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I primi anni dell’Opus Dei (1928-1936)

1928-1930: la nascita dell’Opus Dei. Situazione sociale, economica e politica in Spagna

John Coverdale

Tag: Fondazione dell’Opus Dei, Guerra civile, Storia, Madrid, Isidoro Zorzano, Donne dell'Opus Dei, Nome Opus Dei
Josemaría Escrivá, nato a Barbastro, nel nord-est della Spagna, nel 1902, fu ordinato sacerdote a Saragozza nel 1925. A metà aprile del 1927 si trasferì nella capitale, Madrid, per studiare per conseguire un dottorato in legge. Allo stesso tempo lavorava come sacerdote assistente presso la chiesa di San Michele. Non avendo lì quasi alcun contatto, inizialmente visse in alloggi modesti, ma ben presto si trasferì in una residenza per i sacerdoti gestita dalle Dame Apostoliche, un ordine spagnolo di recente fondazione. Fin da adolescente credeva che Dio lo volesse per compiere qualcosa di molto specifico, ma ancora non sapeva cosa fosse. Questa convinzione lo portò a praticare un’intensa pratica di preghiera e penitenza, alla ricerca della volontà di Dio.

- Tra i malati e i poveri
- La fondazione dell’Opus Dei
- La situazione sociale ed economica nella Spagna degli anni '30
- Il contesto politico
- Il carisma fondazionale dell'Opus Dei
- Gli ostacoli iniziali
- I primi passi
- Le donne nell’Opus Dei
- Isidoro Zorzano
- Il nome dell’Opus Dei

Tra i malati e i poveri

I compiti di Josemaría presso la chiesa di San Michele, limitati alla sola celebrazione della Messa quotidiana, erano inadeguati per il suo zelo sacerdotale. Circa un mese dopo il suo trasferimento alla residenza sacerdotale, la fondatrice della comunità delle Dame Apostoliche, Luz Rodriguez Casanova, gli chiese di servire come cappellano della chiesa collegata al Patronato dei Malati e voluta dalla comunità. Don Josemaría fu felice di accettare l'offerta e ricevette il permesso dall’arcivescovo di Madrid per celebrare la Messa, predicare e confessare. Il permesso aveva durata annuale ed era rinnovabile a discrezione dell'arcivescovo.

I compiti ufficiali di don Josemaría come cappellano della chiesa del Patronato dei Malati inizialmente erano dire la Messa e officiare gli altri servizi nella chiesa, ma ben presto cominciò ad aiutare le Dame Apostoliche in altri modi. Il Patronato dei Malati, che le Dame avevano creato, cercava di porre rimedio ad alcune delle carenze dell’assistenza sanitaria. L’assistenza medica garantita dal govenrno era quasi inesistente. C’erano pochi ospedali pubblici per i malati gravi ed erano molto lontani dalla tipologia degli ospedali dotati di moderne ed elaborate attrezzature e di personale altamente qualificato. Erano infatti dei magazzini per gli indigenti moribondi che non avevano altro posto dove andare. Quelli che potevano permettersi una clinica privata non pensavano lontanamente di andare in un ospedale pubblico, mentre trai poveri erano addirittura considerati fortunati coloro che potevano ottenervi l'ammissione. Il numero dei letti era però insufficiente rispetto alle necessità dei poveri, che spesso rimanevano erano costretti a rimanere nelle loro baracche, privi di cure. Per cercare di sopperire a queste necessità, il Patronato allestì un’ infermeria con venti posti letto ed anche una clinica itinerante.

Le Dame Apostoliche crearono nelle baraccopoli e nei quartieri popolari di Madrid anche una sessantina di scuole per i bambini poveri. Lì, 14.000 studenti ricevevano l'istruzione primaria e imparavano i rudimenti della religione. Inoltre, le Dame Apostoliche costruirono sei cappelle nella periferia di Madrid, dove vivenano gli immigrati poveri provenienti dalle province, spesso alloggiati in baracche di fortuna. Tuttavia, nessuna di quelle sei cappelle aveva un cappellano stabile.

