di maggio, con spirito di preghiera e di penitenza – se possibile fare a piedi al meno una parte della strada – e con senso apostolico, composta da una parte del rosario all’andata, un’altra al ritorno e l’altra – la parte corrispondente al giorno della settimana in cui si fa la romeria, con le litanie – nel santuario visitato o, in ogni caso, davanti a un’immagine della Madonna.

Comunque, è chiaro che la romeria non era cosa nuova: il pellegrinaggio ai santuari mariani, e in particolar modo nel mese di maggio, era una tradizione cristiana di molti secoli.

Vale la pena notare infine che questo contesto di work in progress (per usare un termine del linguaggio tecnico) richiedeva da San Josemaría una sensibilità non solo soprannaturale, ma anche storica: trasmettere fedelmente le ispirazioni con cui Dio gli stava rivelando lo spirito e i modi apostolici dell’Opus Dei era per lui un compito della massima importanza.
"Il Padre prendeva appunti in ogni momento", continua nella sua testimonianza, Gonzalez Barredo. "Si ritirava nella sua stanza e scriveva ciò che era appena accaduto, scoprendovi la viva esperienza della realtà. Questa era una caratteristica fondamentale, perché accadevano cose importanti ed era necessario scriverle tutte."

La narrazione del pellegrinaggio a Sonsoles conferma che non si è trascurata questa responsabilità.
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<![CDATA[Maggio, il mese di Maria]]> Il mese di maggio, nella devozione popolare è dedicato all Vergine Maria. La pietà dei fedeli da secoli ha reso questo mese una occasione per moltiplicare iniziative di pietà mariana.]]> <![CDATA[Un omaggio a Maria]]> L’amore a Maria, alla tutta Bella, all’Immacolata, alla Mamma, alla Madre è un amore connaturale all’uomo. Amore verso la propria madre che ha radici biologiche e amore verso la Madre che ha radici spirituali. Il cuore e la vita dell’uomo hanno questo profondo significato materno.

Ma qui si vuole parlare dell’amore che san Josemaría Escrivá nutriva per la Madonna: un amore forte e tenace da buon aragonese e allo stesso tempo dolce, struggente e pieno di fiducia, come un figlio consapevole che solo da Lei possono arrivare aiuto e grazie.
Un amore che varca i confini dei limiti umani e porta in alto, come un’aquila, verso le altezze celesti!
Un amore che lo guiderà sui sentieri della vita a scelte dure, ardue e decisive, dove la sua intera esistenza è messa in gioco e tutto il suo essere è proteso a realizzare quell’opera che Dio gli fa vedere il 2 ottobre 1928: l’Opus Dei di cui lei, Maria è Regina.
Un amore che cerca appoggio in lei, Madre, nei momenti più difficili e bui. Ai suoi piedi mette il dolore per la morte dei suoi familiari e dei suoi figli, le calunnie, le persecuzioni, le malattie, ma soprattutto le preoccupazioni per l’Opus Dei.

In diverse parti del mondo ricorre a lei, nei Santuari mariani, per pregarla e pregarla con insistenza, ininterrottamente per ore intere, come un bambino che non smette di chiedere finché non riceve l’assicurazione di essere stato esaudito. Mai ha fatto a meno di ricorrere a lei, tutti i giorni e tantissime volte al giorno, e facendolo fare anche ai suoi figli.
Un amore robusto che vibra in ogni battito del suo cuore!

Come san Josemaría, in tutto il mondo centinaia e centinaia di artisti notissimi, meno noti o sconosciuti (scrittori, musicisti, poeti, pittori, scultori, ecc.) secondo i propri talenti, hanno fatto e fanno omaggio a Maria della loro arte, esprimendole il loro amore.

Pubblichiamo un documento con poesie, articoli e racconti con l’intenzione di aiutare i lettori ad immedesimarsi negli artisti per donare a Maria, nel mese a lei dedicato, il loro cuore.]]>
<![CDATA[Conoscete qualcuno perfetto?]]> Sono Ronan, di Belfast, dell'Irlanda del Nord. Vi ho studiato informatica e subito dopo ho iniziato a lavorare presso la Sezione Sviluppo Software.

