San Josemaria Escrivá. Fondatore dell'Opus Dei - Opus Dei: Biografia, insegnamenti e libri di san Josemaria Escriva, fondatore dell'Opus Dei. Disponibli anche articoli e testimonianze. http://www.it.josemariaescriva.info/ <![CDATA[L'Immacolata Concezione di Maria]]> Nel 1854 il Papa Pio IX dichiarò solennemente l'Immacolata Concezione di Maria, che si celebra l'8 dicembre.

Questo significa che fu preservata immune da ogni macchia del peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento -per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente- in vista dei meriti di Cristo Gesù Salvatore del genere umano.

L'angelo Gabriele, entrando da lei, disse: "Rallegrat, piena di grazia, il Signore è con te.

Cerca Dio nel fondo del tuo cuore pulito, puro; nel fondo della tua anima quando gli sei fedele, e non perdere mai questa intimità! — E se qualche volta non sai come parlargli, o che cosa dire, o non osi cercare Gesù dentro di te, rivolgiti a Maria, “tota pulchra” — tutta pura, meravigliosa —, per confidarle: Maria, Madre nostra, il Signore ha voluto che fossi tu, con le tue mani, a prenderti cura di Dio: insegnami — insegna a tutti noi — a trattare tuo Figlio!
Forgia, 84

Mi commosse la supplica ardente che uscì dalle tue labbra: “Dio mio, desidero soltanto essere gradito ai tuoi occhi; di tutto il resto non m'importa. — Madre Immacolata, fa' che mi muova esclusivamente l'Amore”.
Forgia, 1028

Come piace agli uomini sentirsi ricordare la loro parentela con personaggi della letteratura, della politica, delle armi, della Chiesa...! —Canta davanti alla Vergine Immacolata e ricordale: ave Maria, Figlia di Dio Padre: ave Maria, Madre di Dio Figlio: ave Maria, Sposa di Dio Spirito Santo... Più di te, soltanto Dio!
Cammino, 496

Quando ti vedi con il cuore arido, senza sapere che cosa dire, ricorri con fiducia alla Vergine. Dille: Madre mia Immacolata, intercedi per me. Se la invochi con fede, Lei ti farà gustare — in mezzo a questa aridità — la vicinanza di Dio.
Solco, 695

Permettimi un consiglio, da mettere in pratica ogni giorno. Quando il cuore ti fa sentire le sue basse inclinazioni, prega con calma la Vergine Immacolata: guardami con compassione, non abbandonarmi, Madre mia! — E consiglialo ad altri.
Solco, 849

Certamente anche voi, vedendo che in questi giorni tanti fedeli esprimono in mille maniere il loro amore alla Vergine Maria, vi sentirete più inseriti nella Chiesa, più fratelli dei vostri fratelli. Accade come in una riunione di famiglia, quando i figli più grandi, che la vita ha separato, si ritrovano accanto alla madre in occasione di qualche festa. E se anche hanno avuto delle divergenze o si sono trattati male tra di loro, quel giorno no: quel giorno si sentono uniti e si ritrovano vincolati in un comune affetto.
È Gesù che passa, 139

Vergine Immacolata, Madre!, non abbandonarmi: guarda come si riempie di lacrime il mio povero cuore. — Non voglio offendere il mio Dio!— So bene, e penso che non lo dimenticherò mai, che non valgo nulla: quanto mi pesa la mia pochezza, la mia solitudine! Però... non sono solo: tu, Dolce Signora, e mio Padre Dio non mi lasciate. Davanti alla ribellione della mia carne e ai ragionamenti diabolici contro la mia Fede, amo Gesù e credo: Amo e Credo.
Forgia, 215

Giovanni, il discepolo che Gesù amava, accoglie Maria presso di sé, nella sua casa, nella sua vita. Gli autori spirituali hanno visto in queste parole del santo Vangelo un invito, rivolto a tutti i cristiani, ad accogliere Maria nella loro vita.
È Gesù che passa, 140 ]]>
<![CDATA[La vocazione cristiana]]> Comincia l'anno liturgico e l'introito della Messa ci propone una riflessione intimamente connessa con l'inizio della nostra vita cristiana, una riflessione sulla vocazione che abbiamo ricevuto.

Immagino che anche voi, come me, nel ripensare alle circostanze che hanno accompagnato la vostra decisione di impegnarvi a vivere pienamente la fede, sentiate profonda riconoscenza verso il Signore e siate sinceramente convinti — senza falsa umiltà — che non vi è stato alcun merito da parte vostra. Di solito impariamo a invocare Dio nell'infanzia, dalle labbra dei genitori cristiani; successivamente, insegnanti, amici, conoscenti, ci hanno aiutato in mille modi a non perdere di vista Gesù.

Oggi, inizio del tempo di Avvento, è cosa buona considerare le insidie di questi nemici dell'anima: il disordine della sensualità e della leggerezza superficiale; l'insipienza della ragione che si oppone al Signore; la presunzione altèra che rende sterile l'amore a Dio e alle creature. Tali situazioni dello spirito sono ostacoli evidenti, e il loro potere perturbatore è grande. Per questo la liturgia ci porta nell'introito ad implorare la misericordia divina: A te, Signore, elevo l'anima mia. Dio mio, in te, confido: non sia confuso! Non trionfino su di me i miei nemici (Sal 24, 1-2). Nell'antifona dell'offertorio ripeteremo: Confido in te, che io non sia confuso!