Josemaría presto si trovò coinvolto in molte di queste attività promosse dalle Dame Apostoliche. Egli confessava, insegnava il catechismo, portava i sacramenti ai malati nelle loro case, e aiutava a preparare per la Prima Comunione circa quattro mila bambini ogni anno.

Da questo contatto con i bambini, don Josemaría trasse tanti insegnamenti per la sua vita interiore. Considerando i compiti che Dio gli chiedeva di svolgere - che egli ancora non aveva visto chiaramente - concluse che la sua forza doveva venire dalla consapevolezza della sua povertà. Anche se aveva "nulla e meno di niente," attraverso la preghiera tutto avrebbe funzionato come Dio voleva. La vita di infanzia spirituale, disse in un’ occasione ", entrò nel mio cuore stando con i bambini. La imparai dalla loro semplicità, innocenza e candore. Soprattutto, appresi dalla contemplazione del fatto che chiedevano la luna e questo era ciò che doveva essere loro dato. Dovevo chiedere a Dio la luna. Sì, mio Dio, la luna! "

La parte più impegnativa e faticosa del lavoro di Josemaría per il Patronato era visitare gli ammalati nelle loro case per ascoltare le loro confessioni, portare loro la Santa Comunione e amministrare l'Unzione degli infermi. Le Dame Apostoliche erano in contatto con migliaia di poveri e ricevevano numerose richieste - a volte dai malati stessi, a volte da un parente – di avere un sacerdote che portasse loro i sacramenti oppure ad una persona malata. A quel tempo il clero parrocchiale portava la Santa Comunione solo ai moribondi.
Le Dame Apostoliche ottennero dall'arcivescovo il permesso affinchè la comunione venisse portata a qualsiasi persona malata che lo richiedesse, a condizione che il clero parrocchiale fosse d’accordo.

Gran parte di questo onere cadde su Josemaría, che viaggia da un capo all'altro della città, di solito a piedi o in autobus, per assistere i malati in baracche fatte di cartone e vecchie tavole. Grazie alla sua simpatia e squisitezza, ma soprattutto grazie all’intensa preghiera e sacrificio, il giovane sacerdote mostrava un dono speciale per avvicinare ai sacramenti le persone che erano sul letto di morte, e che forse erano state a lungo separate dalla Chiesa.
Una delle suore che lavorava in quel tempo nel Patronato, ricordò più tardi: "Quando avevamo casi difficili come malati che non volevano ricevere i sacramenti e che sarebbero morti senza la Grazia di Dio, noi li affidavamo a don Josemaría. Sapevamo che ne avrebbe avuto cura e che nella maggior parte dei casi Josemaría e che avrebbe aperto loro le porte del Paradiso. Non ricordo un solo caso in cui non riuscimmo a realizzare quello che ci eravamo proposti".

Lo zelo apostolico di Josemaría non era limitato solamente ai poveri e agli ammalati. Egli era ansioso di diffondere il fuoco di Cristo al mondo intero, compresi i membri di diverse famiglie aristocratiche che aveva incontrato. Le parole di Cristo, "Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso!" (Lc 12,49) spesso traboccavano dal suo cuore in una canzone.

Diffondere il fuoco dell'amore di Cristo nel mondo, questo è stato certamente parte di quello che Dio gli stava chiedendo da quando era un adolescente, e Josemaría continuava a rispondere a quella chiamata divina con le parole del profeta Samuele, "Eccomi, poiché tu m'hai chiamato" (I Sam 3 : 5). Uno dei suoi appunti personali riassume gran parte della sua preghiera, mentre era a Madrid nel 1927 e 1928: " Fac ut sit " (fallo accadere!). In risposta a tali ardenti petizioni, Dio gli ha dato spesso intuizioni e ispirazioni, a volte sotto forma di parole ascoltate nella sua preghiera. Josemaría ebbe cura di annotare queste intuizioni e ispirazioni, di meditarle spesso e di metterle in pratica. Tuttavia, sono rimasti oscuri e frammentari, sentori di un "qualcosa" ancora non definito che Dio gli chiedeva.

