HomeDomande e Risposte14 domande sulla famiglia
Domande e Risposte

14 domande sulla famiglia

Tag: Fede, Figli, Libertà, Famiglia, Vocazione
Che cos'è la famiglia? Come si può essere un buon padre o una buona madre? Qual è il compito della famiglia nell'educazione dei figli? Come coniugare l'autorità e la libertà? Come vivere la fiducia reciproca nella vita quotidiana?

"Che cos’è la famiglia?" si chiede Papa Francesco, e risponde: "Al di là dei suoi problemi più pressanti e delle sue necessità perentorie, la famiglia è un “centro di amore”, dove regna la legge del rispetto e della comunione, capace di resistere all’impeto della manipolazione e della dominazione da parte dei “centri di potere” mondani.
Nel cuore della famiglia, la persona si integra con naturalezza e armonia in un gruppo umano, superando la falsa opposizione tra individuo e società. In seno alla famiglia, nessuno viene messo da parte: vi troveranno accoglienza sia l’anziano sia il bambino. La cultura dell’incontro e del dialogo, l’apertura alla solidarietà e alla trascendenza hanno in essa la sua origine.
Per questo, la famiglia costituisce una grande 'ricchezza sociale'. In questo senso, vorrei sottolineare due apporti primari: la stabilità e la fecondità.
Messaggio del Santo Padre Francesco al I Congresso Latinoamericano di Pastorale Familiare, 5-VIII-2014

Riportiamo qui di seguito 14 risposte di San Josemaría a domande sull'amore in famiglia, i conflitti familiari, la relazione tra genitori e figli, l'educazione dei figli e la fede in famiglia.

1- Come far sì che l'amore riempia la vita famigliare?

2- Come fare ad essere un buon padre o una buona madre?

3- L'ambiente che circonda i figli influisce anche sulla loro educazione, sul loro modo di vedere le cose. Qual è il compito della famiglia nell'educazione dei figli?

4- Come risolvere il problema che sentono oggi molti genitori, della mancanza di tempo per stare con i figli, per la vita famigliare? Molte volte quando la madre lavora fuori, pesano su di lei le esigenze della casa; quando invece si dedica completamente alla famiglia, avverte una limitazione delle proprie possibilità. Lei che cosa direbbe alle donne che provano tali contraddizioni? Come conciliare la vita professionale e famigliare?

5- Educare nella pratica non è un problema semplice; può indicarci qualche segreto per l'educazione dei figli?

6- Come conciliare l'autorità con la libertà?

7- Può precisare meglio che cosa significano fiducia e comprensione tra genitori e figli? Come vivere la fiducia reciproca giorno dopo giorno?

8- È giustificato l'atteggiamento di alcuni genitori di imporre ai figli la scelta dell'indirizzo degli studi o della professione, del fidanzato o di un certo modo di vivere, opponendosi a volte se si tratta di seguire la chiamata di Dio per dedicarsi al servizio delle anime? Non sarebbe meglio lasciarli liberi perché possano raggiungere la maturità personale?

9- Senza dubbio tutti desiderano avere una stabile pace domestica. Però nella convivenza quotidiana nel matrimonio e nella famiglia ci sono piccoli attriti e grandi arrabbiature, difficoltà più o meno obiettive e molte volte diversità di pareri o di punti di vista fra genitori e figli. Come si possono superare questi conflitti?

10- Che fare quando un figlio prospetta ai genitori una donazione completa a Dio?

11- Abbiamo parlato dei compiti dei genitori, ma che cosa devono fare i figli per la famiglia?

12- Come si manifesta la fede in famiglia?

13- È importante la preghiera in famiglia?

14- È opportuno che in famiglia si preghi insieme?


1. Come far sì che l'amore riempia la vita famigliare?
Quando penso ai focolari cristiani, mi piace immaginarli luminosi e allegri, come quello della Sacra Famiglia. Ogni focolare cristiano deve essere un'oasi di serenità in cui, al di sopra delle piccole contrarietà quotidiane, si avverte — come frutto di una fede reale e vissuta — un affetto intenso e sincero, una pace profonda.

