Per i più giovani

I primi anni

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Fin da allora, quel sacerdote aveva molti giovani amici, a cui chiedeva di aiutarlo a far compagnia ai malati degli ospedali. Uno di loro era Luis Gordon, che diventò anche lui dell’Opus Dei. Una volta, mentre don Josemaría parlava con un tubercoloso, gli disse.
- Luis, puoi pulire questo vaso da notte, per favore?

Vedendolo pieno di sporcizia e di sputi, a Luis sfuggì un gesto di ripugnanza; ma andò a pulirlo, senza dire nulla. Don Josemaría vide Luis che lo puliva a fondo, mentre diceva a Gesù, col volto raggiante:
- Gesù, che faccia buon viso!

Don Josemaría si rallegrò molto, perché Luis stava facendo qualcosa per gli altri, benché gli costasse molto.

In quei primi anni a Madrid, Josemaría lavorò in una chiesa, detta del Patronato di S. Elisabetta, dove delle suore facevano catechesi e si occupavano di molti poveri.

Tutti i giorni, don Josemaría si sedeva nel confessionale, per confessare le persone che andavano a chiedere perdono a Dio dei loro peccati. Mentre era seduto lì, di prima mattina sentiva un rumore metallico dentro la chiesa, ma non capiva di cosa si trattasse, perché dal confessionale non vedeva la porta della strada. Un giorno, sentendo di nuovo quel rumore, uscì rapidamente dal confessionale e vide un lattaio che entrava con i suoi secchi.
- Ma cosa fai?, gli chiese don Josemaría.
- Io, Padre, vengo qui tutte le mattine, apro la porta e saluto il Signore. Gli dico: Gesù, ecco qua Giovanni il lattaio.

Commosso dalla confidenza che quell’uomo aveva con Dio, don Josemaría passò il resto del giorno a dire a Gesù:
- Signore, ecco qua questo poveraccio, che non ti sa amare come Giovanni il lattaio.


Appena possibile, prese in affitto un appartamento, in cui potessero alloggiare studenti universitari. Così lui poteva parlare loro di Dio e aiutarli ad essere cristiani migliori. In quella casa viveva anche una delle prime persone dell’Opus Dei, che si chiamava Riccardo. All’inizio, oltre a studiare e a prendere buoni voti, dovevano occuparsi di molti lavori di casa: facevano i letti, spazzavano le stanze, lavavano i piatti e apparecchiavano la tavola. Cercavano di farlo molto bene e così lo offrivano a Dio.

Pochi mesi dopo, Josemaría dovette andarsene da Madrid, perché in Spagna era scoppiata una guerra e la sua vita era in pericolo. Quando finirono le battaglie, rientrò nella capitale e vide che le bombe avevano distrutto la casa, che era un cumulo di rovine: bisognava ricominciare da capo.

Don Josemaría e i primi che lo aiutavano a far conoscere l’Opus Dei a molte persone lavoravano sodo durante la settimana – erano architetti, ingegneri e di molte altre professioni – e ogni sabato andavano in treno in altre città, per conoscere persone a cui spiegare che potevano essere sante, facendo molto bene il loro lavoro, offrendolo a Dio, e trattando bene i loro parenti e amici.

Il vescovo di Madrid, che si chiamava don Leopoldo, volle dare la prima approvazione all’Opera, perché tutti sapessero che era un’istituzione molto amata dalla Chiesa. Vent’anni dopo, tutti i vescovi del mondo si riunirono a Roma, insieme al Papa. Volevano ricordare a tutti i cristiani che siamo chiamati ad essere santi. Josemaría ne fu molto felice, perché era ciò che stava predicando da molti anni.


Ben presto, S. Josemaría comprese che era necessario che alcuni dell’Opus Dei diventassero sacerdoti, per servire la Chiesa e curare spiritualmente le persone dell’Opera e i loro amici. Uno di loro, don Alvaro, lavorò molti anni accanto al Fondatore e- quando anni dopo Josemaría morì e andò in Cielo – divenne il suo successore a capo dell’Opus Dei.

Poiché Dio voleva che l’Opus Dei si estendesse in tutto il mondo, nel 1946 Josemaría andò a Roma, dove viveva e vive il Papa. Fece il viaggio in nave da Barcellona e nel mare si scatenò una tempesta tale che poco mancò che affondassero.

Appena arrivato a Roma, andò ad abitare con alcune persone dell’Opus Dei che vivevano già lì, in un appartamento vicino a Piazza S. Pietro. Dal balcone si vedevano le finestre delle stanze del Papa e il Fondatore, pieno di emozione, trascorse la sua prima notte a Roma a pregare per il successore di S. Pietro. Il Papa rappresenta Gesù sulla terra: per questo Josemaría gli voleva così bene.

Ben presto arrivarono a Roma studenti da tutto il mondo, per stare vicini al fondatore e imparare da lui. Comprarono una casa più grande e dovettero fare molti lavori, per cui mancavano sempre i soldi; ma non perdevano il buon umore e non si lamentavano. Un giorno d’estate, mentre parlavano dopo pranzo, don Josemaría domandò.
- Quanti soldi abbiamo in cassa?
- Pochi spiccioli, gli risposero.
- Allora andate a comprare dei gelati, che poi ce la caveremo, disse. Tutti risero felici, perché avevano pochi soldi e non potevano quasi mai mangiare gelati.


A poco a poco molti sogni divennero realtà, e cominciarono ad esserci persone dell’Opus Dei in tutti i continenti del mondo. Per aiutare tutti e poter parlare loro di Gesù, avviarono centri per contadini, università, scuole, ospedali e molte altre iniziative.

Ma, soprattutto, c’era sempre più gente che imparava da don Josemaría a fare molto bene il proprio lavoro, per poterlo così donare a Dio. Perché a nessuno piace donare una cosa brutta o fatta male. Molti divennero dell’Opus Dei; la maggior parte sono persone sposate, per le quali il matrimonio è la strada per arrivare in Cielo.

E arrivò il 26 giugno 1975. Entrando nel suo studio, a mezzogiorno, Josemaría ebbe un arresto cardiaco. Morì poco dopo. Accadde davanti a un quadro della Madonna di Guadalupe, che guardava sempre con affetto, perché è la Madre di Dio e anche madre nostra.

Da allora molte persone hanno cominciato a pregare don Josemaría, perché sono convinte che è in Cielo, e a chiedergli grazie grandi e piccole. Il 6 ottobre 2002, a Roma, ebbe luogo la sua canonizzazione. Centinaia di migliaia di persone seguirono di persona, e molte di più alla radio e alla televisione, la cerimonia in cui Papa Giovanni Paolo II proclamò Josemaría Escrivá santo. Ci ha insegnato così che non è poi tanto difficile arrivare in Cielo!