La fondazione dell’Opus Dei

Martedì 2 Ottobre 1928, festa degli Angeli Custodi, era il secondo giorno di un ritiro di una settimana per i sacerdoti diocesani, tenuto nella casa dei Padri Lazzaristi nella periferia di Madrid, Spagna. I sei sacerdoti partecipanti al ritiro avevano celebrato la Messa, consumato la colazione, pregato parte del Breviario insieme, e letto alcuni passi del Nuovo Testamento. Alle 10:00, don Josemaría andò nella sua stanza.

Lì, da solo, si immerse nella lettura delle note che aveva portato al ritiro. Queste note registravano una serie di grazie e di ispirazioni che Dio gli aveva concesso in risposta a dieci anni di intensa preghiera, durante i quali aveva più volte fatto propria la risposta del mendicante cieco che, quando Cristo gli aveva chiesto cosa volesse, rispose: "Signore , che io veda. "Egli sapeva che Dio voleva qualcosa di specifico da lui, ma le intuizioni che aveva erano così frammentarie e incomplete che non riusciva a capire di cosa si trattasse.

Quando il rintocco delle campane della chiesa di Nostra Signora degli Angeli, che celebrava la festa degli Angeli Custodi, entrò attraverso la finestra, finalmente gli elementi mancanti furono rivelati e il quadro divenne improvvisamente chiaro. Josemaría vide che Dio voleva che ci fosse una parte della sua Chiesa fatta di persone che avrebbero fatto proprio il messaggio gioioso della chiamato di Dio alla santità, a prescindere età, condizione sociale, professione, o stato civile, diffondendo questo messaggio tra i loro amici, vicini e colleghi.

Un appunto privato di san Josemaría del 1930, registra in modo quasi telegrafico, una serie di idee che possono riassumere il contenuto della visone del 2 ottobre: "Una moltitudine di cattolici. La massa di pasta lievitata e cresciuta. Ciò che è il nostro ordinario, in tutta naturalezza. I mezzi: il lavoro professionale. Tutti santi! "
L'autore francese Francois Gondrand ci ha dato una versione poetica delle stesse idee:

Migliaia - milioni - di anime, che coprono tutta la faccia della terra, che elevano le loro preghiere a Dio. Generazioni e generazioni di cristiani, immersi in tutte le attività del mondo, offrono a Dio il loro lavoro e i mille e uno problemi della loro vita quotidiana. Ora dopo ora di duro, coscienzioso lavoro: un'offerta che sale come incenso prezioso dai quattro angoli del globo ... Una moltitudine di persone, ricchi e poveri, giovani e vecchi, di ogni paese e di ogni razza ... Milioni e milioni di anime sparse nel tempo e nello spazio, che copre tutta la superficie della terra con il loro afflusso invisibile ... migliaia - milioni - di anime, come un incessante scampanio che riecheggia verso il cielo, una commistione di rintocchi sale sempre più in alto.

La situazione sociale ed economica nella Spagna degli anni '30

La Spagna fece qualche progresso economico e sociale durante i primi decenni del ventesimo secolo. Malgrado ciò, nel 1930 era ancora un paese arretrato, la cultura civica, i tassi di alfabetizzazione e lo sviluppo economico erano più o meno al livello dell’Inghilterra degli anni 1850 o 1860, o alla Francia degli anni 1870 o 1880.

Le tensioni sociali erano violente. Nelle campagne, i contadini
riuscivano a mala pena a guadagnare lo stretto necessario per vivere. Nel sud del paese appezzamenti enormi di terra improduttiva, di proprietà di pochi proprietari terrieri, erano coltivati un gran numero da braccianti senza terra che si dovevano ritenere fortunati se riuscivano a lavorare per sei mesi all’anno. In alcune zone del nord, i mezzadri lottavano per raccoglire qualcosa da terreni che erano insufficienti per il loro sostentamento.