La santità può sembrare una cosa impossibile. Essere santo ed essere perfetto. E persone perfette per quanto ne so io, non esistono sulla terra.Però ci si può avvicinare.

San Josemaría diceva sempre che le cose piccole, le piccole lotte quotidiane sono quelle che ci santificano. Così un po' alla volta
possiamo arrivare alla santità.

Sapete, non ci saranno azioni spettacolari nella nostra vita! Le grandi battaglie non avvengono spesso ma quelle piccole, sì.]]>
<![CDATA[Quattro domande per capire le prelature personali ]]> In questi giorni si è tornato a parlare di prelature personali, ho pensato allora di porre un paio di domande al Prof. Eduardo Baura, ordinario di diritto canonico alla Pontifica Università della Santa Croce per capire meglio questa figura giuridica della Chiesa cattolica.

Le prelature personali dipendono direttamente dal papa?
Le prelature personali sono rette da un Prelato che le governa a nome proprio, ma naturalmente sotto la giurisdizione suprema del Papa. Dipendono quindi dal Papa come le diocesi e le altre circoscrizioni ecclesiastiche attraverso la Congregazione dei Vescovi o, se fosse il caso, dalla Congregazione di Propaganda Fide.

Le prelature personali sono indipendenti dai vescovi?
Come tutte le circoscrizioni sono dipendenti dall’Ordinario che vi è a capo. Le prelature non si sostituiscono alla potestà dei vescovi diocesani ma danno un supporto aggiuntivo alle loro attività pastorali. I fedeli delle prelature personali peraltro continuano a far parte delle chiese locali o diocesi in cui hanno il domicilio e sono quindi sottoposti all’autorità dei vescovi locali come tutti gli altri fedeli. Prima che una prelatura possa svolgere la sua attività pastorale in una diocesi, occorre il consenso del vescovo diocesano. Del resto, la potestà del prelato si estende solo a ciò che concerne la peculiare missione della prelatura.

Cosa significa l'aggettivo "personale"?
Si dice “personale” per contrapposizione a “territoriale”. Territoriali ad esempio sono le diocesi, delimitate da un territorio, a cui i fedeli appartengono per residenza. Nelle prelature personali l’ambito di giurisdizione e di missione si circoscrive secondo un criterio personale, cioè secondo il tipo di persone a cui si rivolge. Accade ad esempio negli ordinariati militari (di cui fanno parte i membri dell'esercito indipendentemente da dove risiedono), negli altri ordinariati personali (come quelli per gli anglicani il cui popolo è formato dai fedeli provenienti dall’anglicanesimo che liberamente chiedono di aderire) e nella prelatura personale dell’Opus Dei (di cui fanno parte fedeli di tutto il mondo e di svariate condizioni col desiderio di vivere e diffondere la chiamata universale alla santità nelle occupazioni ordinarie).

A che servono le prelature personali?
Le prelature personali sono circoscrizioni ecclesiastiche previste dal Concilio Vaticano II e dal Codice di Diritto Canonico per svolgere, con grande flessibilità, attività pastorali particolari utili a fedeli appartenenti a diverse diocesi. E' una delle modalità con cui la Chiesa organizza se stessa per svolgere la sua missione e far fronte a delle necessità pastorali che difficilmente una diocesi può assumere. Una prelatura personale riesce a curare pastoralmente un popolo di fedeli che non è individuato da un criterio territoriale ma da un criterio personale (ad esempio: far parte di una categoria professionale di persone, appartenere ad una determinata nazione o lingua, scegliere di aderire per ricevere una specifica formazione, o per altri motivi).

Avevo già intervistato il Prof. Baura sugli ordinariati personali e le prelature personali. Per chi volesse approfondire il tema delle prelature personali consiglio anche questa intervista all'allora segretario della Congregazione per i Vescovi Mons. Monterisi oggi cardinale arciprete della Basilica di San Paolo fuori le mura.


Articolo tratto dal sito: http://brunomastroianni.blogspot.it]]>
<![CDATA[La Prelatura dell'Opus Dei]]> Cos’è una Prelatura personale?