Ora che il tempo della salvezza è vicino, è consolante ascoltare dalle parole di san Paolo che quando si manifestarono la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini, Egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per la sua misericordia.

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<![CDATA[Avvento]]> È arrivato l'Avvento. Che tempo opportuno per ringiovanire il desiderio, la nostalgia, l'anelito sincero per la venuta di Cristo!, per la sua venuta quotidiana nella tua anima con l'Eucaristia! — “Ecce veniet!” — ecco sta per arrivare!, ci incoraggia la Chiesa.
Forgia, 548

Conto alla rovescia
Aprite gli occhi — abbiamo letto nel Vangelo — e levate il capo, perché la vostra redenzione è vicina (Lc 21, 28). Il tempo di Avvento è tempo di speranza. Tutto il panorama della vocazione cristiana, quell'unità di vita che ha come nerbo la presenza di Dio, nostro padre, può e deve divenire una realtà quotidiana.
Non voglio dire di più in questa prima domenica di Avvento in cui cominciamo a contare i giorni che ci avvicinano alla nascita del Salvatore. Abbiamo visto che cos'è la vocazione cristiana; abbiamo visto che il Signore ha fatto affidamento su di noi per portare anime alla santità, per avvicinarle a Sé, unirle alla Chiesa ed estendere il regno di Dio in tutti i cuori. Il Signore ci vuole disposti a donarci, fedeli, sensibili, innamorati. Ci vuole santi, totalmente suoi.
E’ Gesù che passa, 11


Per ascoltare Dio
Se meditiamo la Sacra Scrittura, vedremo come l'umiltà è il requisito indispensabile per disporsi ad ascoltare Dio. La saggezza è presso gli umili, dice il libro dei Proverbi. Umiltà significa vederci come siamo, senza palliativi, secondo verità. Costatando la nostra pochezza, ci apriremo alla grandezza di Dio: è questa la nostra grandezza.

Lo comprendeva bene la Madonna, la Santa Madre di Gesù, la creatura più eccelsa tra quante sono esistite ed esisteranno sulla terra. Maria glorifica il potere di Dio che ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili. E aggiunge che in Lei si è realizzata ancora una volta questa divina volontà: Perché ha guardato l'umiltà della sua serva, d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Maria si mostra santamente trasformata, nel suo cuore purissimo, di fronte all'umiltà di Dio: Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio Di Dio. L'umiltà della Vergine è conseguenza dell'insondabile abisso di grazia che si opera con l'incarnazione della Seconda Persona della Trinità Beatissima nel seno di sua Madre sempre Immacolata.
Amici di Dio, 96

I nemici dell'anima
Oggi, inizio del tempo di Avvento, è cosa buona considerare le insidie di questi nemici dell'anima: il disordine della sensualità e della leggerezza superficiale; l'insipienza della ragione che si oppone al Signore; la presunzione altèra che rende sterile l'amore a Dio e alle creature. Tali situazioni dello spirito sono ostacoli evidenti, e il loro potere perturbatore è grande. Per questo la liturgia ci porta nell'introito ad implorare la misericordia divina:A te, Signore, elevo l'anima mia. Dio mio, in te confido: non sia confuso! Non trionfino su di me i miei nemici (Sal 24, 1-3). Nell'antifona dell'offertorio ripeteremo: Confido in te, che io non sia confuso!

Ora che il tempo della salvezza è vicino, è consolante ascoltare dalle parole di san Paolo che quando si manifestarono la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini, Egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per la sua misericordia (Tit 3, 5).
E’ Gesù che passa, 7

Gesù Cristo, Dio e Uomo: ecco i “magnalia Dei”, le opere meravigliose di Dio, dinanzi alle quali dobbiamo meditare e di cui dobbiamo rendere grazie al Signore, a colui che è venuto a portare la pace in terra agli uomini di buona volontà (Lc 2, 14), a tutti coloro che vogliono unire la loro volontà alla Volontà santa di Dio: non soltanto ai ricchi, né soltanto ai poveri, ma a tutti gli uomini, a tutti i fratelli. Perché tutti siamo fratelli in Gesù, tutti figli di Dio e fratelli di Cristo; e sua Madre è nostra Madre.
E’ Gesù che passa, 13 ]]>
<![CDATA[La corona dell’Avvento]]> Origine
La corona dell’avvento affonda le sue radici nei costumi precristiani dei popoli del nord, tra il IV e il VI secolo. Durante il freddo e l’oscurità di dicembre, raccoglievano rami verdi per farne falò come segnale di attesa nel ritorno della primavera.

Nel secolo XVI cattolici e protestanti tedeschi cominciarono ad utilizzare questo simbolo durante l’Avvento: quelle tradizioni primitive contenevano un seme di verità che poteva ricordare la Verità suprema: Gesù è la Luce venuta nel mondo, che sta con noi e che tornerà nella gloria. Le candele anticipano la venuta della luce nella Natività: Gesù Cristo. Questa tradizione si è trasformata in un simbolo dell’Avvento nelle famiglie cristiane.

La Corona dell’Avvento, le cui quattro luci si accendono progressivamente, domenica dopo domenica fino alla solennità del Natale, è memoria delle diverse tappe della storia della salvezza prima di Cristo e simbolo della luce profetica che ha illuminato la notte dell’attesa fino al sorgere del Sole di giustizia (cfr. Mal.3,20; Lc 1,78).