Dal 1920 la situazione della classe operaia urbana cominciò a migliorare rispetto ai contadini, ma la loro condizione era ancora molto difficile. I lavoratori erano divisi tra l'Unione Anarchica (CNT), con circa un milione e mezzo di membri, e l'unione socialista (l'UGT), che ne comprendeva un altro milione. C’erano anche alcuni sindacati cattolici, ma erano piccole organizzazioni. Il governo aveva poco potere reale e poche risorse economiche con cui risolvere i problemi del paese, e i partiti politici della destra ritenevano che il governo doveva limitarsi a mantenere l'ordine. Negli anni ‘30 i sindacati anarchici e socialisti presero spesso in mano il controllo della situazione. In molti casi, i normali processi politici erano stravolti dai movimenti sociali.


Il contesto politico

Dopo la breve parentesi del governo repubblicano durante il 1873 e il 1874, conosciuto nella storia spagnola come la Prima Repubblica, la Costituzione del 1876 istituì una monarchia parlamentare moderatamente liberale, nella quale avevano diritto di voto di tutti i cittadini di sesso maschile. Tuttavia le elezioni furono caratterizzate da un livello di corruzione così alto, che il suffragio universale maschile fece poca differenza. Per decenni i due grandi partiti – Liberale e Conservatore - si alternarono al potere, non grazie ad elezioni oneste, ma perché i loro leader avevano constatato che era giunto il momento per un cambio di governo; truccavano quindi le elezioni per produrre il risultato desiderato.
La sconfitta della Spagna nella guerra del 1898 con gli Stati Uniti portò alla superficie la diffusa esigenza di una riforma radicale del paese. Purtroppo il sistema politico non riuscì a rispondere a tale domanda, e durante i primi due decenni del ventesimo secolo, entrò in una crisi profonda.

Anche se la Spagna non prese parte nella prima guerra mondiale, le tensioni causate dalla guerra contribuirono al crollo finale della monarchia costituzionale stabilita dalla Costituzione del 1876. Nel 1923, il generale Primo de Rivera dichiarò lo stato di guerra e chiese al re Alfonso XIII di licenziare il governo e consegnare a lui tutti i poteri. Il generale non aveva alcuna esperienza nel campo politico ed oltretutto i suoi piani orientati alla risoluzione della crisi contingente erano scarsi. Comunque egli diede vita ad una dittatura insolitamente mite e, in un primo momento ebbe un notevole sostegno popolare ed anche da parte del partito socialista. Primo de Rivera costruì relazioni equilibrate con la gerarchia della chiesa cattolica e fornì assistenza finanziaria alle scuole cattoliche. La Spagna fece notevoli progressi politici in questo periodo, in parte grazie anche alla crescita economica generale dell’Europa. Tuttavia, i problemi sociali interni persistevano. La situazione politica divenne via via più complicata, poiché il sostegno del re alla dittatura minava la legittimità politica della monarchia stessa. Nel 1928 la grande depressione colpì il paese. Primo de Rivera perse quasi completamente il sostegno popolare e dovette fronteggiare la crescente opposizione sia del popolo che dell'esercito. Nel gennaio del 1930 il re gli chiese di dimettersi per evitare un colpo di stato militare, e lui pacificamente lasciò il paese per la Francia. Fu sostituito dal generale Berenguer, uno degli esponenti militari spagnoli di più larghe vedute. Privo di qualsiasi esperienza o dote politica, Berenguer non era in grado di creare nel paese un nuovo consenso politico.

Il carisma fondazionale dell'Opus Dei

L’Opus Dei ("l'Opera di Dio"), fondata nell'ottobre del 1928, cominciò a muovere i primi passi in un contesto di tranquillità sul fronte internazionale, ma con seri problemi sociali, economici e politici. Interni.

Al momento della fondazione dell'Opus Dei, molti cattolici stavano cercando di trovare il modo di rendere la società più cristiana. A Roma, Papa Pio XI stava promuovendo l'Azione Cattolica. Anche in Spagna, molti cattolici stavano lavorando per sviluppare l'Azione Cattolica ed anche altri gruppi di azione sociale e civica ispirati ai principi cristiani.