Nel diritto della Chiesa Cattolica, la figura giuridica denominata prelatura personale è stata prevista dal Concilio Vaticano II.
Il decreto conciliare Presbyterorum ordinis, (7-XII-1965), n.10, stabiliva che per “l'attuazione di peculiari iniziative pastorali in favore di diversi gruppi sociali in certe regioni o nazioni o addirittura in tutto il mondo” si potessero costituire in futuro, fra altre istituzioni, “peculiari diocesi e prelature personali”.

Quali sono le caratteristiche delle prelature personali?

Il Concilio intendeva delineare una nuova figura giuridica, di grande flessibilità, per contribuire all’effettiva diffusione del messaggio e della vita cristiana: l’organizzazione della Chiesa risponde così alle esigenze della sua missione, che si inserisce nella storia degli uomini.

Le prelature personali, auspicate come detto dal Concilio Vaticano II, sono istituzioni rette da un Pastore (un prelato che può essere vescovo, nominato dal Papa, e che governa la prelatura con potestà di regime o giurisdizione); oltre al prelato vi è un presbiterio composto di sacerdoti secolari e vi sono i laici, sia uomini che donne.

Pertanto, le prelature personali sono istituzioni che fanno parte della struttura gerarchica della Chiesa, cioè una delle forme di auto-organizzazione che la Chiesa si dà per raggiungere le finalità che Cristo le ha affidato, con la caratteristica che i loro fedeli continuano a far parte anche delle chiese locali o diocesi dove hanno il domicilio.


Erezione dell’Opus Dei in Prelatura Personale

L'Opus Dei fu eretto da Giovanni Paolo II in prelatura personale di ambito internazionale, mediante la costituzione apostolica Ut sit, del 28 novembre 1982. Per le caratteristiche citate, le prelature personali si differenziano, per un verso, dai movimenti e dalle associazioni di fedeli e per un altro dagli istituti religiosi e di vita consacrata in generale.

Il Diritto canonico prevede che ogni prelatura personale sia retta dal diritto generale della Chiesa e da statuti propri.

La Prelatura dell’Opus Dei

Prima di essere eretto in Prelatura, l'Opus Dei era già una unità organica, composta da laici e sacerdoti che cooperavano ad un compito pastorale e apostolico di ambito internazionale. Questo specifico compito cristiano consiste nel diffondere l'ideale della santità in mezzo al mondo, nel lavoro professionale e nelle circostanze ordinarie di ciascuno.

Paolo VI ed i successivi Romani Pontefici indicarono di studiare la possibilità di dotare l'Opus Dei di una configurazione giuridica definitiva e adeguata alla sua natura che, alla luce dei documenti conciliari, doveva essere quella della prelatura personale.

Nel 1969, con la partecipazione sia della Santa Sede che dell’Opus Dei, fu avviato il processo per effettuare tale adeguamento. Tale processo si concluse nel 1981. Subito dopo la Santa Sede inviò una nota informativa agli oltre duemila vescovi delle diocesi nelle quali era presente l'Opus Dei, affinché inviassero le proprie osservazioni.

Compiuto questo passo, l'Opus Dei fu eretto da Giovanni Paolo II in prelatura personale di ambito internazionale, mediante la costituzione apostolica Ut sit, del 28 novembre 1982, che divenne esecutiva il 19 marzo 1983. Con questo documento il Romano Pontefice promulgò gli Statuti, che costituiscono la legge particolare pontificia della Prelatura dell'Opus Dei. Si tratta degli Statuti redatti in precedenza dal fondatore, con le modifiche imprescindibili per adattarli alla nuova legislazione.

Alla Prelatura dell’Opus Dei appartengono sacerdoti e laici, uomini e donne delle più diverse nazionalità e culture.


Rapporto dell’Opus Dei con le diocesi

La Prelatura dell'Opus Dei è una struttura giurisdizionale che appartiene all'organizzazione pastorale e gerarchica della Chiesa. Come le diocesi, le prelature territoriali, i vicariati, gli ordinariati militari, ecc., la prelatura gode di una propria autonomia e giurisdizione ordinaria per la realizzazione della sua missione al servizio di tutta la Chiesa. Per questo dipende direttamente dal Romano Pontefice, tramite la Congregazione per i Vescovi.