Gli sposi sono chiamati a santificare il loro matrimonio e a santificare se stessi in questa unione. Commetterebbero perciò un grave errore se edificassero la propria condotta spirituale volgendo le spalle alla famiglia o al margine di essa. La vita famigliare, i rapporti coniugali, la cura e l'educazione dei figli, lo sforzo economico per sostenere la famiglia, darle sicurezza e migliorarne le condizioni, i rapporti con gli altri componenti della comunità sociale: sono queste le situazioni umane più comuni che gli sposi cristiani devono soprannaturalizzare.

La fede e la speranza si devono manifestare nella serenità con cui si affrontano i problemi piccoli o grandi che sorgono in ogni famiglia e nello slancio con cui si persevera nel compimento del proprio dovere. In tal modo, ogni cosa sarà permeata di carità: una carità che porterà a condividere le gioie e le eventuali amarezze; a saper sorridere dimentichi delle proprie preoccupazioni per prendersi cura degli altri; ad ascoltare il proprio coniuge e i figli, dimostrando loro che li si ama e li si comprende davvero; a superare i piccoli attriti che l'egoismo tende a ingigantire; a svolgere con un amore sempre nuovo i piccoli servizi di cui è intessuta la convivenza quotidiana.

Si tratta di santificare giorno per giorno la vita domestica, creando con l'affetto reciproco un autentico ambiente di famiglia. Per santificare ogni giornata si devono esercitare molte virtù cristiane, quelle teologali in primo luogo, poi tutte le altre: la prudenza, la lealtà, la sincerità, l'umiltà, la laboriosità, la gioia...

Vuoi un segreto per essere felice? Dònati agli altri e servili, senza attenderti che te ne siano grati.

2. Come fare ad essere un buon padre o una buona madre?
Se dovessi dare un consiglio ai genitori, direi soprattutto questo: fate che i vostri figli — che fin da bambini, non illudetevi, notano e giudicano tutto — vedano che voi cercate di vivere con coerenza la vostra fede, che Dio non è solo sulle vostre labbra, ma è presente nelle vostre opere, che vi sforzate di essere sinceri e leali, che vi amate e li amate veramente.

I genitori educano soprattutto con la loro condotta. Quello che i figli e le figlie cercano nel padre e nella madre non è soltanto un'esperienza più vasta della loro, o consigli più o meno giusti, ma qualcosa di più importante: una testimonianza sul valore e sul senso della vita, una testimonianza incarnata in un'esistenza concreta, convalidata nelle diverse circostanze e situazioni che si avvicendano lungo l'arco degli anni.

Secondo me, il comportamento delle madri è l'esempio più chiaro di questa unione pratica della giustizia con la carità. Amano con identico affetto tutti i loro figli, e proprio questo amore le induce a trattarli in maniera diversa — con giustizia 'disuguale' —, perché ciascuno è diverso dagli altri.

Così contribuirete efficacemente a fare di loro dei veri cristiani, uomini e donne integri, capaci di affrontare con spirito aperto le diverse situazioni della vita, capaci di porsi al servizio dei loro simili, di contribuire alla soluzione dei grandi problemi dell'umanità, e di testimoniare Cristo nella società a cui domani apparterranno.

3. L'ambiente che circonda i figli influisce anche sulla loro educazione, sul loro modo di vedere le cose. Qual è il compito della famiglia nell'educazione dei figli?
I genitori sono i principali educatori dei figli, sia nell'aspetto umano che in quello soprannaturale, e devono sentire la responsabilità di questa missione che esige comprensione, prudenza, capacità di insegnare e, soprattutto, di amare; nonché l'impegno di dare buon esempio. L'imposizione autoritaria e violenta non è una buona risorsa educativa. L'ideale per i genitori consiste piuttosto nel farsi amici dei figli: amici ai quali si confidano le proprie inquietudini, con cui si discutono i diversi problemi, dai quali ci si aspetta un aiuto efficace e sincero.

La paternità e la maternità non si esauriscono nel momento in cui il figlio nasce: la facoltà di generare — partecipazione al potere di Dio — deve continuare poi come cooperazione all'opera dello Spirito Santo e culminare nella formazione di uomini e donne autenticamente cristiani.

