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Alcuni incontri di san Josemaría Escrivá con personalità ecclesiastiche durante gli anni del Concilio Vaticano II

Carlo Pioppi

Tag: Opus Dei, Concilio Vaticano II
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Abstract:
Paolo VI al Centro Elis, nel Tiburtino, 1965
Paolo VI al Centro Elis, nel Tiburtino, 1965
Le biografie di mons. Escrivá accennano genericamente al fatto che egli, durante il Concilio Vaticano II, abbia incontrato molti partecipanti a questo importante evento ecclesiale. L’articolo è un primo contributo al fine di individuare quali furono i personaggi ecclesiastici incontrati a Roma dal fondatore dell’Opus Dei tra il 1962 e il 1965, a partire da alcune fonti reperite nell’Archivio Generale della Prelatura dell’Opus Dei.

Josemaría Escrivá non prese parte al Concilio Vaticano II, ma nutrì per questo avvenimento ecclesiale di straordinaria importanza un interesse e un’attenzione tutte particolari. In quanto presidente generale dell’Opus Dei, sarebbe stato invitato a partecipare al Vaticano II come padre conciliare: declinò in anticipo quest’offerta, poiché avrebbe dovuto essere presente come presidente di un istituto secolare, proprio in un momento in cui stava insistendo presso i dicasteri romani per addivenire ad una diversa soluzione riguardo alla natura giuridica dell’Opus Dei; esser presente quindi al Vaticano II come padre conciliare avrebbe potuto essere interpretato come un’accettazione della situazione di fatto esistente, e dunque un possibile precedente nel senso di adattarsi all’esistenza dell’Opus Dei all’interno della figura canonica di istituto secolare.

Più avanti gli fu anche proposto d’intervenire al concilio come perito, ma preferì rinunciare a questa possibilità: infatti vi avrebbero partecipato come padri conciliari mons. Ignacio de Orbegozo, prelato di Yauyos, e mons. Luis Sánchez-Moreno Lira, ausiliare di Chiclayo, ambedue provenienti dal clero dell’Opus Dei (a partire dalla terza sessione vi avrebbe partecipato anche mons. Alberto Cosme do Amaral, divenuto ausiliare di Oporto, aggregato della Società Sacerdotale della Santa Croce). Si sarebbe dunque creata una situazione strana, essendo lui perito e vari membri dell’Opera padri conciliari; d’altra parte, avendo avuto la possibilità di essere padre, tale situazione avrebbe potuto dare adito a eventuali sospetti di oscure manovre dietro le quinte.

Concilio Vaticano II
Concilio Vaticano II
Queste rinunce non significarono un disimpegno di san Josemaría nei riguardi di un evento ecclesiale tanto importante. Offrì infatti, per il resto, tutta la collaborazione possibile, sua e dell’Opus Dei: organizzò una commissione di lavoro dell’Opera per rispondere alla lettera del card. Domenico Tardini che chiedeva suggerimenti e temi, in vista del concilio, a numerose autorità ecclesiastiche e accademiche; si privò di gran parte del tempo del suo principale collaboratore nel governo dell’Opus Dei, don Álvaro del Portillo, che fu presidente della Commissione Antepreparatoria dei Laici, lavorò in varie commissioni e fu nominato segretario della Commissio de Disciplina Cleri et Populi Christiani; mandò al card. Tardini, dietro richiesta, una lista di dodici membri dell’Opera tra i quali fosse possibile scegliere eventuali collaboratori per l’assise conciliare; di fatto furono messi a disposizione, per diversi compiti, don Julián Herranz Casado11, mons. Salvador Canals Navarrete, e il lavoro di alcuni professori di teologia e di diritto canonico; nel 1963 mons. Escrivá elaborò un voto su temi da includere nel manuale per i parroci e nel direttorio catechistico; inoltre scambiò molto spesso opinioni con i padri conciliari dell’Opus Dei. Più in generale, seguì con notevole interesse lo svolgimento dei lavori: in primo luogo con la sua preghiera per il buon andamento degli stessi, ma anche rimanendo in stretto contatto con molte personalità ecclesiastiche del tempo. Oltre agli incontri con i vescovi membri dell’Opus Dei e don Álvaro del Portillo, ebbe molti colloqui con padri e periti del concilio, nei quali poté farsi un’idea più chiara della situazione, e anche trasmettere la sua vasta esperienza pastorale nell’ambito dell’apostolato dei laici e del loro ruolo nel compito di evangelizzazione. Questi incontri con ecclesiastici, stando a varie testimonianze di contemporanei furono molto numerosi. Spesso erano i padri o periti del concilio a recarsi a visitare san Josemaría presso la sede centrale dell’Opus Dei, in viale Bruno Buozzi 73 (Villa Tevere), nel quartiere romano dei Parioli (sovente, poi, si trattava di inviti a pranzo o a cena), altre volte era lui a recarsi in visita a questi prelati. Vi sono anche testimonianze di padri conciliari su quest’attività di Escrivá, ad esempio quella di mons. Abilio del Campo y de la Bárcena, vescovo di Calahorra – La Calzada – Logroño: «furono molti i Padri conciliari che, approfittando della sua amicizia, poterono avvalersi dei suoi avveduti consigli», o quella di mons. Francisco Peralta Ballabriga, vescovo di Vitoria: «le porte della sua casa erano aperte a tutti i prelati che lo visitavano, che furono molti».