La simbologia
- La forma circolare: il cerchio non ha principio né fine, è un segno di eternità
- I rami verdi: simboleggiano la speranza e la vita.
- Le quattro candele: le candele si accendono una per volta durante le quattro domeniche di avvento. Simboleggiano la luce in mezzo alle tenebre: la salvezza portata da Gesù Cristo è la luce per la vita di ogni persona.
- Il colore rosso significa l’amore di Dio

La corona può essere benedetta da un sacerdote.]]>
<![CDATA[La fondazione dell’Opus Dei]]> Martedì 2 ottobre 1928, festa degli Angeli Custodi, era il secondo giorno degli esercizi spirituali organizzati dai sacerdoti diocesani nella Casa Centrale dei Lazzaristi, situata in una zona che all’epoca costituiva la periferia di Madrid.

I sei sacerdoti che partecipavano a quegli esercizi avevano già celebrato la Messa, osservando il digiuno, pregato la parte del breviario del giorno e letto alcuni passi del Nuovo Testamento. Verso le dieci del mattino, il giovane sacerdote Josemaría Escrivá, ventiseienne, si ritirò in camera sua.

Una volta lì, solo, si mise a rivedere e riordinare alcune note personali che aveva portato con sè. In esse, Josemaría Escrivá aveva riportato le grazie straordinarie e le ispirazioni divine che Dio gli aveva concesso come risposta a dieci anni di orazione, durante i quali aveva fatto sue le parole che il cieco del Vangelo rivolse a Gesù: “Signore, fà che io veda!”.

Escrivá aveva la certezza che Dio voleva da lui qualcosa di concreto, ma le mozioni interiori che aveva avuto fino a quel giorno erano talmente incomplete e parziali, che intuiva a mala pena ciò che il Signore desiderava veramente. Con il passare degli anni, capitava spesso che si annotasse queste grazie ricevute prima del 2 ottobre del 1928 come “presentimenti” di ciò che Dio gli chiedeva.

Nel preciso istante in cui le campane della vicina parrocchia di Nostra Signora degli Angeli suonavano per celebrare la festa del giorno, tutte quelle realtà che erano fino ad allora come pezzi staccati di un mosaico ancora non assemblato, acquisirono improvvisamente il loro senso compiuto. Escrivá vide come Dio voleva che ci fosse una parte della Chiesa composta da persone di ogni condizione, che si dedicasse a far proprio – e lo trasmettesse a sua volta ad amici, parenti e colleghi – l’affascinante messaggio evangelico che Dio chiama tutto il mondo alla santità, qualsiasi sia l’età, la condizione sociale, la professione e lo stato di ciascuno.

In un’annotazione raccolta da Escrivá nel 1930, in un linguaggio quasi telegrafico, si riassume il contenuto della visione che ebbe il 2 ottobre 1928: “Semplici cristiani. Massa in fermento. Il nostro ambito è l’ordinario, con naturalezza. Il mezzo: il lavoro professionale. Tutti santi!”. Lo scrittore francese Francois Gondrand ci ha lasciato una versione più poetica della stessa idea: “Migliaia, milioni di anime che elevano la loro orazione a Dio su tutta la superficie della terra; generazioni e generazioni di cristiani, immersi in ogni tipo di occupazione terrena, che offrono al Signore i loro impegni professionali e le mille preoccupazioni della vita quotidiana; ore e ore di lavoro intenso, costante, che sale al cielo come un incenso di piacevole aroma dai quattro punti cardinali... Una moltitudine formata da ricchi e poveri, giovani e anziani, di tutti i paesi e di tutte le razze. Milioni e milioni di anime, di tutti i tempi e di ogni parte del mondo... un battito invisibile che percorre e irriga la superficie della terra”.

Non sappiamo se la visione che ebbe Escrivá si avvicina più all’austera nota scritta nel 1930 o alla lirica versione riportata da Gondrand molti anni dopo, ma ogni volta che parlava o scriveva i fatti avvenuti quel 2 ottobre 1928, le sue parole erano invariabilmente brevi e schematiche. Spesso, l’episodio veniva descritto con la laconica espressione: “Vidi l’Opus Dei”.

In un documento del 2 ottobre 1931, il più antico che si conserva con un riferimento alla data fondazionale, Escrivá commenta: “Ricevetti l’illuminazione su tutta l’Opera”. Questa illuminazione comprendeva una “idea generale chiara” della missione affidatagli, pur senza includere tutti i dettagli. In un’altra occasione, Escrivá disse: “Dio nostro Signore mi ha trattato come un bambino; non mi ha presentato tutto il peso in una volta sola, perchè me lo ha fatto vedere un pò alla volta. A un bambino piccolo non si danno quattro incarichi in una volta sola. Gliene si dà uno, e poi un altro, e poi un altro ancora quando ha finito quello precedente. Avete visto come gioca un bimbo con suo padre? Il piccolo ha alcuni tasselli di legno in mano, di forme e colori diversi... e suo padre gli dice: questo lo metti qui, quest’altro qui, quello rosso più in là... E alla fine...un castello!”


Uncommon Faith: the early years of Opus Dei (1928-1943), John F. Coverdale, Princeton N.J.: Scepter, Capitolo 2]]>
<![CDATA[L’Opus Dei]]> Che cosa significa Opus Dei?