4. Come risolvere il problema che sentono oggi molti genitori, della mancanza di tempo per stare con i figli, per la vita famigliare? Molte volte quando la madre lavora fuori, pesano su di lei le esigenze della casa; quando invece si dedica completamente alla famiglia, avverte una limitazione delle proprie possibilità. Lei che cosa direbbe alle donne che provano tali contraddizioni? Come conciliare la vita professionale e famigliare?
Il problema che lei riscontra nella donna, non le è esclusivo: pur con circostanze diverse, molti uomini sperimentano talvolta una situazione analoga.

Comunque, occorre mettere in pratica anche dei piccoli rimedi, che sembrano banali, ma non lo sono affatto: se si hanno molte cose da fare, bisogna stabilire un ordine, organizzarsi.

È necessario che i genitori trovino il tempo di stare con i figli e parlare con loro. I figli sono la loro cosa più importante: più degli affari, più del lavoro, più dello svago.

In queste conversazioni bisogna ascoltarli con attenzione, sforzarsi di comprenderli, saper riconoscere la parte di verità — o tutta la verità — che può esserci in alcune loro ribellioni. E allo stesso tempo bisogna aiutarli a incanalare rettamente ansie e aspirazioni, insegnando loro a riflettere sulla realtà delle cose e a ragionare. Non si tratta di imporre una determinata linea di condotta, ma di mostrare i motivi, soprannaturali e umani, che la raccomandano. In una parola, si tratta di rispettare la loro libertà, poiché non c'è vera educazione senza responsabilità personale, né responsabilità senza libertà.

5. Educare nella pratica non è un problema semplice; può indicarci qualche segreto per l'educazione dei figli?
Il segreto del successo è sempre la fiducia: che i genitori sappiano educare in un clima di famigliarità

Ascoltate i vostri figli, dedicate loro anche il tempo vostro, date fiducia, credete a ciò che vi dicono, anche se talvolta vi ingannano; non meravigliatevi delle loro "contestazioni", giacché anche voi alla loro età siete stati più o meno contestatori; andate loro incontro, a metà strada, e pregate per loro. Se agirete secondo questo stile cristiano, quando essi avranno delle legittime curiosità, anziché rivolgersi a un amico volgare e senza pudore, si rivolgeranno a voi con semplicità.

La vostra fiducia, il vostro contegno amichevole, riceveranno come risposta la loro sincerità. E tutto questo — anche se permangono piccoli contrasti e incomprensioni di poco conto — è quello che si chiama pace famigliare, vita cristiana.

6. Come conciliare l'autorità con la libertà?
Consiglio sempre i genitori di cercare di farsi amici dei loro figli. Si può sempre armonizzare l'autorità paterna, necessaria all'educazione, con un sentimento di amicizia che porta a mettersi in qualche modo allo stesso livello dei figli.

Il segreto del successo è sempre la fiducia: che i genitori sappiano educare in un clima di famigliarità
I ragazzi - anche quelli che sembrano meno docili e affezionati - desiderano sempre in cuor loro questa vicinanza, questa fraternità con i genitori. Il segreto del successo è sempre la fiducia: che i genitori sappiano educare in un clima di famigliarità, senza mai dare un'impressione di sfiducia; sappiano concedere la giusta libertà e insegnino ad amministrarla con responsabile autonomia.

È preferibile che qualche volta si lascino ingannare: la fiducia data ai figli fa sì che essi stessi provino vergogna di averne abusato e si correggano; se invece non hanno libertà, se vedono che non c'è fiducia in loro, si sentiranno spinti ad agire sempre con sotterfugi.

Dirò di più: dato che in questo terreno nessuno può pretendere di essere in possesso della verità assoluta, un reciproco rapporto affettuoso è un buon sistema per imparare dagli altri quello che essi ci possono insegnare; e per fare sì che gli altri, se vogliono, imparino a loro volta qualcosa da quanti vivono con loro. E sempre c'è un "qualcosa".

Non è cristiano e neppure umano che una famiglia si divida per questioni del genere. Quando si capisce fino in fondo il valore della libertà, quando si ama appassionatamente questo dono divino, si ama il pluralismo che la libertà necessariamente comporta.