Il Prelato dell’ Opus Dei

Il Prelato dell’ Opus Dei, attualmente è il Vescovo Mons. Javier Echevarría.
La potestà del prelato si estende a tutto ciò che concerne la peculiare missione della prelatura:

a) i fedeli laici dell'Opus Dei permangono nella loro condizione di fedeli delle diocesi di residenza e pertanto continuano ad essere soggetti alla potestà del vescovo diocesano nello stesso modo e nelle stesse materie degli altri battezzati. Sono soggetti alla potestà del prelato per tutto ciò che riguarda il compimento degli impegni peculiari, ascetici, formativi e apostolici, da loro assunti con la dichiarazione formale di incorporazione alla prelatura. Questi impegni, per la loro materia, non interferiscono con la potestà del vescovo diocesano.

b) I diaconi ed i presbiteri incardinati nella prelatura fanno parte del clero secolare e sono pienamente soggetti alla potestà del prelato. Allo stesso tempo devono mantenere una stretta fraternità nei rapporti con i membri del presbiterio diocesano, osservare accuratamente la disciplina generale del clero. Godono di voto attivo e passivo per la costituzione del consiglio presbiterale della diocesi.
Inoltre, i vescovi diocesani, previo permesso del prelato o, quando sia il caso, del suo vicario, possono affidare ai sacerdoti del presbiterio della prelatura incarichi o uffici ecclesiastici.


Quali compiti svolgono i fedeli dell’ Opus Dei?

Il lavoro che i fedeli dell’Opus Dei svolgono non si limita ad un campo specifico, come per esempio l'educazione, l'assistenza degli ammalati o l'aiuto ai disabili, poiché ciascuno cerca di avvicinare a Dio le persone con cui vive, realizzando una profonda semina di pace e di allegria nell’ ambiente in cui si trovano. La prelatura si propone di ricordare che tutti i cristiani devono cooperare a trovare soluzioni cristiane ai problemi della società e devono dare continua testimonianza della propria fede nell’ambiente in cui vivono.


Coordinamento tra la prelatura dell’ Opus Dei e le diocesi

Gli Statuti dell'Opus Dei (titolo IV, capitolo V) stabiliscono i criteri per garantire l'armonico coordinamento fra la prelatura e le diocesi nel cui ambito territoriale essa svolge la sua missione specifica. Ecco alcune caratteristiche di tale coordinamento:

a) Non si inizia il lavoro dell'Opus Dei né si procede all'erezione canonica di un centro della prelatura senza il previo consenso del vescovo diocesano.

b) Per erigere chiese della prelatura, oppure quando le vengono affidate chiese già esistenti nella diocesi - eventualmente anche parrocchie -, si stipula una convenzione fra il vescovo diocesano ed il prelato o il relativo vicario regionale; in queste chiese si osservano le disposizioni generali della diocesi circa le chiese affidate al clero secolare.

c) Le autorità regionali della prelatura informano regolarmente e intrattengono rapporti abituali con i vescovi delle diocesi in cui la prelatura svolge il suo lavoro pastorale e apostolico, come pure con i vescovi che rivestono cariche direttive nelle Conferenze Episcopali e con i rispettivi organismi.]]>
<![CDATA[Una busta smarrita ]]> Ero andata a ritirare l’esito di alcuni accertamenti di una mia zia molto avanti negli anni. Fare queste analisi le era costato molta fatica in quanto non era possibile farli a domicilio. Dal risultato dipendeva una serie di trattamenti successivi e avere in tempo la risposta era molto importante. Uscii dall'ospedale con la busta in mano perché, date le sue dimensioni, non riuscii a metterla nella borsa.
Nel tornare a piedi, girovagai un po’ senza far caso a dove andavo, ma dopo una decina di minuti mi accorsi di non avere più in mano la busta. Pensai subito alla difficoltà della ricerca perché non mi ero accorta quando mi fosse caduta dalle mani e, ancora peggio, non mi ricordavo il percorso fatto. Con tanta fede chiesi a San Josemaría di aiutarmi e, contro ogni speranza, fui certa di essere ascoltata. Ripercorsi la strada a ritroso, cercando per terra la busta e senza potermi spiegare perché scegliessi un percorso piuttosto di un altro ... Alla fine, la trovai! calpestata, sì, ma non rovinata. Ringrazio san Josemaría perché mi è vicino in ogni momento.
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<![CDATA[Harambee festeggia 10 anni di vita con nuovi progetti per l’Africa]]> L’Associazione Harambee festeggia il suo decimo anniversario con sette nuovi progetti educativi per l’Africa. Harambee è nata in occasione della canonizzazione di san Josemaría Escrivá, il fondatore dell’Opus Dei.
Linda Corbi, coordinatrice di Harambee Internacional ricorda l’origine di questa iniziativa: “Sono venuti fedeli da tutte le parti del mondo e ognuno ha contribuito con 5 euro che sono stati raccolti in un fondo, poi distribuito in vari progetti per l’Africa. Pensavamo che con questa ridistribuzione il compito di Harambee si fosse esaurito, ma la passione di tanta gente per l’Africa, la loro generosità e la volontà di continuare ci hanno fatto giungere ai 10 anni di vita!”.


