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Nunzio Apostolico in Bosnia ed Erzegovina. Sarajevo, 25 giugno 2009

Arcivescovo Alessandro D'Errico

Tag: Opus Dei
Mons. Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico in Bosnia ed Erzegovina
Mons. Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico in Bosnia ed Erzegovina
Ho accolto volentieri l'invito del Prof. Caneva a celebrare questa Santa Messa nelle festa liturgica di San Josemaria Escrivá de Balaguer, soprattutto per due motivi. Anzitutto ritengo che San Josemaria sia stato un Santo che ha segnato profondamente il secolo scorso, con la sua opera e il suo apostolato, che per molti aspetti hanno precorso e preparato il Concilio Vaticano II. In secondo luogo, ritengo che il suo messaggio e il suo insegnamento siano molto vivi ed attuali per i nostri tempi: per noi e per tutti i cristiani.

Di lui mi colpiscono due aspetti:

a. Da un punto di vista umano, vorrei menzionare le sue qualità di mente e di cuore, e il grande senso organizzativo.

Come sapete, nacque a Barbastro, in Spagna, nel 1912. Ricevette l'ordinazione sacerdotale a 23 anni (nel 1925), poi si trasferì a Madrid per gli studi di giurisprudenza. A 26 anni - nel 1928 - già "vide” con chiarezza che il Signore voleva affidargli una missione particolare: quella di iniziare nella Chiesa un nuovo ''cammino", per promuovere la santità di tutti i battezati attraverso il lavoro ordinario, in mezzo al mondo. Nacque così l´Opus Dei, a cui egli si dedicò anima e corpo per tutta la vita. Morì a Roma il 26 giugno 1975 (34 anni fa). In quel momento l´Opus Dei era già presente nei cinque continenti, con più di 60.000 membri, di 80 nazionalità (oggi sono 85.000; e i suoi scritti erano già diffusi in milioni di copie e tradotti in decine di lingue.

b. Da un punto dì vista spirituale, mi colpisce l'intuizione centrale del suo insegnamento, che è alla base dell'Opus Dei. E cioè: la santità non è una questione riservata solo ad un gruppo privilegiato, come pur saremmo tentati di pensare: ad alcune persone che hanno avuto da Dio particolari predisposizioni e carismi speciali. Al contrario, tutti i battezzati sono chiamati ad essere santi. E ciò può avvenire -deve avvenire - nelle circostanze concrete della vita di ogni giorno, svolgendo con spirito cristiano i propri impegni, e compiendo coscienziosamente il proprio lavoro. Di lui si può dire che fu il santo dell'ordinario perché era convinto che per chi vive in un'ottica di fede tutto diventa occasione di incontro con Dio e stimolo alla preghiera, e così tutto diventa via e mezzo per la santità.

Nei giorni scorsi, pensando alla nostra celebrazione eucaristica in onore di San Josemaría Escrivá de Balaguer, mi sono posto soprattutto una domanda: Cosa può insegnare a noi oggi il fondatore dell'Opus Dei? La risposta è stata facile: può insegnare molto, come ogni grande figura di santo. Egli fu un contemplativo in mezzo al mondo: la sua vita interiore e il suo apostolato erano alimentati dalla preghiera e dai sacramenti. Aveva un amore appassionato per l´Eucarestia; faceva della Santa Messa il centro e la radice della sua vita. Aveva una fedeltà assoluta alla Chiesa e al Papa. Nutriva una forte devozione per Maria, San Giuseppe e gli Angeli Custodi. Perciò egli è stato - ed è - modello e ispirazione per tanti cristiani. E certamente può esserlo anche per noi.

Ma soprattutto l'idea centrale del suo apostolato - santità per tutti, in mezzo al mondo, attraverso il lavoro ordinario - mi pare particolarmente ispirata da Dio per le necessità dei nostri tempi.

Allora mi chiedo: Come vivere questo suo messaggio? Come incarnare nella nostra vita il suo insegnamento? Vorrei limitarmi ad indicare qualche breve pista di riflessione, richiamando alcuni elementi del recente magistero dei Papi sulla spiritualitá del lavoro.

a. Anzitutto, bisogna chiarire bene il punto dì partenza: E cioè, è necessario guardare al lavoro in un'ottica di fede cristiana, che è ben diversa da quella del mondo.

