San Josemaria Escrivá. Fondatore dell'Opus Dei - Opus Dei: Biografia, insegnamenti e libri di san Josemaria Escriva, fondatore dell'Opus Dei. Disponibli anche articoli e testimonianze. http://www.it.josemariaescriva.info/ <![CDATA[Dolori e gioie di San Giuseppe]]> La Chiesa, seguendo un’antica tradizione, prepara la festa di San Giuseppe, il 19 marzo, dedicando al Santo Patriarca le sette domeniche precedenti alla festa in ricordo delle sette principali gioie e dei sette dolori della vita di San Giuseppe. In particolare, fu il Papa Gregorio XVI che promosse la devozione delle sette domeniche di San Giuseppe concedendo molte indulgenze; ma fu Sua Santità Pio IX che diede attualità perenne alla devozione, con il suo desiderio che si ricorresse a San Giuseppe per alleviare l’allora penosa situazione della Chiesa universale.

Una grande personalità
Io lo immagino giovane, forte, forse con qualche anno più della Madonna, ma nella pienezza dell'età e delle forze fisiche. Sappiamo invece che non era ricco: era un lavoratore come milioni di uomini in tutto il mondo; esercitava il mestiere faticoso e umile che Dio, prendendo la nostra carne e volendo vivere per trent'anni come uno qualunque tra di noi, aveva scelto per sé.

La Sacra Scrittura dice che Giuseppe era artigiano. Alcuni Padri aggiungono che fu falegname. Dai racconti evangelici risalta la grande personalità umana di Giuseppe: in nessuna circostanza si dimostra un debole o un pavido dinanzi alla vita; al contrario, sa affrontare i problemi, supera le situazioni difficili, accetta con responsabilità e iniziativa i compiti che gli vengono affidati.
E’ Gesù che passa, 40



Scarica l’opuscolo sui dolori e le gioie di San Giuseppe, con illustrazioni del Santuario di Torreciudad , Spagna.
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<![CDATA[La pagina web di san Josemaría si fonde con www.opusdei.org]]> Il 9 gennaio 2018 nasce una nuova versione del sito web ufficiale di san Josemaría. I contenuti dell'attuale pagina web resteranno attivi, ma in una sezione speciale del sito web dell'Opus Dei (www.opusdei.org). L'indirizzo attuale www.josemariaescriva.info continuerà a funzionare.

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<![CDATA[Perché il Figlio di Dio si è fatto uomo?]]> 1. Perché il Figlio di Dio si è fatto uomo?

Nel "Credo" si dice: "Credo in Gesù Cristo, unico Figlio di Dio, il quale fu concepito di Spirito Santo e "nacque da Maria Vergine."

Con il peccato dei nostri progenitori avevamo perso l'amicizia con Dio e si era chiusa la via del Cielo. Ma "Dio ci ha amato e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati" (1Gv 4,10).
Gesù Cristo si è fatto carne – si è fatto uomo- per salvarci riconciliandoci con Dio. "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna " (Gv 3,16). " In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui" (1Gv 4,9).
Catechismo della Chiesa Cattolica, 456-459

Contemplare il mistero
Dobbiamo contemplare Gesù Bambino, nostro Amore, nella culla. Dobbiamo contemplarlo consapevoli di essere di fronte a un mistero. È necessario accettare il mistero con un atto di fede; solo allora sarà possibile approfondirne il contenuto, guidati sempre dalla fede. Abbiamo bisogno, pertanto, delle disposizioni di umiltà proprie dell'anima cristiana. Non vogliate ridurre la grandezza di Dio ai nostri poveri concetti, alle nostre umane spiegazioni; cercate piuttosto di capire che, nella sua oscurità, questo mistero è luce che guida la vita degli uomini.
ÈGesù che passa, 13

L'amore divino fa sì che la seconda persona della Santissima Trinità, il Verbo Figlio di Dio Padre, prenda la nostra carne, e cioè la nostra condizione umana, eccetto il peccato. E il Verbo, Parola di Dio, è Verbum spirans amorem, la parola dalla quale procede l'Amore. L'amore ci si rivela nell'Incarnazione, nel cammino redentore di Gesù Cristo sulla nostra terra, fino al sacrificio supremo della Croce.
ÈGesù che passa, 162


Perché Gesù è detto Cristo?
Il catechismo raccoglie i dati della Sacra Scrittura sul nome di Gesù. L'angelo disse alla vergine Maria quale doveva essere il nome del Bambino che sarebbe nato per opera dello Spirito Santo: si chiamerà "Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Mt 1, 21); "non vi è sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati" (At 4,12).

