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Alcune domande sull’Opus Dei

Tag: 2 ottobre 1928, Fondazione dell’Opus Dei, Opus Dei, Politica, Vocazione
San Josemaría a Roma. 1973
San Josemaría a Roma. 1973
Fine degli anni ’60. San Josemaría risponde ad alcune domande poste da giornalisti di diverse testate internazionali: Quali sono i risultati più importanti dell’Opus Dei? Che vuol dire che l’Opus Dei è una “organizzazione disorganizzata”? Come vede il futuro dell’Opus Dei? Riportiamo di seguito 12 risposte sull’argomento.


1- Come e perchè fondò l’Opus Dei?
2- Qual è la missione centrale e quali sono gli obiettivi dell’Opus Dei?
3- In qualche occasione, parlando della realtà dell’Opus Dei, lei ha affermato che si tratta di “disorganizzazione organizzata”. Potrebbe spiegare ai nostri lettori il significato di questa espressione?
4- Come si è sviluppata e come si è evoluta l’Opus Dei dopo la fondazione?
5- Come vede il futuro dell’Opus Dei?
6- L’Opus Dei ha un suo indirizzo economico o politico?
7- Si può pensare che l’Opus Dei abbia relazione con le attività o gli incarichi che alcuni membri occupano in aziende e in gruppi di una certa importanza?
8- Come risponde a coloro che parlano di segreti nell’Opus Dei? Alcuni pensano che è organizzata come una società segreta.
9- Con quali criteri lei giudica il successo dell’Opus Dei?
10- L’ambiente peculiare della Spagna negli anni 40-70 avrebbe facilitato la crescita dell’Opus Dei?
11- Perchè se nell’Opus Dei ogni membro ha la stessa libertà di qualsiasi altro cristiano di avere e manifestare le proprie opinioni, alcuni pensano che essa sia un’organizzazione monolitica in campo temporale?
12- Come si inserisce l’Opus Dei nell’Ecumenismo?


Domande e risposte
1. Come e perchè fondò l’Opus Dei?
San Josemaría in Argentina. 1975
San Josemaría in Argentina. 1975
Le opere che nascono dalla volontà di Dio non hanno altra spiegazione che il desiderio divino di utilizzarle come espressione della sua volontà salvifica universale. L’opus Dei è nata non per risolvere determinati problemi della società, ma per dire agli uomini e alle donne di tutti i Paesi, di qualsiasi condizione, razza, lingua o ambiente, e di qualsiasi stato: sposati o non sposati, vedovi, sacerdoti, che potevano amare e servire Dio, senza smettere di vivere nel loro lavoro ordinario, con la propria famiglia e nelle più svariate e comuni relazioni sociali.
E fu fondata senza alcun mezzo umano. Essa è nata piccola: non era altro che l’aspirazione di un giovane sacerdote (di 26 anni, grazia di Dio e buon umore) che si sforzava di fare ciò che Dio gli chiedeva.

2. Qual è la missione centrale e quali sono gli obiettivi dell’Opus Dei?
L’Opus Dei si propone di promuovere fra le persone di tutti i ceti della società la ricerca alla santità cristiana in mezzo al mondo. L’Opus dei intende aiutare ogni persona che vive nel mondo – l’uomo comune, l’uomo della strada – a condurre una vita pienamente cristiana, senza dover cambiare il suo modo di vita quotidiana, né il suo lavoro abituale, né i propri ideali o aspirazioni.
Si tratta di ricordare ai cristiani quel concetto meraviglioso che si legge nella Genesi e cioè che Dio creò l’uomo “perchè lavorasse”.
Appartengono all’Opus Dei persone comuni che svolgono un lavoro qualsiasi, che vivono in mezzo al mondo quali realmente sono: cittadini cristiani che vogliono corrispondere in pieno alle esigenze della loro fede.