Opus Dei significa “Opera di Dio”. Il nome completo è Prelatura della Santa Croce e Opus Dei. Si può chiamare, più brevemente, Prelatura dell’Opus Dei o, semplicemente, Opus Dei.

Cos’è l’Opus Dei?

L'Opus Dei è una prelatura personale della Chiesa cattolica che ha lo scopo di contribuire alla missione evangelizzatrice della Chiesa, promuovendo fra i fedeli cristiani di ogni condizione, uno stile di vita pienamente coerente con la fede nelle circostanze quotidiane dell'esistenza umana, specialmente attraverso la santificazione del lavoro.

Il Signore –spiega san Josemaría – suscitò l’Opus Dei nel 1928 per aiutare a ricordare ai cristiani che, come racconta il libro della Genesi, Dio creò l ‘uomo per lavorare. Siamo venuti a richiamare nuovamente l’attenzione sull’esempio di Gesù che, per trent’anni, rimase a Nazareth lavorando, esercitando un mestiere.

Nelle mani di Gesù il lavoro, e un lavoro professionale simile a quello che svolgono milioni di uomini nel mondo, si trasforma in compito divino, in lavoro di redenzione, in cammino di salvezza.


Cosa significa santificare il lavoro?

«Lo spirito dell’Opus Dei raccoglie una realtà bellissima che qualunque lavoro umanamente decoroso ed onesto può convertirsi in un lavoro divino. Santificare il lavoro vuol dire lavorare secondo lo spirito di Cristo: svolgere perfettamente i propri doveri per dare gloria a Dio e per servire gli altri, dando in tal modo il proprio contributo alla santificazione del mondo e rendendo presente lo spirito del Vangelo in ogni attività e realtà temporale.»


Come nacque l’Opus Dei?

Il 30 settembre del 1928, Josemaría Escrivá cominciò degli esercizi spirituali nella Residenza dei missionari di San Vincenzo di Paola, a Madrid (Spagna), che sarebbero durati fino al 6 di ottobre. Il secondo giorno di questo ritiro spirituale, martedì 2 ottobre, dopo aver celebrato la Messa e raccolto nella sua stanza, mentre rileggeva e meditava gli appunti che aveva raccolto negli ultimi dieci anni, “vide” l’Opus Dei: «Ricevetti l’illuminazione su tutta l’Opera, mentre leggevo quelle carte. Commosso, mi inginocchiai – ero solo nella mia stanza, tra una meditazione e l’altra – resi grazie al Signore, e ricordo con emozione il suono delle campane della parrocchia di Nostra Signora degli Angeli».


Che attività svolge la Prelatura dell’Opus Dei?

La prelatura dà formazione spirituale e cura pastorale ai propri fedeli e a tutte le persone che lo desiderano affinché – ciascuno nel proprio ambito nella Chiesa e nel mondo – conoscano e amino Dio, rendano testimonianza alla fede e cooperino a risolvere cristianamente i problemi della società.]]>
<![CDATA[I fedeli dell’Opus Dei]]> Chi fa parte dell’Opus Dei?

L’Opus Dei è formata da un Prelato, da un presbiterio o clero proprio e da laici, donne e uomini. Chi richiede l'incorporazione all'Opus Dei, lo fa per una chiamata divina, cioè una risposta specifica alla vocazione cristiana, ricevuta con il battesimo, che porta a cercare la santità in mezzo al mondo e a partecipare alla missione della Chiesa secondo lo spirito che il Signore ispirò a san Josemaría.

La chiamata divina all’Opus Dei è la stessa per tutti i suoi membri: donne e uomini, sposati e non, sacerdoti e laici, malati e sani, e delle più svariate condizioni sociali e professionali.

La maggior parte dei fedeli dell’Opus Dei (70%) è costituita da membri soprannumerari: uomini e donne, in genere sposati, per i quali la santificazione dei doveri familiari è il cardine della loro vita cristiana.

La rimanente parte – numerari e aggregati – vive il celibato come dono di Dio per motivi apostolici. Tale circostanza permette loro di essere pienamente disponibili per dedicarsi alle iniziative apostoliche e alla formazione degli altri fedeli dell’Opus Dei, senza modificare per nulla la loro condizione laicale, professionale, e il loro posto nella Chiesa e nella società.

Alcune delle numerarie, chiamate ausiliari, si dedicano – in modo prioritario (non esclusivo) e ordinario (non necessariamente sempre) – con il loro lavoro professionale alla cura domestica dei Centri dell’Opus Dei, affinché le attività apostoliche della Prelatura possano svilupparsi nell’ambiente proprio di una famiglia cristiana.

Ciascuno secondo le personali circostanze

Nell'Opus Dei non esistono categorie di membri, bensì un’unica e identica vocazione per cui tutti i fedeli della prelatura sono e si sentono in ugual modo membri di una stessa porzione del popolo di Dio, a seconda delle circostanze personali: sposati o non sposati, sani o malati, e così via: modi diversi per vivere la stessa vocazione cristiana.

“Grande ideale, veramente, il vostro – diceva il Papa Giovanni Paolo II nel 1979 –, che fin dagli inizi ha anticipato quella teologia del Laicato, che caratterizzò poi la Chiesa del Concilio e del post-concilio. Tale, infatti, è il messaggio e la spiritualità dell'Opus Dei: vivere uniti a Dio, nel mondo, in qualunque situazione, cercando di migliorare se stessi con l'aiuto della grazia, e facendo conoscere Gesù Cristo con la testimonianza della vita.”

