San Josemaria Escrivá. Fondatore dell'Opus Dei
 

La Risurrezione di Cristo: mistero di salvezza

“Il terzo giorno” (dalla sua morte) Gesù risuscitò a una vita nuova. La sua anima e il suo corpo, pienamente trasfigurati dalla gloria della sua Persona divina, tornarono a unirsi. L’anima assunse di nuovo il corpo e la gloria dell’anima si comunicò pienamente al corpo. Per questo motivo, «la Risurrezione di Cristo non è stata un ritorno alla vita terrena. Il suo corpo risuscitato è quello che è stato crocifisso e porta i segni della sua Passione, ma è ormai partecipe della vita divina con le proprietà di un corpo glorioso» (Compendio, 129).

La Risurrezione del Signore è il fondamento della nostra fede, dato che attesta in modo incontestabile che Dio è intervenuto nella storia dell’uomo per salvare gli uomini; inoltre, garantisce la verità di quello che predica la chiesa su Dio, sulla divinità di Cristo e la salvezza degli uomini. Dice San Paolo: «se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede» (1 Cor 15, 17).

Gli apostoli non poterono ingannarsi o inventare la risurrezione. Se il sepolcro di Cristo non fosse stato vuoto, non avrebbero potuto parlare della risurrezione di Gesù; inoltre, se il Signore non fosse apparso loro in varie occasioni e a tante persone, uomini e donne, molti discepoli di Cristo non l’avrebbero accettata, come accadde inizialmente all’apostolo Tommaso. Ancor meno essi avrebbero dato la vita per una menzogna. Come dice San Paolo, «se Cristo non è risuscitato, […] risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato» (1 Cor 15, 14-15). Quando le autorità israelite volevano far cessare la predicazione del vangelo, San Pietro rispose: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo alla croce. […] E di questi fatti siamo testimoni noi» (At 5, 29-30.32).

Oltre ad essere un evento storico, verificato e attestato attraverso segni e testimonianze, la Risurrezione di Cristo è un avvenimento trascendente perché, «in quanto entrata dell’umanità di Cristo nella gloria di Dio, trascende e supera la storia come mistero della fede» (Compendio, 128). Per questo motivo Gesù Risuscitato, pur possedendo una vera identità fisico-corporea, non è sottoposto alle leggi fisiche terrene e si assoggetta ad esse solo perché lo desidera: «Gesù risorto è sovranamente libero di apparire ai suoi discepoli come e dove vuole, e sotto aspetti diversi» (Compendio, 129).

La Risurrezione di Cristo è un mistero di salvezza. Mostra la bontà e l’amore di Dio che ricompensa l’umiliazione di suo Figlio e impiega la sua onnipotenza per colmare gli uomini di vita. Gesù Risorto possiede nella propria umanità la pienezza di vita divina, tanto da comunicarla agli uomini: «Il Risorto, vincitore del peccato e della morte, è il principio della nostra giustificazione e della nostra Risurrezione: fin d’ora ci procura la grazia dell’adozione filiale, che è reale partecipazione alla sua vita di Figlio unigenito; poi, alla fine dei tempi, Egli risusciterà il nostro corpo» (Compendio, 131). Cristo è il primogenito tra i morti e tutti risusciteremo per Lui e in Lui.

L'autore, Francisco Varo, è decano della facoltà di Teologia dell'Università di Navarra (Spagna)


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