Cristo viene dalla traduzione greca del termine ebraico "Messia" che significa "unto". Non diventa il nome proprio di Gesù se non perché egli compie perfettamente la missione divina da esso significata. Gesù è il Cristo. Egli era "colui che doveva venire" (Lc 7, 19), l'oggetto "della speranza di Israele" (At 28,20). Per essere cristiani si deve credere che Gesù Cristo è il Figlio di Dio (cfr. 1Gv 2,23).
Catechismo della Chiesa Cattolica, 436, 453-454

Contemplare il mistero
Devi perdere la paura di chiamare il Signore col suo nome —Gesù— e di dirgli che lo ami.
Cammino, 303

Che gioia mi ha dato l'epistola di oggi! Lo Spirito Santo, per bocca di San Paolo, ci insegna il segreto dell'immortalità e della Gloria. Tutti noi uomini aneliamo a perdurare. Vorremmo rendere eterni gli istanti della vita che riteniamo felici. Vorremmo glorificare la nostra memoria...
Vorremmo l'immortalità per i nostri ideali. Per questo, nei momenti di apparente felicità, quando c'è qualcosa che consola la nostra desolazione, tutti, naturalmente, diciamo e ci auguriamo: per sempre, per sempre...
Quante ne sa il demonio! Come conosceva bene il cuore umano! Diventerete come Dio, disse ai nostri progenitori. Fu un inganno crudele. San Paolo, nell'epistola ai Filippesi che abbiamo letto, insegna un segreto divino per ottenere l'immortalità e la Gloria: Gesù spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo... Umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte, e morte di Croce. Per questo, Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome: perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei Cieli, sulla terra e sotto terra...
Forgia, 1021


3. Che cosa si intende per mistero dell'Incarnazione?

Riprendendo l'espressione di san Giovanni ("Il Verbo si fece carne": Gv 1,14), la Chiesa chiama "incarnazione" il fatto che il Figlio di Dio abbia assunto una natura umana per realizzare in essa la nostra salvezza. La Chiesa così confessa che Gesù è inscindibilmente vero Dio e vero uomo. Egli è veramente il Figlio di Dio che si è fatto uomo, nostro fratello, senza con ciò cessare d'essere Dio, nostro Signore: "Rimase quel che era e quel che non era assunse", canta la liturgia.
"Il Figlio di Dio [...] ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con mente d'uomo, ha agito con volontà d'uomo, ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato".
Catechismo della Chiesa Cattolica, 461-469

Contemplare il mistero
Quando la Vergine rispose di sì, liberamente, ai disegni che il Creatore le rivelava, il Verbo divino assunse la natura umana: l'anima razionale e il corpo, formato nel seno purissimo di Maria. La natura divina e la natura umana si univano in un'unica Persona: Gesù Cristo, vero Dio e, da allora, vero Uomo; Unigenito eterno del Padre e, da quel momento, come Uomo, vero figlio di Maria: per questo la Madonna e Madre del Verbo incarnato, della Seconda Persona della Trinità Beatissima che ha unito a se per sempre — senza confusione — la natura umana.
Amici di Dio, 274

Il Figlio di Dio si è fatto carne ed è perfectus Deus, perfectus homo. In questo mistero c'è qualcosa che dovrebbe emozionare profondamente i cristiani. Ero commosso e lo sono ora. Vorrei ritornare a Loreto: mi porto là con il desiderio, per rivivere gli anni dell'infanzia di Gesù ripetendo e meditando quelle parole: Hic Verbum caro factum est.
Iesus Christus, Deus homo: ecco i magnalia Dei, le opere meravigliose di Dio, dinanzi alle quali dobbiamo meditare e di cui dobbiamo rendere grazie al Signore, a colui che è venuto a portare la pace in terra agli uomini di buona volontà, a tutti coloro che vogliono unire la loro volontà alla Volontà santa di Dio: non soltanto ai ricchi, né soltanto ai poveri, ma a tutti gli uomini, a tutti i fratelli. Perché tutti siamo fratelli in Gesù, tutti figli di Dio e fratelli di Cristo; e sua Madre è nostra Madre.
ÈGesù che passa, 13


4. Che senso ha venerare o pregare davanti alle immagini di Gesù o al Presepe?

Poiché il Verbo si è fatto carne assumendo una vera umanità, l'aspetto umano di Cristo può essere "rappresentato" (Gal 3,1). Nel settimo Concilio Ecumenico la Chiesa ha riconosciuto legittimo che venga raffigurato mediante immagini sacre.
La Chiesa ha sempre riconosciuto che nel corpo di Gesù il "Verbo invisibile apparve visibilmente nella nostra carne". In realtà, le caratteristiche individuali del corpo di Cristo esprimono la Persona divina del Figlio di Dio. Questi ha fatto a tal punto suoi i lineamenti del suo corpo umano che, dipinti in una santa immagine, possono essere venerati, perché il credente che venera "l'immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto".
Catechismo della Chiesa Cattolica, 475-477