Colloqui, 24

3. In qualche occasione, parlando della realtà dell’Opus Dei, lei ha affermato che si tratta di “disorganizzazione organizzata”. Potrebbe spiegare ai nostri lettori il significato di questa espressione?
Intendo dire che noi attribuiamo un’importanza primaria e fondamentale alla “spontaneità apostolica della persona”, alla sua libera e responsabile iniziativa, sotto la guida dello Spirito Santo, e non alle strutture organizzative, agli ordini, alle tattiche, e ai programmi imposti dall’alto, in sede di governo.
Un minimo di organizzazione esiste; logicamente c’è un organo direttivo centrale che funziona sempre collegialmente e ha la sede a Roma, e ci sono degli organi regionali, presieduti da un Consigliere.
Ogni fedele dell’Opus Dei con libera e responsabile azione personale, con spontaneità apostolica e agendo con piena libertà, –formando la propria coscienza di fronte alle decisioni da prendere –, agisce con autonomia nella sua vita secolare, nelle realtà temporali in cui è inserito, con opzioni, criteri e modi di agire differenti. Ed è così che si produce la “disorganizzazione”, il giusto e necessario pluralismo che è una caratteristica essenziale del buono spirito dell’Opus Dei e che a me è sembrato sempre l’unico modo retto e giusto di concepire l’apostolato dei laici.


Colloqui, 19

4. Come si è sviluppata e come si è evoluta l’Opus Dei dopo la fondazione?
San Josemaría in Venezuela. 1974
San Josemaría in Venezuela. 1974
Intendo dire che noi attribuiamo un’importanza primaria e fondamentale alla “spontaneità apostolica della persona”, alla sua libera e responsabile iniziativa, sotto la guida dello Spirito Santo, e non alle strutture organizzative, agli ordini, alle tattiche, e ai programmi imposti dall’alto, in sede di governo.
Un minimo di organizzazione esiste; logicamente c’è un organo direttivo centrale che funziona sempre collegialmente e ha la sede a Roma, e ci sono degli organi regionali, presieduti da un Consigliere.
Ogni fedele dell’Opus Dei con libera e responsabile azione personale, con spontaneità apostolica e agendo con piena libertà, –formando la propria coscienza di fronte alle decisioni da prendere –, agisce con autonomia nella sua vita secolare, nelle realtà temporali in cui è inserito, con opzioni, criteri e modi di agire differenti. Ed è così che si produce la “disorganizzazione”, il giusto e necessario pluralismo che è una caratteristica essenziale del buono spirito dell’Opus Dei e che a me è sembrato sempre l’unico modo retto e giusto di concepire l’apostolato dei laici.

Colloqui, 26

5. Come vede il futuro dell’Opus Dei?
L’Opus Dei è molto giovane. Il nostro compito è di collaborare con tutti gli altri cristiani nella grande missione di essere testimoni del Vangelo; di ricordare che la buona novella può vivificare qualsiasi situazione umana. Il lavoro che ci attende è grande. È un mare senza sponde perchè, finché ci saranno uomini sulla terra, per quanto cambino le forme tecniche della produzione, essi avranno pur sempre un lavoro da poter offrire a Dio, da poter santificare.
Colloqui, 57

L’Opus Dei non ha nessun indirizzo economico o politico in nessun paese del mondo. Non propone nessuna strada determinata, né di tipo economico, né politico, né culturale. Ogni fedele in questi campi ha piena libertà di pensare e di agire come meglio crede. Nelle realtà temporali i membri sono completamente liberi: nell’Opera trovano posto persone di tutte le tendenze politiche, culturali, sociali ed economiche che la coscienza cristiana può ammettere.
I fini dell’Opus Dei sono esclusivamente spirituali e apostolici. Dai suoi membri esige solo che vivano da cristiani, che si sforzino di modellare la propria vita sugli ideali evangelici. Non si immischia perciò in alcun modo nelle questioni temporali.

6. L’Opus Dei ha un suo indirizzo economico o politico?

Colloqui, 48

7. Si può pensare che l’Opus Dei abbia relazione con le attività o gli incarichi che alcuni membri occupano in aziende e in gruppi di una certa importanza?

I fedeli dell’Opus Dei godono di piena libertà e lavorano sotto la propria responsabilità nel vastissimo campo delle attività umane: economia, politica, cultura, arte, filosofia, ecc. Essi conoscono bene la realtà della propria libertà individuale e in tal modo devono rispettare la libertà altrui.


8. Come risponde a coloro che parlano di segreti nell’Opus Dei? Alcuni pensano che è organizzata come una società segreta.