7. Può precisare meglio che cosa significano fiducia e comprensione tra genitori e figli? Come vivere la fiducia reciproca giorno dopo giorno?
L'amicizia di cui parlo - il sapersi mettere allo stesso livello dei figli ed aiutarli a parlare fiduciosamente dei loro piccoli problemi - rende possibile una cosa che ritengo di vitale importanza: che siano i genitori a far conoscere ai figli l'origine della vita, in modo graduale, adattandosi alla loro mentalità e alla loro capacità di capire, prevenendo un po' la loro naturale curiosità; bisogna evitare che i ragazzi avvolgano di malizia questa materia, e che apprendano cose - in sé nobili e sante - attraverso le malevoli confidenze dei compagni. Tutto ciò costituisce di solito un passo importante nel consolidamento dell'amicizia tra genitori e figli perché impedisce che si crei una frattura nel momento stesso in cui comincia a destarsi la vita morale.

D'altra parte, i genitori devono cercare di conservare giovane il loro cuore, per riuscire così ad accogliere con simpatia le giuste aspirazioni dei figli e perfino le loro stravaganze. La vita cambia e ci sono parecchie cose nuove che magari a noi non piacciono - è pure possibile che oggettivamente non siano migliori delle vecchie -, ma che non sono cattive: si tratta semplicemente di modi diversi di vivere; ed è tutto qui. In più di un caso i conflitti sorgono perché si dà importanza a piccolezze su cui invece, con un po' di prospettiva e di senso dell'umorismo, si può transigere.

8. È giustificato l'atteggiamento di alcuni genitori di imporre ai figli la scelta dell'indirizzo degli studi o della professione, del fidanzato o di un certo modo di vivere, opponendosi a volte se si tratta di seguire la chiamata di Dio per dedicarsi al servizio delle anime? Non sarebbe meglio lasciarli liberi perché possano raggiungere la maturità personale?
È chiaro che le scelte che decidono il corso di una vita vanno prese personalmente da ciascuno, con libertà, senza nessun tipo di coercizione o di pressione.

Questo non vuol dire che non sia di solito necessario l'intervento di altre persone. Proprio perché si tratta di passi decisivi che riguardano tutta la vita e dato che la felicità dipende in gran parte dal modo in cui si compiono, è necessario agire con serenità evitare la precipitazione, procedere con senso di responsabilità e prudenza. Gran parte della prudenza consiste appunto nel chiedere consiglio: sarebbe presunzione - che di solito si paga cara - ritenersi in grado di decidere senza la grazia di Dio e senza il calore e la luce che altre persone, soprattutto i nostri genitori, ci possono dare.

I genitori possono e devono fornire ai figli un aiuto prezioso, aprendo loro nuovi orizzonti
I genitori possono e devono fornire ai figli un aiuto prezioso, aprendo loro nuovi orizzonti, comunicando la propria esperienza, facendoli riflettere, in modo che non si lascino trasportare da stati d'animo passeggeri, e avviandoli a una valutazione realistica delle cose. Quest'aiuto verrà fornito dai genitori personalmente, con i loro consigli, oppure invitando i figli a rivolgersi a persone competenti: a un amico leale e sincero, a un sacerdote preparato e zelante, a un esperto di orientamento professionale.

Il consiglio non toglie però la libertà, ma fornisce elementi di giudizio e quindi allarga le possibilità di scelta, evitando l'influenza di fattori irrazionali nella decisione. Dopo aver prestato ascolto al parere degli altri, e aver ponderato ogni cosa, arriva il momento della scelta, e allora nessuno ha il diritto di far violenza alla libertà. I genitori devono fare attenzione a non cedere alla tentazione di proiettarsi indebitamente nei propri figli - di costruirli secondo i propri gusti -, perché devono rispettare le inclinazioni e le capacità che Dio dà a ciascuno. Di solito quando esiste vero amore, tutto questo non è difficile. E anche nel caso estremo in cui il figlio prende una decisione che i genitori ritengono a ragione errata e prevedibile fonte di infelicità, nemmeno allora la soluzione sta nella violenza, ma nel comprendere e - più di una volta - nel saper rimanere al suo fianco per aiutarlo a superare le difficoltà e trarre eventualmente da quel male tutto il bene possibile.