Contemplare il mistero
Quando giunge il tempo natalizio mi piace contemplare le immagini di Gesù Bambino. Quelle figure che rappresentano il Signore nel suo annientamento mi ricordano che Dio ci chiama, che l'Onnipotente ha voluto presentarsi a noi indifeso e come bisognoso degli uomini. Dalla culla di Betlemme Gesù dice a me e a te che ha bisogno di noi; ci sollecita a una vita cristiana senza compromessi, a una vita di donazione, di lavoro, di gioia. Ineffabile grandezza di un bambino che è Dio! Suo Padre è il Dio che ha fatto i cieli e la terra, eppure Egli è lì, in una mangiatoia, quia non erat eis locus in diversorio, perché non c'era altro posto sulla terra per il Signore di tutto il creato.
ÈGesù che passa, 18

Quando parlo davanti al presepio, cerco sempre di immaginarmi Gesù Nostro Signore proprio così, avvolto in fasce e adagiato sulla paglia di una mangiatoia; ma al tempo stesso cerco di vederlo, mentre è ancora bambino e non parla, come Dottore e Maestro. Ho bisogno di considerarlo in questo modo, perché devo imparare da Lui. Per imparare da Lui è necessario conoscere la sua vita; è necessario leggere il santo Vangelo e meditare le scene del Nuovo Testamento per addentrarci nel senso divino dell'esistenza terrena di Gesù.
È Gesù che passa, 14]]>
<![CDATA[La fondazione dell’Opus Dei]]> Martedì 2 ottobre 1928, festa degli Angeli Custodi, era il secondo giorno degli esercizi spirituali organizzati dai sacerdoti diocesani nella Casa Centrale dei Lazzaristi, situata in una zona che all’epoca costituiva la periferia di Madrid.

I sei sacerdoti che partecipavano a quegli esercizi avevano già celebrato la Messa, osservando il digiuno, pregato la parte del breviario del giorno e letto alcuni passi del Nuovo Testamento. Verso le dieci del mattino, il giovane sacerdote Josemaría Escrivá, ventiseienne, si ritirò in camera sua.

Una volta lì, solo, si mise a rivedere e riordinare alcune note personali che aveva portato con sè. In esse, Josemaría Escrivá aveva riportato le grazie straordinarie e le ispirazioni divine che Dio gli aveva concesso come risposta a dieci anni di orazione, durante i quali aveva fatto sue le parole che il cieco del Vangelo rivolse a Gesù: “Signore, fà che io veda!”.

Escrivá aveva la certezza che Dio voleva da lui qualcosa di concreto, ma le mozioni interiori che aveva avuto fino a quel giorno erano talmente incomplete e parziali, che intuiva a mala pena ciò che il Signore desiderava veramente. Con il passare degli anni, capitava spesso che si annotasse queste grazie ricevute prima del 2 ottobre del 1928 come “presentimenti” di ciò che Dio gli chiedeva.

Nel preciso istante in cui le campane della vicina parrocchia di Nostra Signora degli Angeli suonavano per celebrare la festa del giorno, tutte quelle realtà che erano fino ad allora come pezzi staccati di un mosaico ancora non assemblato, acquisirono improvvisamente il loro senso compiuto. Escrivá vide come Dio voleva che ci fosse una parte della Chiesa composta da persone di ogni condizione, che si dedicasse a far proprio – e lo trasmettesse a sua volta ad amici, parenti e colleghi – l’affascinante messaggio evangelico che Dio chiama tutto il mondo alla santità, qualsiasi sia l’età, la condizione sociale, la professione e lo stato di ciascuno.

In un’annotazione raccolta da Escrivá nel 1930, in un linguaggio quasi telegrafico, si riassume il contenuto della visione che ebbe il 2 ottobre 1928: “Semplici cristiani. Massa in fermento. Il nostro ambito è l’ordinario, con naturalezza. Il mezzo: il lavoro professionale. Tutti santi!”. Lo scrittore francese Francois Gondrand ci ha lasciato una versione più poetica della stessa idea: “Migliaia, milioni di anime che elevano la loro orazione a Dio su tutta la superficie della terra; generazioni e generazioni di cristiani, immersi in ogni tipo di occupazione terrena, che offrono al Signore i loro impegni professionali e le mille preoccupazioni della vita quotidiana; ore e ore di lavoro intenso, costante, che sale al cielo come un incenso di piacevole aroma dai quattro punti cardinali... Una moltitudine formata da ricchi e poveri, giovani e anziani, di tutti i paesi e di tutte le razze. Milioni e milioni di anime, di tutti i tempi e di ogni parte del mondo... un battito invisibile che percorre e irriga la superficie della terra”.