Incorporarsi alla Prelatura dell’Opus Dei non presuppone alcun cambiamento della condizione personale. Restano invariati i diritti e i doveri che ciascuno ha in quanto membro della società civile e della Chiesa. "I laici incorporati nella prelatura non mutano la propria condizione personale, teologica e canonica, di normali fedeli laici, e come tali si comportano in tutto il loro agire".

I sacerdoti dell’Opus Dei

I sacerdoti della Prelatura provengono dai fedeli laici dell'Opus Dei: sono numerari e aggregati i quali, liberamente disponibili a essere sacerdoti dopo diversi anni di incorporazione alla Prelatura e dopo aver compiuto gli studi previ al sacerdozio, sono invitati dal Prelato a ricevere gli ordini sacri. Il loro lavoro pastorale è rivolto principalmente al servizio dei fedeli della Prelatura e delle attività apostoliche da loro promosse.

Quali impegni si prendono nell’Opus Dei?

L'incorporazione all'Opus Dei comporta, per la Prelatura, l'impegno di fornire un'assidua formazione nella fede cattolica e nello spirito dell'Opus Dei, come pure la necessaria cura pastorale ad opera dei suoi sacerdoti. Da parte loro, i fedeli della Prelatura si impegnano a santificarsi ed a fare apostolato secondo lo spirito dell'Opus Dei.

Ciò significa soprattutto il dovere di alimentare la vita spirituale attraverso i sacramenti, la preghiera, l’esame di coscienza, la lettura spirituale, e l’amicizia con la Vergine Santissima e gli Angeli custodi. Per identificarsi con Cristo, non rifiutano la penitenza che li porta ad offrire sacrifici e mortificazioni, specialmente quelli che aiutano a compiere fedelmente i propri doveri e che rendono la vita più gradevole agli altri, come la rinuncia a piccole soddisfazioni, il digiuno e l’elemosina.

I fedeli dell’Opus Dei ricevono attraverso i mezzi e le attività che la Prelatura offre, una formazione permanente nella dottrina della Chiesa e nello spirito dell’Opus Dei, per portare avanti il compito di evangelizzazione che la Chiesa si aspetta dall’Opus Dei.

Cosa offre l’Opus Dei?

La Prelatura fornisce ai suoi fedeli una formazione cristiana continua, attraverso alcuni mezzi concreti, compatibili con il normale compimento dei doveri familiari, professionali e sociali di ognuno. I mezzi di formazione della Prelatura aiutano i suoi fedeli a conquistare un’intensa e solida vita di pietà, quali figli di Dio, portandoli a cercare l'identificazione con Cristo, una profonda conoscenza della fede e della morale cattolica e, in linea con la propria vocazione, una crescente familiarità con lo spirito dell'Opus Dei.

In virtù del carattere esclusivamente spirituale della sua missione, la Prelatura non interviene mai nelle questioni temporali che i suoi fedeli devono affrontare: ognuno agisce in piena libertà e responsabilità personali. L'Opus Dei non fa proprie le decisioni dei suoi membri. Gli Statuti affermano che, per quanto riguarda l'attività professionale e i principi sociali, politici ecc., ogni fedele della Prelatura, nei limiti della dottrina cattolica sulla fede e sui costumi, gode della stessa piena libertà degli altri cittadini cattolici. In queste materie le autorità della Prelatura devono astenersi nel modo più assoluto anche solo dal darne consigli.

Alcuni dati

Secondo l’Annuario Pontificio del 2011, fanno parte della Prelatura dell’Opus Dei circa 90.000 persone, di cui circa 2.000 sacerdoti. Del totale dei fedeli, circa la metà è composta da donne e l’altra metà da uomini.]]>
<![CDATA[Santa Maria della Pace, un luogo di preghiera]]> Le sacre spoglie di San Josemaría Escrivá riposano a Roma, nella Chiesa di Santa Maria della Pace, dove molte persone si recano per chiedere il suo aiuto o ringraziarlo per la sua intercessione.

Foglietto informativo con mappa, in formato pdf

Avviso: Giovedì 27 luglio la Chiesa resterà chiusa per pulizie straordinarie. La Messa delle 8.30 sarà celebrata nella Cripta. Venerdì 28 luglio resterà invece chiusa la Cripta dalle 9.30 ale 14.

Il corpo di san Josemaria riposa in un’urna collocata sotto l’altare della Chiesa di Santa Maria della Pace. Milioni di persone in tutto il mondo ricorrono a San Josemaria per chiedere a Dio Nostro Signore grazie di qualsiasi tipo. E sono molti coloro che visitano la Chiesa Prelatizia per pregare o per ringraziare per le grazie ricevute attraverso la sua intercessione.

Il 31 dicembre del 1959, San Josemaría celebrò la prima Messa in Santa Maria della Pace, che in seguito all’erezione dell’Opus Dei come Prelatura personale diventò la Chiesa Prelatizia. La devozione di Mons. Escrivá alla Madonna è il motivo del titolo della chiesa e dell’immagine che la presiede, opera di Manuel Caballero.

L'altare è situato sotto un piccolo baldacchino, secondo la consuetudine di molte chiese romane. Nel vestibolo di entrata si trova una statua della Madonna, Madre del Bell'Amore. Nell'atrio c'è il fonte battesimale in cui San Josemaría fu battezzato il 13 gennaio 1902, donato dal Vescovo e dal Capitolo della Cattedrale di Barbastro, città natale del santo.