Il messaggio che san Josemaría Escrivá aveva ricevuto non è concentrato su come cambiare le strutture sociali, ma voleva incoraggiare i cattolici ad impegnarsi a raggiungere la santità nelle loro vita quotidiana. Come Josemaría scrisse in Cammino, il punto centrale è la santificazione delle persone, mentre la trasformazione delle strutture sociali e lo sviluppo di una società più giusta sono conseguenze attese e gradite di questo punto essenziale. "Un segreto, un segreto aperto: queste crisi mondiali sono crisi di santi. Dio vuole un pugno di uomini 'propri' in ogni attività umana. E poi ... Pax Christi in Regno Christi . - La pace di Cristo nel regno di Cristo " Ciò che Dio aveva fatto vedere a san Josemaría il 2 ottobre del 1928, necessitava di un gruppo di persone all'interno della Chiesa, a cominciare dallo stesso Josemaría Escrivá, che reallizzassero questo messaggio - la chiamata universale alla santità attraverso il lavoro ordinario - attraverso la loro vita e aiutando gli altri a fare lo stesso. Essi dovevano essere una parte della Chiesa al servizio di questo messaggio, dovevano essere l’ Opus Dei.
Come scrisse Papa Giovanni Paolo II: "Fin dai suoi inizi, [Opus Dei], si è infatti sforzato non solo ad illuminare con luci nuove la missione dei laici nella Chiesa e nella società, ma anche a metterla in pratica."

Come san Josemaría aveva visto il 2 ottobre del 1928, l'Opus Dei non doveva essere una semplice associazione a cui la gente avrebbe dedicato parte del loro tempo ed energie per un certo periodo della loro vita. Appartenere all'Opus Dei comportava invece un impegno personale completo, in risposta ad una specifica vocazione divina.

La grazia fondazionale che Josemaría Escrivá aveva ricevuto in quel giorno, era destinata a persone di ogni ceto sociale, sposati e non. I suoi primi sforzi per sviluppare l'Opus Dei erano diretti a una vasta gamma di persone. Ben presto, però, si rese conto che se l'Opus Dei voleva mettere radici in tutti i settori della società, era necessario che ci fosse un gruppo di persone libere di dedicare una parte consistente del loro tempo alle attività apostoliche e che fossero preparate a dare una formazione teologica e spirituale agli altri. Padre Josèmaria cominciò a rivolgeresi agli studenti universitari e ai neolaureati, ai quali prospettava l'ideale di una vita di celibato apostolico in mezzo al mondo. I primi fedeli dell'Opus Dei arrivarono da questo gruppo di giovani. Per questo motivo, nei suoi primi anni, i membri dell'Opus Dei erano tutti celibi, e una grande maggioranza aveva un titolo di studio universitario. Grazie alla loro dedizione e impegno, negli anni successivi, l'Opus Dei si sarebbe diffuso in tutti gli ambienti della società, tanto che oggi la grande maggioranza dei suoi fedeli sono sposati e molti sono operai, impiegati con titoli di studio di diversi gradi, laureati e non.

Gli ostacoli iniziali

Nel diffondere il messaggio della chiamata universale alla santità e occupandosi allo stesso tempo dell’espansione dell'Opus Dei, San Josemaría dovette affrontare due grandi ostacoli: un’ assoluta mancanza di denaro o qualsiasi altra risorsa se non la preghiera, e la novità di quello che stava cercando di fare.

Don Josemaría era un sacerdote appena ordinato e arrivato da poco a Madrid, conosceva poche persone in città e non aveva una posizione sociale in grado di facilitare il suo lavoro. Non aveva soldi.
Avrebbe detto negli anni successivi che all'inizio le sue uniche risorse erano i suoi "26 anni , il buon umore e la grazia di Dio". Ma la novità del messaggio dell'Opus Dei era un ostacolo ben più grande della mancanza di risorse . E 'vero, come egli sottolineò in seguito, che il messaggio era "vecchio come il Vangelo". Cristo stesso aveva incoraggiato tutti i suoi seguaci a "essere perfetti come il Padre vostro celeste è perfetto" (Matteo 5:48), e San Paolo aveva detto ai primi cristiani di Tessalonica: "Questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione" (1 Ts 4:3). Almeno dalla pubblicazione di Introduzione alla vita di devozione di San Francesco di Sales, agli inizi del XVII secolo, la teologia cattolica aveva riconosciuto che, in teoria, i laici, uomini e donne, possono condurre una intensa vita spirituale che li possa portare alla pienezza dell'amore di Dio e del prossimo, cioè alla santità.