Non sappiamo se la visione che ebbe Escrivá si avvicina più all’austera nota scritta nel 1930 o alla lirica versione riportata da Gondrand molti anni dopo, ma ogni volta che parlava o scriveva i fatti avvenuti quel 2 ottobre 1928, le sue parole erano invariabilmente brevi e schematiche. Spesso, l’episodio veniva descritto con la laconica espressione: “Vidi l’Opus Dei”.

In un documento del 2 ottobre 1931, il più antico che si conserva con un riferimento alla data fondazionale, Escrivá commenta: “Ricevetti l’illuminazione su tutta l’Opera”. Questa illuminazione comprendeva una “idea generale chiara” della missione affidatagli, pur senza includere tutti i dettagli. In un’altra occasione, Escrivá disse: “Dio nostro Signore mi ha trattato come un bambino; non mi ha presentato tutto il peso in una volta sola, perchè me lo ha fatto vedere un pò alla volta. A un bambino piccolo non si danno quattro incarichi in una volta sola. Gliene si dà uno, e poi un altro, e poi un altro ancora quando ha finito quello precedente. Avete visto come gioca un bimbo con suo padre? Il piccolo ha alcuni tasselli di legno in mano, di forme e colori diversi... e suo padre gli dice: questo lo metti qui, quest’altro qui, quello rosso più in là... E alla fine...un castello!”


Uncommon Faith: the early years of Opus Dei (1928-1943), John F. Coverdale, Princeton N.J.: Scepter, Capitolo 2]]>
<![CDATA[L’Opus Dei]]> Che cosa significa Opus Dei?

Opus Dei significa “Opera di Dio”. Il nome completo è Prelatura della Santa Croce e Opus Dei. Si può chiamare, più brevemente, Prelatura dell’Opus Dei o, semplicemente, Opus Dei.

Cos’è l’Opus Dei?

L'Opus Dei è una prelatura personale della Chiesa cattolica che ha lo scopo di contribuire alla missione evangelizzatrice della Chiesa, promuovendo fra i fedeli cristiani di ogni condizione, uno stile di vita pienamente coerente con la fede nelle circostanze quotidiane dell'esistenza umana, specialmente attraverso la santificazione del lavoro.

Il Signore –spiega san Josemaría – suscitò l’Opus Dei nel 1928 per aiutare a ricordare ai cristiani che, come racconta il libro della Genesi, Dio creò l ‘uomo per lavorare. Siamo venuti a richiamare nuovamente l’attenzione sull’esempio di Gesù che, per trent’anni, rimase a Nazareth lavorando, esercitando un mestiere.

Nelle mani di Gesù il lavoro, e un lavoro professionale simile a quello che svolgono milioni di uomini nel mondo, si trasforma in compito divino, in lavoro di redenzione, in cammino di salvezza.


Cosa significa santificare il lavoro?

«Lo spirito dell’Opus Dei raccoglie una realtà bellissima che qualunque lavoro umanamente decoroso ed onesto può convertirsi in un lavoro divino. Santificare il lavoro vuol dire lavorare secondo lo spirito di Cristo: svolgere perfettamente i propri doveri per dare gloria a Dio e per servire gli altri, dando in tal modo il proprio contributo alla santificazione del mondo e rendendo presente lo spirito del Vangelo in ogni attività e realtà temporale.»


Come nacque l’Opus Dei?

Il 30 settembre del 1928, Josemaría Escrivá cominciò degli esercizi spirituali nella Residenza dei missionari di San Vincenzo di Paola, a Madrid (Spagna), che sarebbero durati fino al 6 di ottobre. Il secondo giorno di questo ritiro spirituale, martedì 2 ottobre, dopo aver celebrato la Messa e raccolto nella sua stanza, mentre rileggeva e meditava gli appunti che aveva raccolto negli ultimi dieci anni, “vide” l’Opus Dei: «Ricevetti l’illuminazione su tutta l’Opera, mentre leggevo quelle carte. Commosso, mi inginocchiai – ero solo nella mia stanza, tra una meditazione e l’altra – resi grazie al Signore, e ricordo con emozione il suono delle campane della parrocchia di Nostra Signora degli Angeli».


Che attività svolge la Prelatura dell’Opus Dei?

La prelatura dà formazione spirituale e cura pastorale ai propri fedeli e a tutte le persone che lo desiderano affinché – ciascuno nel proprio ambito nella Chiesa e nel mondo – conoscano e amino Dio, rendano testimonianza alla fede e cooperino a risolvere cristianamente i problemi della società.]]>
<![CDATA[I fedeli dell’Opus Dei]]> Chi fa parte dell’Opus Dei?