Nella cripta sono sepolti i primi due Vescovi successori di San Josemaría alla guida dell’Opus Dei: il Beato Álvaro del Portillo (1914-1994), e Mons. Javier Echevarría (1932-2016).

Nella stessa cappella è stata recentemente sepolta la prima numeraria ausiliare dell'Opus Dei, Dora del Hoyo.

Anche la sorella del Fondatore, Carmen Escrivá, è sepolta nella cripta, nella quale si trovano anche la Cappella del Santissimo e vari confessionali. San Josemaria predicó con instancabile zelo la necessità di ricorrere ai Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia, doni di Dio ai suoi figli gli uomini, fonte di pace e di allegria perenni.


“La Madonna - così l'invoca la Chiesa - è la Regina della pace. Per questo quando la tua anima, l'ambiente familiare o professionale, la convivenza nella società o tra i popoli sono agitati, non cessare di acclamarla con questo titolo: “Regina pacis, ora pro nobis!” - Regina della pace, prega per noi! Hai provato, almeno, quando perdi la serenità?... - Ti sorprenderai della sua immediata efficacia”. (San Josemaria Escrivá de Balaguer)


Orari di Santa Maria della Pace

Santa Maria della Pace, Chiesa Prelatizia dell'Opus Dei - Viale Bruno Buozzi, 75 - 00197 Roma
Telefono 06-808961

Apertura:
Tutti i giorni dalle 8.30 alle 20.25
(dalle 14.00 alle 17.00, entrata da Via di Villa Sacchetti, 36)


Sante Messe:
Tutti i giorni alle ore 8.30, 12.00 e 19:30*.

*La Santa Messa dalle 19.30 non si celebrerà durante i mesi di luglio ed agosto.


Confessioni:
In italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese.

Se un gruppo vuole avvisare in anticipo del suo arrivo o un sacerdote desidera celebrare la santa Messa, può chiamare il numero 06-808961.


Per accedere a Santa Maria della Pace, come nelle altre chiese romane, si deve vestire dignitosamente: la consuetudine locale richiede ginocchia e spalle coperte.


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<![CDATA[Appartamenti]]> <![CDATA[Cercavo un lavoro fisso]]> <![CDATA[Aiuto nello studio]]> <![CDATA[Come ricevere bene Gesù nell'Eucaristia?]]> "Cari amici, non ringrazieremo mai abbastanza il Signore per il dono che ci ha fatto con l’Eucaristia! E' un dono tanto grande e per questo è tanto importante andare a Messa la domenica. Andare a Messa non solo per pregare, ma per ricevere la Comunione, questo pane che è il corpo di Gesù Cristo che ci salva, ci perdona, ci unisce al Padre. E' bello fare questo!" Papa Francesco, Udienza 5 febbraio 2014.



1. Che cosa vuol dire ricevere la Comunione o Eucaristia? Chi può comunicarsi?
Ricevere la Comunione o Eucaristia è ricevere lo stesso Cristo, il figlio di Dio vivo, che è presente sotto le specie sacramentali.
Nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia "è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l'anima e la divinità e, quindi, il Cristo tutto intero". Tale presenza si dice "reale" non per esclusione, quasi che le altre non siano "reali", ma per antonomasia, perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Dio e uomo, tutto intero si fa presente quando ci comunichiamo.

Per questo, per ricevere Cristo nella Comunione Eucaristica è necessario essere battezzati e in stato di grazia. Chi è consapevole di aver commesso un peccato mortale, cioè di avere offeso Dio in materia grave, con piena avvertenza, non deve accostarsi all'Eucaristia senza chiedere perdono e avere ricevuto prima l'assoluzione nel Sacramento della Penitenza.
(Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1374, 1385)

Contemplare il mistero
Stiamo per ricevere il Signore. Le accoglienze riservate a personaggi autorevoli della terra sono caratterizzate da un grande apparato di luci, musica e abiti eleganti. Per accogliere Cristo nella nostra anima, come dobbiamo prepararci? Abbiamo mai pensato come ci comporteremmo se si potesse ricevere la comunione una sola volta nella vita?
Quand'ero bambino la pratica della comunione frequente non era ancora molto estesa. Ricordo come ci si preparava alla comunione: con grande cura per disporsi bene nell'anima e nel corpo. Il miglior vestito, i capelli ben pettinati, il corpo anche materialmente pulito e magari con un po' di profumo... Erano delicatezze proprie di innamorati, di anime forti e delicate, che sanno contraccambiare Amore con amore.
È Gesù che passa, 91

Gesù è rimasto nell'Eucaristia per amore..., per te.
— È rimasto, pur sapendo come l'avrebbero ricevuto gli uomini..., e come lo ricevi tu.
— È rimasto, affinché te ne cibi, affinché tu gli faccia visita e gli racconti le tue cose e, frequentandolo nell'orazione accanto al Tabernacolo e nella ricezione del Sacramento, ti innamori ogni giorno di più, e faccia in modo che altre anime — molte! — seguano lo stesso cammino.
Forgia, 887

2. Perché è importante ricevere la Comunione?
Il Signore ci rivolge un invito pressante a riceverlo nel sacramento dell'Eucaristia: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita» (Gv 6,53).