Eppure il messaggio era, nelle parole di Josemaría Escrivá, anche "come nuovo, come il Vangelo". Pochi avrebbero negato che era teoricamente possibile che i laici potessero raggiungere la santità, ma ancora di meno erano quelli che proponevano la santità come ideale raggiungibile in questo mondo. Una vita spirituale più intensa in un giovane uomo o donna, o anche un desiderio di servire Dio sul serio, era normalmente preso come un segno inequivocabile di una vocazione al sacerdozio o alla vita religiosa. La maggior parte dei preti non avrebbe mai incoraggiato uomini e donne laiche a fare un serio sforzo per raggiungere la santità nella vita ordinaria. La mancanza di abitudine a presentare l'ideale della santità in tutta la sua pienezza, rifletteva la convinzione che il meglio a cui potessero aspirare i laici, uomini e donne, non era altro che l'adempimento dei loro doveri spirituali di base. La santità in mezzo al mondo poteva essere un argomento interessante per la speculazione teologica, ma raramente veniva prospettato e ancor meno veniva attivamente perseguito.

Due sacerdoti che conobbero Josemaría nei primi anni dell'Opus Dei, entrambi divenuti poi vescovi, testimoniano la novità del suo messaggio. Laureano Castan Lacoma ricorda che nei primi decenni del ventesimo secolo, "la gente ha parlato poco della chiamata universale alla santità". Anche tra coloro che avevano studiato teologia, l'argomento era praticamente sconosciuto. Pedro Cantero Cuadrado, che fu poi arcivescovo di Saragozza, dice che le sue conversazioni con Josemaría nel 1930 e nel 1931 erano "naturalmente, la prima volta in cui sentivo parlare di santificazione nel lavoro ordinario". Se l'idea di completa dedizione personale alla santità in mezzo al mondo, attraverso la santificazione del lavoro, era estraneo ai sacerdoti, lo era ancora di più tra i laici.

Fu quindi difficile per le persone capire san Josemaría, quando diceva: "La santità non è solo per pochi privilegiati." Il messaggio che iniziava allora a predicare instancabilmente, era che "il Signore chiama tutti noi, e si aspetta amore da tutti noi. Da tutti noi, ovunque siamo. Da tutti noi, qualunque sia la nostra condizione di vita, la nostra professione o mestiere. Perché la vita quotidiana, anche la più modesta, può essere un mezzo di santità. "Nonostante le parole erano chiare e facilmente comprensibili, le persone che sentivano parlare don Josemaría di impegno serio alla santità e all'apostolato, istintivamente pensavano che stesse parlando di diventare un sacerdote o di entrare in un ordine religioso.Trovavano difficile credere che egli stava suggerendo loro di prendere un tale impegno, senza lasciare il lavoro d’abbandonare loro vita quotidiana.

I primi passi

Né il 2 ottobre 1928, né nei giorni o nei mesi che seguirono, don Josemaría convocò riunioni dei membri potenziali, preparò gli statuti, emise un comunicato stampa, o pubblicò un articolo che spiegasse gli obiettivi dell’ Opus Dei oppure il significato del messaggio sulla chiamata universale alla santità nel mondo. Non chiamò nemmeno a raccolta i suoi familiari, amici e conoscenti per spiegare loro cosa stava per fare.

Anzi, egli cominciò a lavorare tranquillamente, ma tenacemente, per diffondere il suo ideale tra le persone con le quali entrava in contatto. Il suo approccio era pratico e pastorale, e prese la forma di quello che definì un "apostolato di amicizia e confidenza", basata su legami personali e sul dialogo. Iniziò con la gente che già conosceva grazie alla sua attività di insegnamento, al suo ministero presso il Patronato dei Malati e attraverso le confessioni e la direzione spirituale.