L’Opus Dei è formata da un Prelato, da un presbiterio o clero proprio e da laici, donne e uomini. Chi richiede l'incorporazione all'Opus Dei, lo fa per una chiamata divina, cioè una risposta specifica alla vocazione cristiana, ricevuta con il battesimo, che porta a cercare la santità in mezzo al mondo e a partecipare alla missione della Chiesa secondo lo spirito che il Signore ispirò a san Josemaría.

La chiamata divina all’Opus Dei è la stessa per tutti i suoi membri: donne e uomini, sposati e non, sacerdoti e laici, malati e sani, e delle più svariate condizioni sociali e professionali.

La maggior parte dei fedeli dell’Opus Dei (70%) è costituita da membri soprannumerari: uomini e donne, in genere sposati, per i quali la santificazione dei doveri familiari è il cardine della loro vita cristiana.

La rimanente parte – numerari e aggregati – vive il celibato come dono di Dio per motivi apostolici. Tale circostanza permette loro di essere pienamente disponibili per dedicarsi alle iniziative apostoliche e alla formazione degli altri fedeli dell’Opus Dei, senza modificare per nulla la loro condizione laicale, professionale, e il loro posto nella Chiesa e nella società.

Alcune delle numerarie, chiamate ausiliari, si dedicano – in modo prioritario (non esclusivo) e ordinario (non necessariamente sempre) – con il loro lavoro professionale alla cura domestica dei Centri dell’Opus Dei, affinché le attività apostoliche della Prelatura possano svilupparsi nell’ambiente proprio di una famiglia cristiana.

Ciascuno secondo le personali circostanze

Nell'Opus Dei non esistono categorie di membri, bensì un’unica e identica vocazione per cui tutti i fedeli della prelatura sono e si sentono in ugual modo membri di una stessa porzione del popolo di Dio, a seconda delle circostanze personali: sposati o non sposati, sani o malati, e così via: modi diversi per vivere la stessa vocazione cristiana.

“Grande ideale, veramente, il vostro – diceva il Papa Giovanni Paolo II nel 1979 –, che fin dagli inizi ha anticipato quella teologia del Laicato, che caratterizzò poi la Chiesa del Concilio e del post-concilio. Tale, infatti, è il messaggio e la spiritualità dell'Opus Dei: vivere uniti a Dio, nel mondo, in qualunque situazione, cercando di migliorare se stessi con l'aiuto della grazia, e facendo conoscere Gesù Cristo con la testimonianza della vita.”

Incorporarsi alla Prelatura dell’Opus Dei non presuppone alcun cambiamento della condizione personale. Restano invariati i diritti e i doveri che ciascuno ha in quanto membro della società civile e della Chiesa. "I laici incorporati nella prelatura non mutano la propria condizione personale, teologica e canonica, di normali fedeli laici, e come tali si comportano in tutto il loro agire".

I sacerdoti dell’Opus Dei

I sacerdoti della Prelatura provengono dai fedeli laici dell'Opus Dei: sono numerari e aggregati i quali, liberamente disponibili a essere sacerdoti dopo diversi anni di incorporazione alla Prelatura e dopo aver compiuto gli studi previ al sacerdozio, sono invitati dal Prelato a ricevere gli ordini sacri. Il loro lavoro pastorale è rivolto principalmente al servizio dei fedeli della Prelatura e delle attività apostoliche da loro promosse.

Quali impegni si prendono nell’Opus Dei?

L'incorporazione all'Opus Dei comporta, per la Prelatura, l'impegno di fornire un'assidua formazione nella fede cattolica e nello spirito dell'Opus Dei, come pure la necessaria cura pastorale ad opera dei suoi sacerdoti. Da parte loro, i fedeli della Prelatura si impegnano a santificarsi ed a fare apostolato secondo lo spirito dell'Opus Dei.

Ciò significa soprattutto il dovere di alimentare la vita spirituale attraverso i sacramenti, la preghiera, l’esame di coscienza, la lettura spirituale, e l’amicizia con la Vergine Santissima e gli Angeli custodi. Per identificarsi con Cristo, non rifiutano la penitenza che li porta ad offrire sacrifici e mortificazioni, specialmente quelli che aiutano a compiere fedelmente i propri doveri e che rendono la vita più gradevole agli altri, come la rinuncia a piccole soddisfazioni, il digiuno e l’elemosina.

I fedeli dell’Opus Dei ricevono attraverso i mezzi e le attività che la Prelatura offre, una formazione permanente nella dottrina della Chiesa e nello spirito dell’Opus Dei, per portare avanti il compito di evangelizzazione che la Chiesa si aspetta dall’Opus Dei.

Cosa offre l’Opus Dei?

