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Un santo col senso dello humour

Andrew Soane

Tag: Buon umore, Padre
Si è scritto molto, e ancora rimane molto da scrivere, su san Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei. Però c’è un aspetto della sua vita di cui si parla raramente ma che è stato sempre colto da quanti lo conobbero: il suo buon umore.

Recentemente ho avuto occasione di riflettere su queste idee in occasione di un trasloco. Sono stato costretto a salire e scendere scale con pesanti casse di libri (è stato allora che ho scoperto che san Tommaso d’Aquino ha scritto più di quanto io sia capace di portare in spalla).

Curiosando fra tutti questi libri ho trovato un articolo di giornale pubblicato nel 1975, anno in cui morì il fondatore dell’Opus Dei. S’intitolava "Cronaca da Roma" ed era firmato da Eugenio Montes. Diceva così: “L’anticlericalismo volterriano ha ritratto calunniosamente la fede cristiana con tinte oscure e smorte. Ma un segno della sua santità sta proprio nella gioia che la caratterizza. E’ stato detto che è possibile trovare il sorriso di santa Teresa nella sua prosa castigliana”.

Filippo Neri, in piena controriforma, aveva l’abitudine di fare discorsi brillanti. Lo stesso accadeva a Josemaría Escrivá, la cui conversazione di solito riusciva divertente e gradevole a tutti.

Molte persone parteciparono di questa gioia. Don Pío María, un monaco camaldolese, scrisse che negli anni quaranta nel suo monastero di El Parral si diceva: “Arriva quel sacerdote che è sempre di buon umore”. Il monaco aggiungeva: “Ci si sentiva straordinariamente a proprio agio accanto a lui, per la sua ricchissima umanità” (cfr. Un santo per amico, Milano 2001, pagg. 257-258).

Una volta il fondatore dell' Opus Dei e alcuni altri sacerdoti persero l’orientamento mentre andavano in auto per le vie di Madrid. L’autista poi, un tal Cesare, era assai inesperto e i passeggeri erano terrorizzati, tanto più quando l’automobile uscì di strada e per alcuni metri proseguì sul marciapiedi, finendo poi la sua corsa sbattendo contro un lampione. Il silenzio pieno di tensione che seguì all’incidente fu interrotto da Josemaría Escriva, che disse: “Ave, Caesar, morituri te salutant!” (Ave, Cesare, ti salutano coloro che stanno per morire! Era la frase che i gladiatori rivolgevano all’imperatore romano dall’arena). Tensione e paura svanirono immediatamente.

Recentemente il rabbino Kreiman, in una conferenza pronunciata a Buenos Aires, ebbe a dire che gli scritti di Josemaría Escrivá insegnano “una cosa che è autenticamente ebrea: santificare la vita attraverso le attività quotidiane”. E aggiungeva: “L’uomo è co-creatore con Dio solo se offre al Signore le sue azioni quotidiane. Josemaría Escrivá sottolinea la consacrazione dell’uomo al Creatore”.

Il famoso psichiatra viennese Viktor Frankl - uno dei primi discepoli di Freud, e abituato come il suo maestro a demolire miti- ebbe occasione di parlare con il fondatore dell’Opus Dei. Insieme con la moglie andò a Roma per motivi professionali e si recò in visita a Josemaría Escrivá. In seguito il professor Frankl riassunse così le sue impressioni: “Ciò che più mi ha colpito della sua personalità è stata, in primo luogo, la tonificante serenità che da lui emanava e impregnava tutta la conversazione. Poi, l’incredibile ritmo con cui fluivano le sue idee; e infine la sorprendente capacità di stabilire immediatamente un contatto con i suoi interlocutori”.

Viktor Frankl era di tre anni più giovane di Josemaría Escrivá. Ebreo, sopravvisse dal 1942 al 1945 in vari campi di concentramento nazisti (compresi Auschwitz e Dachau) grazie alla sua fede e alla sua umanità. Nella prefazione a uno dei suoi libri scrisse: “Malgrado tutto, bisogna dire ‘sì’ alla vita”. Frankl colse questa joie de vivre (‘gioia di vivere’) durante la sua conversazione a Roma col fondatore dell’Opus Dei. Ecco come lo spiega, in termini tecnici: “Monsignor Escrivá visse pienamente il momento presente, aprendosi e dando se stesso completamente. In altre parole, per lui ogni istante ha il valore di un momento decisivo (Kairos-Qualitäten)”.

Un altro santo famoso per la sua vitalità fu san Giovanni Bosco. Conservò il suo senso dell’humour malgrado dovesse sopportare l’ostracismo di quanti gli stavano attorno. Le autorità arrivarono addirittura a inviargli una carrozza per prenderlo e ricoverarlo in un ospizio. Si racconta che don Bosco, all’ultimo momento, si fece da parte per lasciar salire per primo in carrozza il giudice (prete anche lui); poi, improvvisamente, chiuse lo sportello e fece partire la carrozza. Con quest’abile birbonata riuscì ad evitare l’internamento nell’ospizio psichiatrico. Sono sicuro che il fondatore dell'Opus Dei, il rabbino Kreiman e Viktor Frankl si sarebbero divertiti un mondo ascoltando questo episodio.


Catholic Herald, Gran Bretagna, 2 novembre 2001