L’accusa di segreto, è una storia vecchia. Per molti anni una potente organizzazione si è dedicata a falsificare quello che non conosceva. Si ostinavano a considerarci religiosi e si domandavano: perchè non pensano tutti allo stesso modo? Perchè non portano abito o distintivo? E arrivavano alla illogica conclusione che noi costituissimo una società segreta.
Ma una migliore conoscenza della realtà e un superamento di gelosie infondate hanno permesso di chiudere questa triste e calunniosa vicenda.

Colloqui, 34

Colloqui, 30

9. Con quali criteri lei giudica il successo dell’Opus Dei?

Certamente oggi l’Opera è estesa in tutto il mondo, e io stesso mi sorprendo; non vi trovo alcuna spiegazione umana; vi trovo soltanto la volontà di Dio, poichè “lo Spirito soffia dove vuole”. Tutto questo è per me motivo di ringraziamento, di umiltà e di supplica a Dio perchè mi aiuti sempre a servirlo.
Il criterio con cui misuro e giudico le cose è: santità e frutti di santità. L’apostolato di ogni membro dell’Opus Dei è quello che ognuno realizza con la testimonianza della propria vita e con la sua parola, nei rapporti abituali con amici e colleghi di professione. Chi può misurare l’efficacia soprannaturale di questo apostolato silenzioso e umile? Non si può misurare il valore dell’esempio di un amico leale e sincero, o l’influenza di una buona madre in seno alla famiglia.

Colloqui, 31

10. L’ambiente peculiare della Spagna negli anni 40-70 avrebbe facilitato la crescita dell’Opus Dei?
Mi spiace dirlo ma si tratta del Paese in cui è costato più lavoro e più sacrificio far attecchire l’Opera, come pure le opere collettive di apostolato.
Nella sua espansione internazionale lo spirito dell’Opera ha trovato immediata eco e cordiale accoglienza in tutti i paesi. Se vi sono state difficoltà, ciò è avvenuto a motivo delle falsità che provenivano proprio dalla Spagna.
Se il nostro lavoro è ben sviluppato in Spagna, come del resto nelle altre nazioni, lo si deve al fatto che il lavoro spirituale nacque là. Ma ormai da anni gli spagnoli sono soltanto una minoranza in seno all’Opera.

Colloqui, 33

11. Perchè se nell’Opus Dei ogni membro ha la stessa libertà di qualsiasi altro cristiano di avere e manifestare le proprie opinioni, alcuni pensano che essa sia un’organizzazione monolitica in campo temporale?
Tale opinione non mi sembra molto diffusa, ma è cosa certa che chiunque abbia un minimo d’informazione sulle vicende spagnole non può misconoscere la realtà del pluralismo esistente tra i fedeli dell’Opera.
Altro motivo di confusione può essere il pregiudizio inconscio di persone che hanno mentalità di partito unico o in campo politico o in campo spirituale. Chi ha tale mentalità e pretende che tutti pensino allo stesso modo, trova difficile credere che qualcuno sia capace di rispettare la libertà degli altri, attribuendo all’Opera il carattere monolitico proprio dei gruppi di cui fa parte.

Colloqui, 50

12. Come si inserisce l’Opus Dei nell’Ecumenismo?
Sono parechi, in effetti, i fratelli separati (tra loro ci sono pastori e vescovi delle rispettive confessioni) che si sentono attratti dallo spirito dell’Opus Dei e collaborano ai nostri apostolati. E sono ogni giorno più frequenti le manifestazioni di simpatia e di intesa cordiale che nascono dal fatto che i membri dell’Opus Dei hanno come cardine della loro spiritualità il semplice proposito di dare responsabile attuazione agli impegni e alle esigenze battesimali del cristiano.
Il desiderio di santificare il proprio lavoro professionale, il vivere nella realtà secolare ma con lo spirito e l’amore delle anime contemplative, il primato che nelle nostre attività vien dato alla persona, all’azione dello Spirito Santo, al rispetto della dignità e della libertà che nascono dalla filiazione divina sono punti di facile incontro, dove i fratelli separati scoprono che nella gran parte dei presupposti dottrinali anche noi cattolici abbiamo posto tante fondate speranze ecumeniche.

Colloqui, 22

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