La Prelatura fornisce ai suoi fedeli una formazione cristiana continua, attraverso alcuni mezzi concreti, compatibili con il normale compimento dei doveri familiari, professionali e sociali di ognuno. I mezzi di formazione della Prelatura aiutano i suoi fedeli a conquistare un’intensa e solida vita di pietà, quali figli di Dio, portandoli a cercare l'identificazione con Cristo, una profonda conoscenza della fede e della morale cattolica e, in linea con la propria vocazione, una crescente familiarità con lo spirito dell'Opus Dei.

In virtù del carattere esclusivamente spirituale della sua missione, la Prelatura non interviene mai nelle questioni temporali che i suoi fedeli devono affrontare: ognuno agisce in piena libertà e responsabilità personali. L'Opus Dei non fa proprie le decisioni dei suoi membri. Gli Statuti affermano che, per quanto riguarda l'attività professionale e i principi sociali, politici ecc., ogni fedele della Prelatura, nei limiti della dottrina cattolica sulla fede e sui costumi, gode della stessa piena libertà degli altri cittadini cattolici. In queste materie le autorità della Prelatura devono astenersi nel modo più assoluto anche solo dal darne consigli.

Alcuni dati

Secondo l’Annuario Pontificio del 2011, fanno parte della Prelatura dell’Opus Dei circa 90.000 persone, di cui circa 2.000 sacerdoti. Del totale dei fedeli, circa la metà è composta da donne e l’altra metà da uomini.]]>
<![CDATA[Santa Maria della Pace, un luogo di preghiera]]> Le sacre spoglie di San Josemaría Escrivá riposano a Roma, nella Chiesa di Santa Maria della Pace, dove molte persone si recano per chiedere il suo aiuto o ringraziarlo per la sua intercessione.

Foglietto informativo con mappa, in formato pdf

Avviso: Giovedì 27 luglio la Chiesa resterà chiusa per pulizie straordinarie. La Messa delle 8.30 sarà celebrata nella Cripta. Venerdì 28 luglio resterà invece chiusa la Cripta dalle 9.30 ale 14.

Il corpo di san Josemaria riposa in un’urna collocata sotto l’altare della Chiesa di Santa Maria della Pace. Milioni di persone in tutto il mondo ricorrono a San Josemaria per chiedere a Dio Nostro Signore grazie di qualsiasi tipo. E sono molti coloro che visitano la Chiesa Prelatizia per pregare o per ringraziare per le grazie ricevute attraverso la sua intercessione.

Il 31 dicembre del 1959, San Josemaría celebrò la prima Messa in Santa Maria della Pace, che in seguito all’erezione dell’Opus Dei come Prelatura personale diventò la Chiesa Prelatizia. La devozione di Mons. Escrivá alla Madonna è il motivo del titolo della chiesa e dell’immagine che la presiede, opera di Manuel Caballero.

L'altare è situato sotto un piccolo baldacchino, secondo la consuetudine di molte chiese romane. Nel vestibolo di entrata si trova una statua della Madonna, Madre del Bell'Amore. Nell'atrio c'è il fonte battesimale in cui San Josemaría fu battezzato il 13 gennaio 1902, donato dal Vescovo e dal Capitolo della Cattedrale di Barbastro, città natale del santo.

Nella cripta sono sepolti i primi due Vescovi successori di San Josemaría alla guida dell’Opus Dei: il Beato Álvaro del Portillo (1914-1994), e Mons. Javier Echevarría (1932-2016).

Nella stessa cappella è stata recentemente sepolta la prima numeraria ausiliare dell'Opus Dei, Dora del Hoyo.

Anche la sorella del Fondatore, Carmen Escrivá, è sepolta nella cripta, nella quale si trovano anche la Cappella del Santissimo e vari confessionali. San Josemaria predicó con instancabile zelo la necessità di ricorrere ai Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia, doni di Dio ai suoi figli gli uomini, fonte di pace e di allegria perenni.


“La Madonna - così l'invoca la Chiesa - è la Regina della pace. Per questo quando la tua anima, l'ambiente familiare o professionale, la convivenza nella società o tra i popoli sono agitati, non cessare di acclamarla con questo titolo: “Regina pacis, ora pro nobis!” - Regina della pace, prega per noi! Hai provato, almeno, quando perdi la serenità?... - Ti sorprenderai della sua immediata efficacia”. (San Josemaria Escrivá de Balaguer)


Orari di Santa Maria della Pace

Santa Maria della Pace, Chiesa Prelatizia dell'Opus Dei - Viale Bruno Buozzi, 75 - 00197 Roma
Telefono 06-808961

Apertura:
Tutti i giorni dalle 8.30 alle 20.25
(dalle 14.00 alle 17.00, entrata da Via di Villa Sacchetti, 36)


Sante Messe:
Tutti i giorni alle ore 8.30, 12.00 e 19:30*.

*La Santa Messa dalle 19.30 non si celebrerà durante i mesi di luglio ed agosto.