Con il passare dei mesi, Josemaría mise gradualmente insieme tanti piccoli gruppi di persone che stava formando sullo spirito dell'Opus Dei, senza ancora spiegare loro ciò che l'Opus Dei era. Un gruppo era composto da studenti universitari e neolaureati. Un secondo gruppo era composto da sacerdoti. Un terzo composto da operai e impiegati che don Josemaría aveva incontrato durante una conversazione che egli aveva fatto nel corso di ritiro organizzato presso il Patronato dei Malati, nel giugno 1930.

San Josemaría incoraggiava tutte queste persone ad andare da lui per la direzione spirituale, e cominciò a cercare tra loro possibili membri dell'Opus Dei. Quando sentiva che un particolare individuo aveva raggiunto una condizione in cui si poteva capire, Josemaría Escrivá gli spiegava l'ideale di santità e di apostolato in mezzo al mondo, attraverso il lavoro fatto con coscienza e per amore di Dio.
Egli chiedeva di entrare nell'Opus Dei, ma piuttosto di essere strumento di Dio e di fare l’opera di Dio. Una dimostrazione di questo fu che l’Opus Dei non ebbe nemmeno un nome fino alla estate del 1930.

E 'chiaro che subì molte delusioni. Un certo numero di studenti universitari e neolaureati accolse con entusiasmo gli ideali loro proposti, ma dopo un pò si stancarono e si allontanarono, in alcuni interruppendo ogni contatto con lui senza neanche salutare. Due sacerdoti risposero positivamente all’invito di far parte dell'Opus Dei, ma nessuno sembrava aver capito molto bene di cosa si trattasse.

Le donne nell’Opus Dei

La visione di quello che sarebbe stato l'Opus Dei, che Josemaría vide 2 ottobre 1928, non includeva necessariamente le donne. Durante l’anno e mezzo successivo, pensò che una caratteristica essenziale di ciò che Dio gli chiedeva comprendesse solo gli uomini.

Il 14 febbraio del 1930, Josemaría celebrò la messa in una cappella privata. I suoi appunti personali riportano cosa accadde. "Subito dopo la Comunione: la parte femminile del lavoro! Non posso dire che lo vidi, ma sì capii intellettualmentee dettagliatamente quello che doveva essere la parte femminile dell'Opus Dei. In seguito aggiunsi altri elementi, ampliando la visione intellettuale ".

Isidoro Zorzano

Isidoro Zorzano fu la prima persona ad entrare nell'Opus Dei, ma vi aderì quasi due anni dopo la sua fondazione. Isidoro era nato in Argentina, ma i suoi genitori erano tornati in Spagna quando aveva tre anni. Era stato compagno di scuola e amico di Josemaría Escrivá, ed aveva studiato ingegneria civile. Dopo la laurea aveva lavorato per un breve periodo per una società di costruzione di linee ferroviarie. Nel dicembre del 1928, iniziò a lavorare per una cocietà ferroviaria a Malaga, una città sulla costa sud della Spagna. Oltre al suo lavoro, Isidoro teneva dei corsi serali di matematica e di elettricità nella scuola commerciale di Malaga.

Isidoro e Josemaría si erano incontrati un paio di volte e occasionalmente si erano scambiati delle lettere, ma non erano mai stati in stretto contatto. Poco tempo dopo la fondazione dell'Opus Dei, Josemaría cominciò a pregare di più per Isidoro affinchè potesse comprendere lo spirito dell'Opus Dei. Nel mese di agosto del 1930 gli inviò una cartolina per invitarlo a fermarsi un pò a Madrid quando fosse ritornato in città, promettendo di dirgli "cose molto interessanti".

Quando Isidoro ricevette l’invito di Josemaría, si trovava in una crisi spirituale. Sebbene la sua carriera professionale stesse andando bene, si sentiva insoddisfatto. Si ritrovava a pensare sempre più spesso che egli si sarebbe dovuto dedicare totalmente a Dio.
Nella sua mente questo poteva significare una cosa sola: entrare in un ordine religioso. Tuttavia, egli non solo amava la sua professione, ma sentitiva anche che Dio non voleva che lui vi rinunciasse. Quello che voleva davvero era trovare il modo di conciliare il suo lavoro professionale, con la completa dedizione a Dio, ma ciò sembrava impossibile.