La Comunione accresce la nostra unione a Cristo. Ricevere l'Eucaristia nella Comunione reca come frutto principale l'unione intima con Cristo Gesù. Ciò che l'alimento materiale produce nella nostra vita fisica, la Comunione lo realizza in modo mirabile nella nostra vita spirituale. La Comunione alla Carne del Cristo risorto conserva, accresce e rinnova la vita di grazia ricevuta nel Battesimo. La crescita della vita cristiana richiede di essere alimentata dalla Comunione eucaristica, pane del nostro pellegrinaggio, fino al momento della morte, quando ci sarà data come viatico.

Inoltre la Comunione ci separa dal peccato. Il Corpo di Cristo che riceviamo nella Comunione è «dato per noi», e il Sangue che beviamo è «sparso per molti in remissione dei peccati». Come il cibo del corpo serve a restaurare le forze perdute, l'Eucaristia fortifica la carità che, nella vita di ogni giorno, tende ad indebolirsi; la carità così vivificata cancella i peccati veniali. Donandosi a noi, Cristo ravviva il nostro amore e ci rende capaci di troncare gli attaccamenti disordinati alle creature e di radicarci in lui.

Proprio per la carità che accende in noi, l'Eucaristia ci preserva in futuro dai peccati mortali. Quanto più partecipiamo alla vita di Cristo e progrediamo nella sua amicizia, tanto più ci è difficile separarci da lui con il peccato mortale. L'Eucaristia non è ordinata al perdono dei peccati mortali. Questo è proprio del sacramento della Riconciliazione. Il proprio dell'Eucaristia è invece di essere il sacramento di coloro che sono nella piena comunione della Chiesa, cioè coloro che sono in grazia di Dio.
Catechismo della Chiesa Cattolica, 1391-1395

Contemplare il mistero
Mentre distribuiva la Santa Comunione, quel sacerdote aveva voglia di gridare: ti sto dando la Felicità!
Forgia, 267

Le tue comunioni erano molto fredde: prestavi poca attenzione al Signore: per qualsiasi sciocchezza ti distraevi... — Però, da quando pensi — nel tuo intimo colloquio con Dio — che sono presenti gli Angeli, il tuo atteggiamento è cambiato...: «Che non mi vedano così!», ripeti a te stesso... — E guarda come, con la forza del «chissà che diranno» — questa volta, a fin di bene —, hai progredito un po’ verso l’Amore.
Solco, 694

3. Come bisogna prepararsi per ricevere la Comunione?
Per rispondere a questo invito dobbiamo prepararci a questo momento così grande e così santo. San Paolo esorta a un esame di coscienza: «Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1 Cor 11,27-29). Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione.

Davanti alla grandezza di questo sacramento, il fedele non può che fare sua con umiltà e fede ardente la supplica del centurione: (cfr Mt 8,8): «O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di' soltanto una parola e io sarò salvato». Per prepararsi in modo conveniente a ricevere questo sacramento, i fedeli osserveranno il digiuno prescritto dalla Chiesa, che obbliga ad astenersi dal prendere qualunque alimento o bevanda , ad eccezione di acqua e medicine, almeno a partire da un'ora prima della Santa Comunione. L'atteggiamento del corpo (gesti, abiti) esprimerà il rispetto, la solennità, la gioia di questo momento in cui Cristo diventa nostro ospite.
Catechismo della Chiesa Cattolica, 1384-1389

Contemplare il mistero
Dobbiamo ricevere il Signore, nell'Eucaristia, come si ricevono i grandi della terra, anzi, meglio!: con ornamenti, luci, vestiti nuovi... — E se mi domandi che pulizia, che ornamenti e che luci devi avere, ti risponderò: pulizia nei tuoi sensi, uno per uno; ornamenti nelle tue facoltà, una per una; luce in tutta la tua anima.
Forgia, 834

Hai pensato qualche volta a come ti prepareresti per ricevere il Signore, se si potesse fare la Comunione una sola volta nella vita? — Siamo riconoscenti a Dio per la facilità che abbiamo di avvicinarci a Lui, ma... dobbiamo esprimere gratitudine preparandoci molto bene, per riceverlo.
Forgia, 828

4. Quando conviene fare la Comunione?
La Chiesa fa obbligo ai fedeli di partecipare alla Santa Messa la domenica e le feste e di ricevere almeno una volta all'anno l'Eucaristia, possibilmente nel tempo pasquale, preparati dal sacramento della Riconciliazione. La Chiesa tuttavia raccomanda vivamente ai fedeli di ricevere la santa Eucaristia la domenica e i giorni festivi, o ancora più spesso, anche tutti i giorni.
Catechismo della Chiesa Cattolica, 1389

Contemplare il mistero
Comùnicati. —Non è mancanza di rispetto. —Comùnicati proprio oggi, appena uscito da quel laccio. —Dimentichi che Gesù ha detto: il medico non è necessario ai sani, ma ai malati?
Cammino, 536

Ingigantisci la tua fede nella Sacra Eucaristia. Riémpiti di stupore davanti a questa ineffabile realtà!: abbiamo Dio con noi, possiamo riceverlo ogni giorno e, se lo vogliamo, parliamo intimamente con Lui, come si parla con l'amico, come si parla con il fratello, come si parla con il Padre, come si parla con l'Amore.
Forgia 268

5. Che cosa bisogna fare quando si è ricevuta la Comunione?
Dopo essersi comunicati, è consigliabile dedicare alcuni minuti per ringraziare Gesù per la sua presenza reale nelle nostre anime. È un dettaglio di rispetto e di amore. Ciascuno troverà il modo di ringraziare personalmente Dio per la possibilità di riceverlo.