Un nuovo slancio negli aiuti all’Africa
L’attività di Harambee si sintetizza fino a oggi in 40 progetti educativi e di comunicazione in 18 Paesi. Essi coinvolgono direttamente gli africani con il loro motto: “Fare scuola e non soltanto scuole”.

“L’aiuto per l’Africa è soprattutto un aiuto alla necessità di conoscersi, di capire quali sono le necessità di ognuno per collaborare meglio e aiutarli di più – assicura Linda Corbi –. Non si tratta affatto di “travasare” l’Occidente in Africa, quanto di conoscersi reciprocamente, per costruire un mondo migliore. In questo senso, sappiamo di essere molto ambiziosi”.

Migliorare la formazione dei docenti, le lezioni di sostegno scolastico e la formazione professionale sono alcune delle sfide previste quest’anno in Paesi come il Kenya, il Benin o São Tomé. Inoltre ogni due anni viene organizzato l’Harambee International Award che premia i migliori documentari, reportage e fotografie sull’Africa e che quest’anno festeggerà a Lisbona la sua quinta edizione. “L’idea è quella di aprire una finestra verso l’Africa, una finestra positiva. Troppe volte in occidente arrivano dall’Africa soltanto notizie negative; è arrivato ormai il momento di dare la possibilità di trasmettere una serie di valori positivi”.

Il percorso di Harambee si basa sulla conoscenza reciproca tra l’Occidente e l’Africa. Da ciò deriva il suo nome “Harambee”, una parola della lingua swahili che significa “tutti insieme”.
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<![CDATA[16.5.1970]]> Inizia una novena nel santuario della Madonna di Guadalupe, in Messico, per chiedere la pace nel mondo, per la chiesa e per il Romano Pontefice: [...]]]> <![CDATA[17 maggio 1992: beatificazione di Josemaría Escrivá]]> Offriamo un breve videoclip con imagini della beatificazione di Josemaría Escrivá e alcune parole di Giovanni Paolo II.]]> <![CDATA[AUDIO]]> Omelia "L'ascensione del Signore"]]> <![CDATA[Persone perfette? Non le ho mai incontrate]]> Per essere santo bisogna essere perfetto, ma come riuscirsi? Ronan, un giovane irlandese di Belfast spiega che ha capito questa verità, trasformandola in uno stile di vita. Ronan è di Belfast (Irlanda) e lavora in una Società d'informatica. ]]> <![CDATA[Benedetto XVI ad Arezzo: cristiani fermento nella società ]]> "Siate fermento nella società, siate cristiani presenti, intraprendenti e coerenti". Con questo forte invito Benedetto XVI si è rivolto ai 30mila fedeli di Arezzo presenti alla messa domenicale celebrata questa mattina nel parco del "Prato", prima tappa del suo primo viaggio in Italia nel 2012 e primo in Toscana.]]> <![CDATA[Che cos'è il Rosario per un cristiano?]]> “Il Rosario, figlio mio, è una preghiera molto gradita da Maria Santissima, dalla Nostra Signora”. Sono parole di san Josemaría Escrivá rivolte a un giovane che gli chiedeva il significato del Rosario.]]>