La presente ricerca vuole essere un primo contributo allo studio di queste relazioni fra san Josemaría e le personalità ecclesiastiche ai tempi del Vaticano II. L’occasione è stata la possibilità, avuta dall’autore di quest’articolo, di analizzare con cura una scatola presente nell’Archivio Generale della Prelatura dell’Opus Dei e contenente un registro degli invitati a pranzare e cenare con san Josemaría, tenuto dal personale che si occupava dell’amministrazione domestica della sede centrale dell’Opera. Tale registro fu tenuto per motivi di ordine e di efficacia nel lavoro: a volte le visite dello stesso personaggio si ripetevano nel tempo, e in esso sono annotate diete particolari cui l’invitato fosse eventualmente soggetto, e altre informazioni che rendessero più facile il lavoro del personale della cucina, e più ricco di attenzioni il trattamento riservato all’ospite. Si tratta di una scatola contenente due cartelline; ognuna di esse contiene due buste di schede sciolte che compongono il registro. Il registro comprende un arco di tempo che va dai primi mesi di permanenza di san Josemaría a Roma (1947), sino alla sua morte (1975), coprendo così un periodo di circa trent’anni. L’elenco di ecclesiastici incontratisi con san Josemaría che si può trarre da questo materiale archivistico non è tuttavia completo, infatti: non pare che vi siano state registrate tutte le visite a pranzo o a cena; vi sono ecclesiastici che hanno fatto visita al fondatore dell’Opus Dei al di fuori di un pasto; vi sono prelati o periti che hanno ricevuto la visita di Josemaría Escrivá.

Ad esempio, nella biografia di stile divulgativo del fondatore dell’Opus Dei scritta da Ana Sastre, si parla di incontri con l’arcivescovo di Dublino John Charles McQuaid, con l’arcivescovo di Filadelfia John Joseph Krol, con quello di Detroit John Francis Dearden, col vescovo di Pittsburg John Joseph Wright e con un vescovo nigeriano: nel pezzo archivistico qui descritto, non vi è alcun riferimento a nessuno di questi personaggi. Nelle memorie del card. Julián Herranz Casado si accenna a visite alla sede centrale dell’Opus Dei di Fernando Cento, cardinale penitenziere maggiore, e del card. Arcadio María Larraona Saralegui, prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, si tratta dell’amicizia che legò mons. Escrivá a mons. Angelo Dell’Acqua, si narrano inviti a pranzo del vescovo di Liegi Guillaume-Marie van Zuylen: neppure tali ecclesiastici sono stati rinvenuti nelle schede usate per questo lavoro. Sempre nelle memorie del card. Herranz, viene descritto, con dovizia di particolari un pranzo a viale Bruno Buozzi cui partecipò il teologo Carlo Colombo (vescovo ausiliare di Milano dal marzo 1964), insieme con Álvaro del Portillo, Javier Echevarría, Julián Herranz, Guillaume Onclin e, ovviamente, Josemaría Escrivá; Herranz tratta di tale pranzo nell’ambito generico del concilio: di tale evento non v’è traccia nello schedario, nel quale sono invece segnalati due incontri più tardivi, uno del 1° novembre 1968, l’altro del 21 maggio 1969; questo dato però non collima con la lettera di mons. Colombo a Paolo VI del 29 aprile 1978, nella quale il teologo afferma di aver incontrato solo una volta il fondatore dell’Opus Dei; probabilmente si tratta, sia nel caso del card. Herranz che in quello di mons. Colombo di imprecisioni nei ricordi.

Neppure risultano incontri con mons. Santos Moro Briz, vescovo di Avila, attestati in un articolo sulle relazioni epistolari tra questi e il fondatore dell’Opera.

In una sezione in fase di organizzazione dell’Archivio Generale della Prelatura dell’Opus Dei, si trovano riferimenti a incontri di mons. Escrivá con mons. Fernand-Pierre-Robert Bézac de Martinies, vescovo di Aire et Dax, mons. Rafael Ayala Ayala, vescovo di Tehuacán, mons. Octaviano Márquez Tóriz, arcivescovo di Puebla, mons. Fidel Cortés Pérez, vescovo di Chilapa, e mons. Fausto Vallainc, responsabile del concilio per le relazioni con la stampa. Questo lavoro vuole dunque essere solo un primo approccio al tema, senza pretesa di essere esauriente: d’altro canto sarà di certa utilità, dato che in tutte le biografie di san Josemaría appaiono al riguardo solo dati generici e dispersi, e le notizie tratte dallo spoglio di questo materiale archivistico danno informazioni su un discreto numero di vescovi e periti che s’abboccarono con san Josemaría durante gli anni del Vaticano II. Si sono presi da tale registro solo i dati riferentisi ad alti ecclesiastici, che vanno dal gennaio 1962 al dicembre 1965: sono dunque stati inclusi anche i mesi immediatamente precedenti all’apertura del concilio.

* Carlo Pioppi è professore di storia della Chiesa nelle facoltà di Teologia e di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce; è inoltre vicedirettore dell’Istituto Storico San Josemaría Escrivá e membro del Comitato di Redazione della rivista Annales theologici. Le sue pubblicazioni vertono principalmente sulla storia della teologia, dei concili, delle attività assistenziali cattoliche, dei rapporti tra Chiesa e stato.

Per maggiori informazioni consultare il sito internet www.isje.org (Istituto Storico San Josemaría Escrivá) e www.studiaetdocumenta.it