9. Senza dubbio tutti desiderano avere una stabile pace domestica. Però nella convivenza quotidiana nel matrimonio e nella famiglia ci sono piccoli attriti e grandi arrabbiature, difficoltà più o meno obiettive e molte volte diversità di pareri o di punti di vista fra genitori e figli. Come si possono superare questi conflitti?
La mia risposta non può essere che una: convivere, comprendere, scusare.

Siamo sinceri: la famiglia unita è la cosa normale. Ci sono screzi, differenze, ma sono cose scontate e che, in un certo senso, contribuiscono a dare sapore alle nostre giornate. Sono cose senza importanza, che il tempo fa superare; rimane, invece, solo ciò che è stabile, cioè l'amore, l'amore vero, fatto di sacrificio, non di finzione, che porta a preoccuparsi gli uni degli altri, a intuire i piccoli problemi trovando con delicatezza la soluzione. E siccome è normale che le cose vadano così, la stragrande maggioranza delle persone mi ha capito molto bene quando, sin dagli anni venti, mi ha sentito chiamare "dolcissimo precetto" il quarto comandamento del Decalogo.

Il problema è vecchio, anche se oggi lo si costata forse con maggiore frequenza o in modo più acuto, dato il rapido ritmo di evoluzione che caratterizza la società attuale. È perfettamente comprensibile e naturale che i giovani e gli adulti vedano le cose in maniera diversa: è successo sempre così. Ci sarebbe da meravigliarsi, semmai, che un adolescente ragioni come un adulto. Tutti abbiamo provato moti di ribellione nei riguardi degli adulti, quando cominciavamo a formarci autonomamente un criterio; e tutti, man mano che passavano gli anni, abbiamo anche capito che i nostri genitori avevano ragione in tante cose, frutto della loro esperienza e del loro affetto. Spetta pertanto innanzitutto ai genitori - che hanno già attraversato l'età difficile - favorire la comprensione, con flessibilità, con prontezza di spirito, evitando con un amore intelligente ogni possibile conflitto.

10. Che fare quando un figlio prospetta ai genitori una donazione completa a Dio?
I genitori che amano davvero i loro figli e cercano sinceramente il loro bene, dopo aver offerto i loro consigli e le loro riflessioni, devono farsi da parte delicatamente, in modo che nulla si opponga alla libertà, a questo grande bene che rende l'uomo capace di amare e di servire Dio. Devono tener presente che Dio stesso ha voluto essere amato e servito in libertà, e rispetta sempre le nostre decisioni personali: «Dio lasciò l'uomo - dice la Bibbia - arbitro di sé stesso» (Sir 15, 14).

Quando dei genitori cattolici non comprendono tale vocazione, ritengo che abbiano fallito nella loro missione di formare una famiglia cristiana, e che non si siano nemmeno resi conto della dignità che il cristianesimo conferisce alla loro vocazione matrimoniale. Comunque, la mia esperienza nell'Opus Dei è molto positiva. Sono solito dire ai soci dell'Opera che il novanta per cento della loro vocazione lo devono ai genitori che li hanno saputi educare insegnando loro a essere generosi. Posso dirvi che, nella stragrande maggioranza dei casi - per non dire sempre -, i genitori non solo rispettano, ma amano la decisione dei figli e vedono subito nell'Opera un ampliamento della loro famiglia. Questa è una delle mie gioie più grandi, ed è un'altra prova che per essere molto divini bisogna essere anche molto umani.

11. Abbiamo parlato dei compiti dei genitori, ma che cosa devono fare i figli per la famiglia?
Anche i figli devono contribuire con qualche cosa. I giovani hanno sempre avuto una grande capacità di entusiasmo per le cose nobili, per gli ideali più alti, per tutto ciò che è autentico. È bene aiutarli a capire la bellezza semplice - a volte molto silenziosa, e sempre rivestita di naturalezza - che c'è nella vita dei loro genitori. Bisogna aiutarli a rendersi conto (senza farglielo pesare) dei sacrifici compiuti per loro, dell'abnegazione - spesso eroica -con cui hanno tirato avanti la famiglia. È bene che anche i figli imparino a non drammatizzare, a non fare la parte degli incompresi. Non dimentichino che saranno sempre in debito verso i genitori, e che la loro corrispondenza - non potranno mai pagare quello che devono - deve essere fatta di venerazione, di affetto grato, filiale.