Contemplare il mistero
Lo Spirito Santo non guida le anime in massa, ma in ciascuna infonde quei propositi, quegli affetti e quelle ispirazioni che l'aiuteranno a comprendere e a compiere la volontà del Padre. Penso tuttavia che, molte volte, oggetto fondamentale del nostro dialogo con Cristo può essere la considerazione che il Signore è per noi Re, Medico, Maestro, Amico.
È Gesù che passa, 92

È Re e desidera regnare nei nostri cuori di figli di Dio. Ma mettiamo da parte l'immagine che abbiamo dei regni della terra: Cristo non domina né cerca di imporsi, perché non è venuto per essere servito, ma per servire (Mt 20, 28). Suo regno è la pace, la gioia, la giustizia. Cristo, nostro re, non vuole da noi ragionamenti inutili, ma fatti, perché non chiunque mi dice: « Signore, Signore! » entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7, 21).
È Medico e cura il nostro egoismo quando lasciamo che la sua grazia penetri fino in fondo alla nostra anima. Gesù ci ha avvertiti che la malattia peggiore è l'ipocrisia, l'orgoglio che porta a dissimulare i propri peccati. Con il Medico è necessaria una sincerità assoluta, bisogna spiegare interamente la verità e dire: Domine, si vis, potes me mundare! (Mt 8, 2), Signore, se vuoi — e Tu vuoi sempre — puoi guarirmi. Tu conosci la mia fragilità; avverto questi sintomi, soffro queste debolezze. E gli mostriamo con semplicità le ferite, e il pus, se c'è pus. Signore, Tu che hai curato tante anime, fa' che, mentre ti porto nel mio cuore o ti contemplo nel Tabernacolo, ti riconosca come Medico divino.
È Maestro di una scienza che soltanto Lui possiede: quella dell'amore illimitato per Dio e, in Dio, per tutti gli uomini. Alla scuola di Cristo si impara che la nostra esistenza non ci appartiene: Egli ha dato la sua vita per tutti gli uomini, e noi, che lo seguiamo, dobbiamo comprendere che non possiamo appropriarci in modo egoistico della nostra, ignorando i dolori e le sofferenze degli altri. La nostra vita è di Dio e dobbiamo consumarla al suo servizio, preoccupandoci generosamente delle anime; dimostrando, con la parola e l'esempio, la profondità delle esigenze della vita cristiana.
Gesù aspetta che noi gli manifestiamo il desiderio di acquisire questa scienza, per dirci: Chi ha sete, venga a me e beva (Gv 7, 37). Gli rispondiamo: insegnaci a dimenticarci di noi stessi, per pensare a Te e a tutte le anime. Così il Signore ci porterà, con la sua grazia, sempre avanti, come quando facevamo i primi esercizi per imparare a scrivere — ricordate le aste che tracciavamo nella nostra infanzia sotto la guida della mano del maestro? — e così assaporeremo la gioia di manifestare la nostra fede, altro dono di Dio, anche per mezzo di un'autentica vita cristiana, nella quale tutti possano riconoscere chiaramente le meraviglie divine.
Egli è Amico; è l'Amico! Vos autem dixi amicos (Gv 15, 15). Ci chiama amici ed è stato Lui a fare il primo passo; ci ha amati per primo. Non impone tuttavia il suo amore: ce lo offre. Ce lo dimostra con il segno più evidente dell'amicizia: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15, 13). Era amico di Lazzaro e pianse per lui, quando lo vide morto: e lo risuscitò. Se ci vede freddi, svogliati, forse con quella rigidità che è propria di una vita interiore che vien meno, il suo pianto sarà per noi vita: Io te lo comando, amico mio, alzati e cammina (cfr Gv 11, 43; Lc 5, 24), vieni fuori da questa vita angusta, che non è vita.
È Gesù che passa, 93]]>
<![CDATA[15.12.1931]]> In mezzo ad una strada, in un giorno molto caldo, subisce un tentativo di aggressione che racconterà il giorno seguente. “Ottava dell’Immacolata Concezione, 1931: ieri [...]]]> <![CDATA[AUDIO]]> Omelia: La vocazione cristiana]]> <![CDATA[Come nacque l’Opus Dei]]> San Josemaría ricorda le date fondazionali dell’Opus Dei: il 2 ottobre 1928, il 14 febbraio 1930 e il 14 febbraio 1943.]]> <![CDATA[Il Twitter di san Josemaria]]> Tweet di @SJosemariait !function(d,s,id){var js,fjs=d.getElementsByTagName(s)[0],p=/^http:/.test(d.location)?'http':'https';if(!d.getElementById(id)){js=d.createElement(s);js.id=id;js.src=p+"://platform.twitter.com/widgets.js";fjs.parentNode.insertBefore(js,fjs);}}(document,"script","twitter-wjs");]]> <![CDATA[Il messaggio di San Josemaría ]]> Video sull'Opus Dei e il suo fondatore. Inizia con la voce di San Giovanni Paolo II il giorno della Beatificazione di Josemaría Escrivá de Balaguer, il 17 maggio 1992, e presenta sequenze inedite della Messa celebrata da san Josemaría nel Campus dell'Università di Navarra nel 1967.]]>