C'è sempre il rischio di una visione secolarizzata del lavoro. Basta guardarsi attorno. Un po' tutti pensano al lavoro solo come mezzo per assicurarsi il necessario per la vita; oppure, come un modo di autoaffermazione nella società. Le conseguenze di questa visione secolarizzata possiamo purtroppo sperimentarle tanto spesso: corruzione sensa scrupoli, ingiustizie e prevaricazioni verso le fasce sociali più deboli, tensioni frequenti con gli altri, e anche tanta insoddisfazione e inquietudine.

Al contrario, l´insegnamento di San Josemaría ci dice che è necessario guardare al lavoro in una prospettiva di fede, che è quella indicata dalla prima pagina dalla Sacra Scrittura, che abbiamo ascoltato: "Riempite la terra, assoggettatela, dominate sopra i pesci del mare, su tutti gli uccelli del cielo e sopra tttii gli animali che si muovono sopra la terra". E cioè, Dio ci vuole suoi collaboratori, nell'opera che ha iniziato con la creazione. Poteva fare tutto da solo, una volta per sempre. Ha voluto affidare a noi il compito - la missione - di sviluppare le potenzialità del creato.
Bosnia ed Erzegovina
Bosnia ed Erzegovina

In questa luce mi piace leggere anche la parabola dei talenti, proposta dal Vangelo. Tutti abbiamo ricevuto dei talenti - chi più, chi meno. Ma tutti abbiamo il dovere di fare buon uso dei talenti ricevuti. Nessuno può delegare ad altri le proprie responsabilità. Ciascuno deve sentirsi chiamato a fare la propria parte di collaboratore dell'opera di Dio iniziata con la creazione.

b. Da questo punto di partenza vengono dei corollari importanti, che San Josemaría intuì bene.

1. Compiendo bene - con senso cristiano- il proprio lavoro, siamo in piena comunione con Dio. Così il lavoro diventa preghiera, via di santìfìcazione. Perche questa è la preghiera: essere in unione con Dio.

2. Certamente San Josemaría si rendeva conto delle difficoltà che talvolta si presentano nello svolgimento delle proprie attività, dall'esterno e dentro noi stessi. Ma è soprattutto allora che bisogna guardare a Gesù sulla Croce, e offrire a Lui la nostra sofferenza per la redenzione del mondo. In questo modo il lavoro diventa mezzo di purificazione personale e di redenzione del mondo insieme a Gesù sulla Croce.

3. Il lavoro è partecipazione all'opera di Dio nella creazione, unione profonda con Lui. Ma Dio è Amore; e ci invita a partecipare del suo dinamismo di vita, che è amore. Sicché, ogni cosa che facciamo, siamo chiamati a farla come Lui, con amore e per amore verso i fratelli che incontriamo per le strade del mondo. Così il lavoro diventa via pratica di amore, e di servizio per il prossimo.

Miei cari fratelli e sorelle, consentitemi di invitarvi a pensare in questa prospettiva al lavoro che vi attende, come professionisti del diritto: sarete colaboratori di Dio, per una società più giusta; potrete innalzare Dio una preghiera intensa, a Lui gradita, con l'adempimento coscienzioso delle vostre responsabilità; potrete con Gesù sulla Croce realizzare il grande mistero della redenzione del mondo; potrete fare un gran bene al prossimo, servendolo con criteri ispirati all'amore di Dio.

L'augurio che formulo a voi, con tanta fiduciosa speranza, è che anche voi -come tanti che ispirano a San Josemaría le proprie attività -possiate trovare nella pratica del suo insegnamento tanta gioia interiore e motivazioni per il vostro servizio alla società e alle Nazioni.

Benedica Dio i vostri propositi e le vostre aspirazioni. Possa la potente intercessione di San Josemaría Escrivá de Balaguer ottenere a voi luce dello Spirito, per vedere in profondità la missione grande a cui siete chiamati.

Amen!