12. Come si manifesta la fede in famiglia?
La fede e la speranza si devono manifestare nella serenità con cui si affrontano i problemi piccoli o grandi che sorgono in ogni famiglia e nello slancio con cui si persevera nel compimento del proprio dovere.

In tal modo, ogni cosa sarà permeata di carità: una carità che porterà a condividere le gioie e le eventuali amarezze; a saper sorridere dimentichi delle proprie preoccupazioni per prendersi cura degli altri; ad ascoltare il proprio coniuge e i figli, dimostrando loro che li si ama e li si comprende davvero; a superare i piccoli attriti che l'egoismo tende a ingigantire; a svolgere con un amore sempre nuovo i piccoli servizi di cui è intessuta la convivenza quotidiana.

13. È importante la preghiera in famiglia?
Penso che sia proprio questo il cammino migliore per dare ai figli un'autentica formazione cristiana. La Sacra Scrittura ci parla delle famiglie dei primi cristiani - la "Chiesa domestica", dice San Paolo (1 Cor 16, 19) - alle quali la luce del Vangelo dava un nuovo slancio, una nuova vita.

In tutti gli ambienti cristiani si sa per esperienza quali buoni risultati dia questa naturale e soprannaturale iniziazione alla vita di pietà, fatta nel calore del focolare. Il bambino apprende a situare il Signore tra i primi e più fondamentali affetti; impara a trattare Dio come Padre, la Madonna come Madre; impara a pregare seguendo l'esempio dei genitori. Quando tutto ciò si comprende, appare evidente il grande compito apostolico che i genitori sono chiamati a svolgere; e il loro dovere di vivere sinceramente la vita di pietà, per poterla trasmettere - più che insegnare - ai figli.

14. È opportuno che in famiglia si preghi insieme?
Credo che si debba sempre promuovere qualche pratica di pietà da vivere insieme, in famiglia, in modo semplice e naturale, senza bigotteria
Si tratterà di consuetudini che possono variare a seconda dei luoghi; ma credo che si debba sempre promuovere qualche pratica di pietà da vivere insieme, in famiglia, in modo semplice e naturale, senza bigotteria. Ci sono delle pratiche di pietà - poche, brevi e abituali - che le famiglie cristiane hanno sempre adottato, e che per me sono meravigliose: la benedizione a tavola, il rosario recitato tutti assieme (...), le preghiere personali al mattino e alla sera.

In tal modo otterremo che Dio non venga considerato come un estraneo che si va a visitare una volta alla settimana, la domenica, in chiesa; che invece lo si veda e lo si tratti come è nella realtà: anche in famiglia, perché, come ha detto il Signore, "dove sono due o tre riuniti in nome mio, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20).

È con gratitudine e orgoglio di figlio che vi dico che continuo a recitare ad alta voce mattina e sera, le preghiere che ho imparato da bambino dalle labbra di mia madre. Mi conducono a Dio e mi fanno sentire l'affetto con cui mi si insegnò a fare i primi passi sulla strada della vita cristiana; così, offrendo al Signore il giorno che comincia, o ringraziandolo per quello che finisce, chiedo a Dio di aumentare in Cielo la felicità di coloro che amo di più, e di tenerci poi sempre uniti insieme nella gloria.

I testi sono stati scelti fondamentalmente dal libro Colloqui, che raccoglie sette interviste concesse da San Josemaria a Le Figaro, The New York Times, Time, L'Osservatore della Domenica e a diverse riviste spagnole(Telva, Gaceta Universitaria e Palabra) e dall'omelia Il matrimonio, vocazione cristiana, pubblicata in È Gesù che passa.

Per saperne di più:
Catechismo della Chiesa Cattolica, 2197-2257
10 domande sul matrimonio
Lettera alle famiglie di Giovanni Paolo II
Esortazione apostolica Familiaris Consortio