Confessioni:
In italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese.

Se un gruppo vuole avvisare in anticipo del suo arrivo o un sacerdote desidera celebrare la santa Messa, può chiamare il numero 06-808961.


Per accedere a Santa Maria della Pace, come nelle altre chiese romane, si deve vestire dignitosamente: la consuetudine locale richiede ginocchia e spalle coperte.


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<![CDATA[L'unità dei Cristiani]]> Durante la settimana dal 18 al 25 gennaio, festa di S. Paolo, la Chiesa propone ai cristiani un’orazione più intensa per l'unità

8 giorni = 8 preghiere per l'unità
Fammi tutti i giorni una preghiera per questa intenzione: che tutti noi cattolici siamo fedeli, che ci decidiamo a lottare per essere santi.
— È logico!, che altro possiamo desiderare per coloro che amiamo, per coloro che sono legati a noi con il forte legame della fede?
Forgia, 925

<1>
Un cuore solo e un'anima sola

Chiedi a Dio che nella Santa Chiesa, nostra Madre, i cuori di tutti siano, come nella primitiva cristianità, un solo cuore, perché fino alla fine dei secoli si compiano davvero le parole della Scrittura: “Multitudinis autem credentium erat cor unum et anima una” — la moltitudine dei fedeli aveva un cuore solo e un'anima sola.
— Ti parlo molto sul serio: che per causa tua non venga lesa questa santa unità. Portalo alla tua orazione!
Forgia, 632

<2>
Perché tutti ha amato per primo
Io venero con tutte le mie forze la Roma di Pietro e di Paolo, bagnata dal sangue dei martiri, centro di espansione per tanti che hanno propagato nel mondo intero la parola salvifica di Cristo. Essere romano non racchiude nessun significato di particolarismo, bensì di ecumenismo autentico; presuppone il desiderio di allargare il cuore, di aprirlo a tutti con l'ansia redentrice di Cristo, che tutti cerca e tutti accoglie, perché tutti ha amato per primo.
Amare la Chiesa, 28

<3>
L’unità del padre del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
Vorrei ricordarvi, per cominciare, queste parole di san Cipriano: «La Chiesa universale ci appare come un popolo che fonda la sua unità nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» [SAN CIPRIANO, De oratione dominica, 23; PL 4, 553].
La Chiesa Nostra Madre, 1

L'effusione dello Spirito Santo, facendoci divenire simili a Cristo, ci porta a riconoscerci come figli di Dio. Il Paraclito, che è carità, ci insegna a impregnare di questa virtù tutta la nostra vita; e consummati in unum, fatti una cosa sola con Cristo, possiamo diventare tra gli uomini quel che Sant'Agostino afferma dell'Eucaristia: Segno di unità, vincolo dell'Amore.
E’ Gesù che passa, 87

Parole di Gesù: “E io vi dico: chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto”.
Prega. In quale affare umano ti possono dare maggiori garanzie di successo?
Cammino, 96


<4>
Comunione dei Santi

Ti sarà più facile compiere il tuo dovere se pensi all'aiuto che ti prestano i tuoi fratelli e all'aiuto che tu smetti di dar loro se non sei fedele.
Cammino, 549

Per tanti momenti della storia, che il diavolo si premura di ripetere, mi è sembrata una considerazione molto azzeccata quella che hai scritto sulla lealtà: «Porto tutto il giorno nel cuore, nella testa e sulle labbra una giaculatoria: Roma!».
Solco, 344


<5>
Unità e varietà
Ti stupivi perché approvavo la mancanza di “uniformità” nell'apostolato in cui lavori. E ti ho detto:
Unità e varietà. — Dovete essere diversi come diversi sono i santi nel cielo, ognuno dei quali ha le sue proprie note personali e specialissime. E, anche, dovete assomigliare gli uni agli altri come i santi, che non sarebbero santi se ognuno di loro non si fosse identificato con Cristo.
Cammino, 947


<6>
Fedeltà
La Chiesa è Apostolica per costituzione: «Colei che è veramente e si chiama Cattolica, deve assieme brillare per la prerogativa dell'unità, della santità e della successione apostolica. Così, la Chiesa è Una, con l'unità chiara e perfetta di tutta la terra e di tutte le nazioni, con l'unità della quale è principio, radice e origine indefettibile la suprema autorità e l'eccellente primato del beato Pietro, principe degli Apostoli, e dei suoi successori sulla cattedra romana. E non esiste un'altra Chiesa Cattolica, diversa da quella che, edificata sull'unico Pietro, si innalza per l'unità della fede e per la carità in un solo corpo coerente e compatto» [PIO IX, Lettera del S. Ufficio ai vescovi inglesi, DS 2888 (1686)].