Il 24 agosto del 1930, Isidoro andò a Madrid per motivi professionali. Anche se egli non avesse un appuntamento, andò a trovare don Josemaría, sia per scoprire le "cose molto interessanti" del suo amico, ma anche per tentare di risolvere la sua crisi spirituale. Si erano appena salutati quando Isidoro disse di punto in bianco a san Josemaría: "Voglio dare me stesso a Dio, ma non so come e dove." Decisero quindi di incontrarsi nel corso della giornata per parlare con più calma. Josemaría voleva assicurarsi che nessuno dei due si stava affrettando in cose che avevano bisogno di essere meditate in preghiera.

Quel pomeriggio, dopo aver parlato delle preoccupazioni e delle aspirazioni di Isidoro, Josemaría gli spiegò che aveva iniziato di recente un 'impresa il cui obiettivo era proprio il raggiungimento della santità in mezzo al mondo. Isidoro, gli disse, poteva dedicarsi interamente a Dio nel celibato apostolico, sviluppando una profonda vita spirituale, e facendo apostolato senza lasciare il proprio posto di lavoro e nel mondo. Isidoro rispose immediatamente che questo era esattamente quello che aveva sempre cercato. Ritornò a Malaga e scrisse a Josemaría: "Quello che mi hai mostrato è proprio ciò che stavo cercando, ma avevo sempre pensato che non si potesse realizzare in quanto coinvolgeva così tanti fattori diversi. Ci ho pensato, e ogni giorno mi sembra una cosa sempre più bella."

Fin dall'inizio, Josemaría Escrivá incoraggiò Isidoro a costruire poco a poco un'intensa vita interiore di preghiera e sacrificio. In una lettera datata 23 novembre 1930, scriveva: "Per essere quello che nostro Signore vuole e ciò che noi vogliamo, dobbiamo costruire prima di tutto una solida base sulla preghiera e l’espiazione (il sacrificio). Prega. Mai, ripeto, non mancare mai di fare la tua meditazione quando ti alzi. E ogni giorno, offri come espiazione tutte le cose sgradevoli e i sacrifici della giornata."

Pazientemente, ma con insistenza, Josemaría esortava Isidoro ad andare quotidianamente a Messa, a confessarsi regolarmente, e soprattutto a ricevere la Santa Comunione frequentemente, ogni giorno se possibile. Egli non scoraggiava Isidoro dal prendere parte alle attività dei vari gruppi di cui apparteneva, ma a poco a poco lo aiutava a capire che lui doveva dare priorità ad una pietà genuina e ad un apostolato personale nel lavoro con i suoi colleghi, amici e parenti.

Il nome dell’Opus Dei

Dopo quasi due anni, don Josemaría non aveva ancora un nome appropriato per l'attività apostolica che Dio gli aveva mostrato il 2 ottobre del 1928. Nei primi mesi del 1930, a volte ne parlava come "l’opera di Dio", ma usava la frase come un’espressione descrittiva, piuttosto che come un nome vero proprio, e senza un particolare riferimento alla santificazione del lavoro. Fu durante una conversazione con il suo direttore spirituale, il gesuita Padre Valentin Ruiz Sanchez, che decise di adottare la frase latina "Opus Dei" (l’ "Opera di Dio") come nome per la sua impresa. Alla fine di una delle loro riunioni, Padre Sanchez aveva chiesto: "Come sta andando il lavoro di Dio?" "Dopo essermene andato", ricordava san Josemaría nel 1948, "cominciai a pensare: 'Lavoro di Dio. Opus Dei! Opus, operatio ... opera di Dio '. Questo è il nome che stavo cercando. E da allora fu chiamato semplicemente Opus Dei.
"Entro la fine del 1930, Josemaría aveva già iniziato a usare il nome di" Opera di Dio "in spagnolo e in latino, come il vero nome del suo nuovo lavoro apostolico.