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L'unione al Papa, che è unione a Pietro
Contribuiamo a rendere più evidente agli occhi di tutti questa apostolicità, manifestando con squisita fedeltà l'unione al Papa, che è unione a Pietro. L'amore al Romano Pontefice deve essere in noi vibrante e appassionato, perché in lui vediamo Cristo. Se parliamo col Signore nella preghiera, acquisteremo uno sguardo limpido, che ci farà distinguere, anche negli avvenimenti che a volte non capiamo e che ci causano lacrime e dolore, l'azione dello Spirito Santo.
La Chiesa Nostra Madre, 30


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Senza di me non potete far nulla
Con che meravigliosi accenti il Signore ha esposto questa dottrina! Moltiplica le parole e le immagini affinché possiamo comprenderlo, perché resti ben impressa nella nostra anima questa passione per l'unità: «Io sono la vera vite, e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché frutti di più ... Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può recare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» [Gv 15, 1-5].
La Chiesa Nostra Madre, 20]]>
<![CDATA[L'Epifania del Signore]]> Offriamo l'audio in mp3 dell'omelia di San Josemaría "L'Epifania del Signore", pronunciata il 6 gennaio 1956, raccolta in È Gesù che passa.

Non molto tempo fa, ho avuto occasione di ammirare un rilievo in marmo che rappresentava l'adorazione dei Magi al Dio Bambino. Gli facevano corona altri rilievi raffiguranti quattro angeli, ognuno con un simbolo: un diadema, il mondo coronato dalla croce, una spada, uno scettro. In questo modo plastico, utilizzando segni ben noti, si è voluto illustrare l'avvenimento che oggi commemoriamo: alcuni sapienti — la tradizione dice che erano dei re — si prostrano davanti a un Bambino, dopo aver domandato a Gerusalemme: Dov'è il re dei giudei che è nato?

Anch'io, spinto da questa domanda, contemplo ora Gesù adagiato in una mangiatoia, cioè in un posto adatto solo agli animali. Dove sono, Signore, la tua regalità, il diadema, la spada, lo scettro? Gli appartengono, ma non ne fa uso; regna avvolto in fasce. È un re che appare a noi inerme, indifeso; un piccolo bambino. Come non ricordare le parole dell'Apostolo: Spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo?

Il Signore nostro si è incarnato per manifestarci la volontà del Padre, e ci ammaestra fin dalla culla. Gesù ci cerca — con vocazione che è vocazione alla santità — affinché assieme a Lui portiamo a compimento la Redenzione. Ascoltiamo il suo primo insegnamento: dobbiamo corredimere cercando non il trionfo sul nostro prossimo, ma su noi stessi. A imitazione di Cristo, dobbiamo annullarci e metterci al servizio degli altri, per condurli a Dio.


Dov'è il re? Dove cercarlo se non là dove vuole regnare, cioè nel cuore, nel tuo cuore? Per questo si fa bambino: chi non ama infatti una piccola creatura? Dov'è allora il re, il Cristo che lo Spirito Santo cerca di formare nella nostra anima? Non può essere di certo nella superbia che ci separa da Dio, non nella mancanza di carità che ci isola. Lì Cristo non c'è; lì l'uomo resta solo.

San Josemaría Escrivá de Balaguer, È Gesù che passa, "L'Epifanía del Signore": Leggi il testo completo


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<![CDATA[Appartamenti]]> <![CDATA[Cercavo un lavoro fisso]]> <![CDATA[Aiuto nello studio]]> <![CDATA[19.2.1975]]> In Guatemala, con don Álvaro del Portillo che celebra l’onomastico. Qualcuno gli fa gli auguri e san Josemaría si unisce all'applauso. ]]> <![CDATA[AUDIO]]> L'Epifania del Signore]]> <![CDATA[Come nacque l’Opus Dei]]> San Josemaría ricorda le date fondazionali dell’Opus Dei: il 2 ottobre 1928, il 14 febbraio 1930 e il 14 febbraio 1943.]]> <![CDATA[Il Twitter di san Josemaria]]> Tweet di @SJosemariait !function(d,s,id){var js,fjs=d.getElementsByTagName(s)[0],p=/^http:/.test(d.location)?'http':'https';if(!d.getElementById(id)){js=d.createElement(s);js.id=id;js.src=p+"://platform.twitter.com/widgets.js";fjs.parentNode.insertBefore(js,fjs);}}(document,"script","twitter-wjs");]]> <![CDATA[Il messaggio di San Josemaría ]]> Video sull'Opus Dei e il suo fondatore. Inizia con la voce di San Giovanni Paolo II il giorno della Beatificazione di Josemaría Escrivá de Balaguer, il 17 maggio 1992, e presenta sequenze inedite della Messa celebrata da san Josemaría nel Campus dell'Università di Navarra nel 1967.]]>